Come un ologramma

Le persone non cambiano, siamo noi che giorno dopo giorno le scopriamo e le conosciamo meglio.
Capita di incontrare qualcuno che non si vedeva da molto tempo, e riscontrare che è invecchiato: qualche ruga di espressione in più, qualche capello bianco, qualche kg di differenza.

Oppure di sorprendersi a considerare che è rimasto uguale a come lo avevamo visto l’ultima volta, immutato nell’aspetto, ma magari conduce un’esistenza completamente diversa: un tempo sedeva nel banco a fianco del nostro e ascoltava le lezioni degli stessi insegnanti, temendo le stesse interrogazioni e ridacchiando per le stesse sciocchezze che divertivano noi; ora invece ha tre figli, lavora all’estero, gestisce un locale notturno (e non necessariamente una cosa esclude l’altra).

Ma non è cambiato: è rimasto esattamente quel che era.

Non è diventato altro, è semplicemente diventato ciò che era più o meno prevedibile che diventasse.

Lo stupore del cambiamento risiede piuttosto nella nostra mancanza di lungimiranza, o scarsa immaginazione, nel supporre come si sarebbe trasformato.

Un seme, prima di diventare fiore, è diverso nella forma, ma nella sostanza è sempre lo stesso, e sarebbe un controsenso che rimanesse un seme per sempre.

Il personaggio di un romanzo, o di un film, attraversa una storia e per forza di cose all’inizio non conosciamo quel che diventerà. Poi giunti alla fine e ripensando al principio, sembra ovvio che sia così, se la storia è coerente.

Se il personaggio dell’ultima pagina fa esattamente le stesse cose che faceva al capitolo 1, bella noia.

Sarebbe anacronistico che una persona, raggiunta l’età adulta, facesse ancora quelle stesse cose che erano proprie della fanciullezza, nello