Oroscopi e oracoli

Al rientro dal pranzo la conversazione ha assunto la piega di un dibattito interessante.

Tutto è partito dal fatto che la radio al mattino aveva trasmesso un oroscopo favorevole per l’intera settimana per il segno dei gemelli, sia per l’aspetto lavorativo che per quello sentimentale.

Il gruppo annovera uno di quei personaggi che millantano di sapere in ogni ambito dello scibile.

E infatti proprio lui ha commentato ‘Beh certo… Lo sapevo’.

Io che fino a quel momento non sapevo che si spingesse fino alle scienze occulte ho osservato ‘Abbiamo anche l’astrologo con noi!’

Un coro di risposta si è levato: lui è un tuttologo, non lo sapevi? Conosce presente, passato e futuro.

L’onnisciente non ha certo negato, fa parte del personaggio che si è costruito addosso; anzi per rincarare la dose ha semplicemente fatto notare che 

Il presente non esiste, perché dura un istante e poi passa.

A questa sparata ha fatto eco quella di contraltare che anzi 

Tutto è continuamente il presente.

Il siparietto si è poi concluso con un pertinente gesto dell’ombrello; ma questa volta le due versioni, uguali e contrarie, hanno ciascuna la propria ragion d’essere.


Fragilità 

Faccio capolino nell’attualità.

Generalmente evito di commentare i fatti di cronaca, si commentano da soli e poi sono già in tanti a dire cosa era giusto fare e non fare, sono già in tanti a saperla lunga, una in più non serve.

E poi il problema mio è che io proprio non la so lunga.

Primo perché quando l’orrore si condensa già nel titolo non voglio nemmeno conoscere i dettagli.

Ho paura, lo trovo raccapricciante, non ho questa morbosità di sapere per filo e per segno come si sono svolti i fatti.

Secondo perché, ancora, ho paura.

Ho paura perchè è facile giudicare col senno di poi, ne son piene le fosse.

Ma questi fatti non sono accaduti per la prima volta, ne sarà l’ultima.

Sia chiaro che vittime e colpevoli sono ben delineati, è fuori di dubbio nella maniera più assoluta.

Ma cosa mi assicura che la prossima volta non possa essere proprio io a non riuscire a respingere chi mi importuna? A non essere preda di una folle rabbia per aver subito un abbandono? A non riconoscere, o a restare indifferente, davanti a un grave crimine che mi sta accadendo sotto il naso?

Mi sento estremamente fragile.

Digressioni sull’insulto

Oggi è il compleanno di Cee Loo Green, un cantante R&B dalla voce graffiante, che forse alcuni ricordano meglio nel duo Gnarls Barkley, quelli di Crazy.

Quando ho scoperto che aveva anche una carriera da solista mi sono appassionata ad alcuni suoi brani, sopra a tutti a questo

https://youtu.be/CAV0XrbEwNc
Così oggi quando ho sentito della ricorrenza è stata la prima cosa che mi è venuta in mente: Cee Loo Green quello di Fuck you, come 2+2 = 4.

Però la melodia non mi si ricostruiva in testa,e più provavo a riprodurla, più mi partiva invece il nastro mentale di questa, stesso titolo stesso concetto ma cantata da Lily Allen

https://youtu.be/o8VZX4sHn-4
Così me le sono ascoltate entrambe, e ho constatato che c’è una certa eleganza nel modo anglosassone di mandare la gente a quel paese.

Nel suono gutturale ck si concentra tutta la cattiveria e lo sfogo che partono morbidi con la F iniziale.

E poi è conciso, secco: Fuck you, due sillabe e il caso è chiuso.

Mentre in italiano? anche noi abbiamo opere discografiche di questo registro, vedi 

https://youtu.be/oya7h1R8a88
Però, a parte il povero Masini che poco incarna l’eleganza, la parola stessa è lunga, sconfina nell’oltraggioso; la distribuzione di F e C si inverte: doppia la prima, singola la seconda. 

Una parola dal suono affabile ma dal significato prosaico.

Una parola ingannevole, soprattutto se troncata in vaffa, che ricorda un po’ i biscotti wafer.

Ecco forse perché è entrata in auge la forma contratta fancul , che ricorda molto il termine inglese.

Così tanto per ragionare dei massimi sistemi.

Il quotidiano è servito

Per scegliere un bagnoschiuma ci si basa sulla confezione, e per decidere se leggere un articolo ci si affida al suo titolo o al suo incipit.

In gergo si chiama ‘captio benevolentiae’, ed è la conquista dell’attenzione del lettore.

Mi sono presa lo sfizio di analizzare i titoli che campeggiano sulle locandine e sui banner, e ho individuato dei filoni.

Per catturare l’attenzione dei lettori si fa leva su un numero ristretto di argomenti, usando una vasta gamma di sinonimi.

Ecco come li ho classificati:

C’E’ QUALCOSA DI NUOVO OGGI NEL SOLE.. ANZI DI ANTICO

Prima regola: promettere al lettore di metterlo al corrente di qualcosa che non sa, e magari prima degli altri.

Rientrano in questo range vocaboli come

sorpresa, rivelazione, ecco…, scoperta, spuntare, verità, novità, svolta, futuro, trucchi

che vengono talora enfatizzati con:

shock, rompere il silenzio, incredibile, colpo di scena, spiazzare, spopolare, profezia, retroscena, clamoroso, sensazionale

A volte il giornalista non è in grado di dare una vera e propria notizia, ma dà un’anticipazione, in modo che il lettore possa riposare sonni tranquilli, già è avvisato che qualcosa sta per succedere, quando accadrà potrà dire ‘io lo sapevo’:

mistero, giallo, ipotesi, bufera, accusa

AMOR CH’A NULLO AMATO AMAR PERDONA
Seconda regola, l’amore fa girare il mondo, quindi gli amori altrui diventano interessanti, in particolare se segreti o impossibili:

confessione
(meglio se intima), scandalo, amante (meglio se segreto, quelli alla luce del sole fanno poco rumore), fiamma, nozze, tradimento, dolce attesa, invaghirsi

BELLEZZA

Soprattutto se ci si avvicina alla stagione primavera / estate non mancano mai

dieta, dimagrire, cioccolato (
lasciando intendere che appartenga alla stessa categoria dei primi due), cellulite, prova costume, tintarella


TU CHIAMALE SE VUOI, EMOZIONI
Ne siamo tutti preda, se a manifestarle è un vip, l’effetto catartico è garantito:

lacrime, commozione, panico, trauma, dramma, tragedia, disperazione, vergogna, lutto, litigare, imbarazzo, umiliazione


LUI È IL GATTO E IO LA VOLPE STIAMO IN SOCIETÀ… DI NOI TI PUOI FIDAR
In un buon mix di argomenti non può certo mancare il denaro.

Ecco allora i termini che attirano l’attenzione su come entrarne in possesso 

ricchezza, investimento, guadagno, rimborso

su come ridurre le spese

gratis, risparmio, convenienza, sconto

o come rimanere in guardia da potenziali fattori di perdita

truffa, licenziamento, inganno, illecito

In tutto questo ogni tanto, con la funzione di un gas lacrimogeno, viene citato lo spauracchio di Equitalia.

PUBBLICITA’ PROGRESSO



In ricchezza e in povertà, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia, finchè morte non vi separi

In questa formula del matrimonio canonico è racchiuso un po’ tutto quanto già elencato, nella terza coppia emergono la priorità della salute 

prevenzione, cura

e il rischio della malattia e della morte

disturbo, malore, malattia, tumore, cancro
(funziona un po’ come Equitalia), morte, allarme, pericolo, veleno, scomparso (meglio se abbinato al nome di qualche personaggio famoso).

CIAK IL MOSTRO E’ DI SCENA

Le notizie di cronaca raccontano di incidenti (preferibilmente in termini di schianto) di cui le cause sono sempre al vaglio degli inquirenti, oppure parlano di

orrore, abuso, omicidio, incubo, killer
(meglio se seriale), terrore, agghiacciante

Alcuni crimini del passato, chiaramente quelli irrisolti, danno linfa quotidiana alle testate.

Non tanto il decuius, che in quanto tale non fa più notizia, ma nel libro paga dei giornalisti risultano i seguenti mostri patinati evergreen 

Sig.ra Franzoni Annamaria

Sig. Sollecito Raffaele & Sig.ra Knox Amanda

Sig. Stasi Alberto

Sig. Bossetti Massimo, del quale fa notizia anche l’ultimo pelo spuntato nel culo di una delle sue numerose sorelle illegittime.

PANEM ET CIRCENSES

Per chiudere non può mancare un po’ di svago, lo sport

Calcio serie A, Calcio serie B, Coppa UEFA, Champions League, calcio Europei, calcio Mondiali, fantacalcio, anticipi, posticipi, altri sport (automobilismo, motociclismo, ciclismo, tennis).

Parole chiave:

Record, strepitoso, immenso, tutto d’oro, goleador, capocannoniere 

Come? Ne mancano? Beh si ogni tanto anche sci, tennis, basket, volley, golf, ginnastica artistica, pattinaggio.

Nuoto? Se avanza un angolino per la Pellegrini, altrimenti non importa.



SE ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE…
Le fotografie di modelle super sexy ed attori dall’aspetto mozzafiato non mancano mai.

… FIGURIAMOCI LA PANCIA
E per finire, una bella ricetta, accompagnata dalla fotografia del suo risultato!

Se poi si riesce a combinare elementi di due categorie, il mix esplosivo è assicurato.

Et voilà, il giornale può andare in stampa.

No fermi tutti… E i maró?

Piove… Governo ladro

Odio la pioggia, e il governo é ladro anche col sole.

Quando mi sveglio al mattino e sento il rumore girandomi nel letto / sento le gocce che battono sul tetto… Non penso alle mie piantine, che non ho! Penso si ‘madonna come piove’ e concludo ‘non potrei restarmene qua?’

https://youtu.be/-UbHYttXZCQ

Allora cerco di farmi forza, mi ripeto che la pioggia é uno stato d’animo e cerco il sole dentro di me.

https://youtu.be/kjm2C6aCfMM

No, non mi convince! Altro che stato d’animo, mi si inzuppano le scarpe, mi si bagnano i piedi.

Potrei trovare parole nuove / Ma piove piove sul nostro amor….

https://youtu.be/nJDHGwlWMdE

No, a me pare che piova un po’ ovunque, anche sull’amore degli altri.

E sì sto cercando di cantare, I’m singing in the rain

https://youtu.be/7TsrfAfSUAs

ma mi bagno lo stesso, e questo non mi va (https://youtu.be/OGyfat0Q2vA)

Arriva Rihanna a dirmi che posso stare sotto il suo ombrello, You can stay under my umbrella 

https://youtu.be/CvBfHwUxHIk
anche se preferisco di gran lunga la versione (e l’ombrello) dei baseballs

https://youtu.be/URxzu8EFBVY
mi mette un sacco di allegria, e giá la pioggia si fa sopportabile.
A mio gusto, a parlare meglio di tutti di pioggia è Tt d’Arby (anche se poi si è ribattezzato Sananda Maitreya), che chiede alla pioggia di andare via, go away, ed è anche un po’ il mio desiderio.

Quando canta sembra che le parole rain si ripetano in successione come tante gocce di pioggia e mi pare di buon auspicio che dopo averne raccolte alcune domandi loro di levarsi di torno.

https://youtu.be/ZJCQold3l-A

Venditti che elenca quante persone osserva sotto la pioggia non me la fa accettare meglio

https://youtu.be/WZCXMk4EZLs

Piuttosto preferisco Pia Zadora che usa la pioggia come metafora delle difficoltà e promette un sacco di belle cose 

And when the rain begins to fall

you’ll ride my rainbow in the sky

And I will catch you if you fall

you’ll never have to ask me why.

And when the rain begins to fall I’ll be the sunshine in your life

https://youtu.be/G1E2A4eNsKQ

Hanno cantato di pioggia altri grandi: i Guns and roses con November rain 

https://youtu.be/8SbUC-UaAxE

Il recentemente scomparso Prince con Purple rain

https://youtu.be/SPQ0QryPw2E

E anche il nazionale Gianni Morandi col suo Scende la pioggia

https://youtu.be/CqBOYP3JzTg

Ma sono in realtà canzoni slegate dall’evento atmosferico, lo sfruttano solo per cantare un amore difficile.

L’importante è che dopo la pioggia torni sempre il sereno e che magari spunti l’arcobaleno, perché magari chissà oltre l’arcobaleno cosa possiamo trovare 

Somewhere over the rainbow skies are blue

And the dreams that you dare to dream really do come true

https://youtu.be/V1bFr2SWP1I
Buona pioggia a tutti!

Refrigerio

Sofia sale in auto dopo che questa è rimasta parcheggiata al sole. Nemmeno il tempo di avviarla che inizia la protesta: “Mammaaaa…. Posso aprire il finestrinoooo?”

“No Sofia, se pazienti un attimo si climatizza”

Protesta “Mammaaaaa…senti che aria caldaaaaa…. Non riesco nemmeno a respirareeeee”

Esorto “su dai è un minutino, tieni duro”

E lei “ma io non respiro con quest’aria calda” continua la sua lamentela.
Cominciamo bene se a maggio è così… Quando farà veramente caldo???

“Lo sai Sofia… Quando io avevo la tua età le auto non avevano l’aria condizionata

Silenzio: lei ed io rimaniamo parimenti sbigottite dalla portata di questa affermazione.

Mi sovviene di quando in famiglia affrontavamo lunghi viaggi in auto per le vacanze estive, sempre itineranti.

Papà guidava la Renault 18 straripante di bagagli e al completo di passeggeri; non potevamo abbassare i finestrini posteriori, solo quelli dei posti anteriori venivano calati. 

Nei tratti più veloci erano tutti chiusi, al massimo uno spifferino, o poco di più quando lui si accendeva la sigaretta (e in verità non so se era peggio il calore o il fumo dentro l’abitacolo).

Percorrevamo strade completamente assolate e anche piuttosto disconnesse; ai miei piaceva giocare ai pionieri: passavano la serata a sfogliare la mappa e individuare quella che poteva essere la via più breve per raggiungere la tappa successiva. 

‘Stessa spiaggia stesso mare’ per me è sempre stata una leggenda, e l’ombrellone in terza fila a Jesolo un miraggio.

A volte capitava che scoprissero delle strade tratteggiate, ancora in costruzione,  ma vedrai che intanto l’hanno completata, dicevano tutti elettrizzati. Invece poi ci trovavamo in pieno far-west, e anche senza saloon.

Ogni tanto la strada sottopassava un viadotto: quel breve tratto di ombra era per me un’oasi di ristoro, avevo la sensazione persino che mi si raffreddasse il sangue nelle vene.

Durava poco ma per me era un vero refrigerio.

Nel tempo che ho pensato a queste cose la mia auto si è rinfrescata e Sofia ha smesso di protestare.

Foto di gruppo

1, 2, 3….. 12!

Ripeto incredula il conteggiò almeno tre volte e sì, sono proprio 12!

Questo è il periodo in cui termina l’anno scolastico e per racimolare qualche soldino le varie scuole e gruppi sportivi organizzano la foto collettiva. 

Idea che tutto sommato a me piace: io conservo ancora quelle che erano state scattate a mio tempo, con una versione bonsai della me attuale. 

Purtroppo ci sono volte in cui rimango delusa: foto a bassa definizione, o di scarsa qualità, oppure bei  cartoncini  colorati formato A4 al centro dei quali campeggia una foto formato A6 in cui sono inquadrati 20 bambini.

Cioè, ecco, a me del cartoncino colorato interessa poco, e la foto potrebbe ritrarre chiunque perché per individuare mia figlia mi serve il microscopio, e dire che dovrei riconoscerla a un km tra mille bambini.
Invece stamattina sono rimasta stupefatta: mi consegnano un cartoncino formato A3, in cui metà (A4) è un primo piano di Viola, e l’altra metà è una foto di gruppo dei bimbi del nido.

12, dico D-O-D-I-C-I bambini di età 1 o 2 anni che 

  • stanno fermi e seduti in silenzio su un tappettone
  • hanno un’espressione naturale
  • guardano l’obiettivo, o comunque il loro volto è completamente visibile

Tutti, nessuno escluso! Tutti e dodici!!!

Io non riesco a scattare nemmeno una foto alle mie due figlie, pur essendo una di età superiore ai due anni.

Hanno chiamato un incantatore di serpenti o un fotografo?

Inizio a fare supposizioni sul come sia stato possibile:

  • magie di Photoshop?
  • li hanno sedati?
  • Giucas Casella alle spalle del fotografo li ipnotizzava?

La più plausibile rimane che ci fosse la merenda in arrivò nel corridoio, comunque mi informerò!

A 24.000 likes

Se non vi è piaciuto ditelo a noi; se vi è piaciuto ditelo ai vostri amici.

La prima volta che ho letto questa frase era su una bottiglia di olio, ma vale un po’ in tutti i contesti.

Un sito è una cosa viva, necessita di essere nutrito giorno dopo giorno; nessuno, o pochi temerari, vanno a guardare cosa è scritto indietro nel tempo: bisogna continuare ad alimentarlo con idee nuove.

E per contro, il principe azzurro (temerario) non sai mai quando arriva, devi sempre farti trovare pronta: così un sito deve sempre essere in ordine e ben nutrito, in modo che se uno va a spulciarlo non resta deluso e anzi ci si affeziona.

Ma ciò di cui ha bisogno un sito è, oltre che un costante nutrimento da parte di chi lo gestisce, anche di visibilità, sul fronte opposto, quello dei suoi visitatori.

Un medico che voglia aprire un suo studio acquisisce nuovi pazienti basandosi sul passaparola, generato dalla fiducia che ingenera nei suoi pazienti.

Anche un sito ben fatto, ben curato, genera un passaparola.

Meglio un like alla volta, solido, interessato e sincero, che tanti insieme generici, ricevuti solo grazie al do ut des, il mercato dei likes.

Non compro i like e non mi interessano quelli ‘da numero’ preferisco di gran lunga una persona interessata che 10 che mi fanno il favore; la qualità dovrebbe contagiare altri interessati.

In realtà i consensi vanno acquisiti ad ampio raggio, con un’azione bilanciata su tutti i fronti, e così come da ragazzina ero riuscita a rivendere i biglietti del treno non obliterati (al tempo il compito spettava solo al controllore, che non avevo incontrato) dopo una giornata di gita a Venezia, in alcuni casi sono stata sfacciata e ho chiesto, non più ‘vuoi comprare il mio biglietto?’ ma ‘vorresti mettere il Like alla mia pagina? mi farebbe piacere’; ma solo nei casi in cui era vero, mica a 360 gradi.

Certa che, se non sono io la prima ad autopromuovermi, posso aspettarmi che lo faccia qualche altro?

L’utente è esigente: anche se un click è gratis, lo concede con parsimonia.
Il che è anche giusto, altrimenti se tutto ciò che viene pubblicato è ‘Mi piace’ poi quando una cosa piace davvero tanto non ci sono più strumenti per esprimerlo.

Che in realtà non è proprio così: ci sono numerosi modi per dichiarare il gradimento: i like, i commenti, le condivisioni, gli inviti, i suggerimenti…

Tenendo ben presente che, nel bene e nel male, ciò che ‘Mi piace’ diventa immediatamente visibile a tutta la mia cerchia di amicizie.

Ma perché se una cosa piace non dirlo?

Alcuni pensano che il like sia onnicomprensivo: messo una volta sulla pagina vale per tutti i post; il che equivale a ritenere che una relazione di amicizia su fb preveda gradimento incondizionato di tutti i post.

Alcuni forse invece sono timidi, e se una cosa è scritta in bacheca personale ti dicono che gli piace, ma se è in una pagina ‘ufficiale’ si lasciano intimorire dalla formalità e ci pensano su due volte.
Invece l’interazione ha risvolti positivi sia verso chi gestisce la pagina, che misura il gradimento di ciò che scrive (con nessun riscontro vien da pensare di aver scritto spropositi e ci si demoralizza); sia verso il resto degli utenti, perché consente agli altri amici che ancora non conoscono i contenuti del sito, di affacciarsi alla finestra.
Pertanto 

Se vi è piaciuto ditelo a me e quindi ai vostri amici!!!

(E se non vi è piaciuto ditelo a me!!!)

Teoria della relatività (for dummies) 

Ieri sera me lo sarei meritata, un bel gelato intendo. 

Dopo l’allenamento sono rientrata a casa che era tutto buio.

Avrei voluto scendere sotto i famigerati 31″ nelle prove tempi, ma niente da fare.

Quindi se lo avessi fatto, se avessi fatto 30″99 intendo, mi sarei meritata un bel gelato.

Invece così avevo bisogno di consolazione, di ripristinare un po’ di autostima con gli zuccheri.

Infondo io ce l’avevo messa tutta, avevo dato il massimo.

E invece niente, pazienza, sono stata brava lo stesso.

Così entro in casa e senza accendere la luce inizio a rovistare nel freezer.

Tre scomparti a cassetto, lo avevo riposto proprio in quello di mezzo sul davanti la sera precedente, quel barattolino da mezzo kg alla panna cotta.

La sera precedente ero stata costretta ad aprirlo quel barattolo: mi faceva male la gola e qualcosa di fresco era necessario, quasi indispensabile. 

Ieri sera era per l’autostima: il gelato è un po’ come la tachipirina, funziona a 360•, una golosa panacea.

Cerco un po’ in tutti i cassetti ma il gelato non c’è; una voce nel buio mi informa che il gelato se lo sono slurpato i miei angioletti, che ora dormono beate.

(Stavo per correggere in ‘le mie angiolette’ ma davanti al dubbio ‘di che sesso sono gli angeli?’ ho rinviato ad un altro post)
Ora: a me pareva che una volta la vaschetta da mezzo kg fosse tanta, che durasse a sufficienza intendo.

Invece tre bocche e … PUF.

Un po’ come quando torni da adulto nelle aule che avevi frequentato alla scuola materna: ma come così piccole? Me le ricordavo enormi…!!!

Al parco giochi

Domenica ho accompagnato le mie bimbe al parco giochi; trattandosi della prima domenica veramente primaverile era piuttosto popolato.

I bimbi giocavano e le mamme li sorvegliavano; la mia attenzione è stata attratta da due donne che chiaccheravano fittamente.

Una delle due, una signora bionda senza particolari segni di riconoscimento, spingeva ripetutamente avanti e indietro una carrozzina in cui riposava un neonato; l’altra, di qualche anno più vecchia, magrissima, capelli di un rosso acceso e con taglio corto asimmetrico, sembrava lì da sola.
Anzi no, a ben guardare, non era affatto sola! era lì proprio con l’altra, la neomamma bionda.
Parlavano, parlavano e parlavano; e mentre parlavano la bionda ascoltava e spingeva la carrozzina, avanti e indietro, avanti e indietro.

Io ripartivo le mie occhiate tra le mie due piccole, che avevano scelto giochi diversi, (ovviamente con maggiore attenzione a Viola) e la bicicletta e il passeggino che avevo lasciati parcheggiati appena fuori dal cancello di ingresso al parco.
Peró ogni tanto l’occhio mi cadeva su queste due amiche di vecchia data che parlavano, parlavano e parlavano.

Ad un certo punto la rossa ha visto un ragazzetto che passava in strada e
lo ha chiamato a gran voce: ‘Matteoooo’ (ovviamente il nome è di fantasia, altrimenti mi arriva il grande fratello anche qua).
Matteo allora ha imboccato l’ingresso del parchetto e le si è avvicinato; lei lo incoraggiava ‘dai vieni qua’ e lui, con passo pesante e andamento scomposto si è avvicinato fino a un paio di metri; quando è stato a tiro di dialogo, lei gli ha detto che aveva prenotato per lui la cena che facevano al tendone, era già pagata, voleva che lo sapesse.

Matteo non era nemmeno arrivato ad un metro da questa donna che lei aveva già terminato la sua comunicazione, quindi ha ritenuto superfluo avvicinarsi ulteriormente a quella che, suppongo, fosse sua madre: ha sviato verso il passaggio per il campo da calcio e sempre ciondolando nel suo pesoforma più peso che forma si è allontanato.

La donna lo chiama di nuovo: ‘Matteooooo…. saluta!’ facendogli cenno di salutare la signora bionda, che ormai con la carrozzina aveva fatto il solco sullo sterrato; lui, timidissimo ed evidentemente imbarazzato, bofonchia qualcosa che dal labiale ho interpretato essere ‘ma io non la conosco’ e nella traduzione significava ‘e chi cazzo è?’.

Allora la donna dai capelli rossi lo rimbrotta ‘ eh … non la conosci??? ok… ma nemmeno io la conosco…. l’ho trovata qua… e mi sono messa a PACIOLARE’.
Per fortuna che sono arrivata al parco in tempo utile per trovarle già nel pieno della conversazione!!!!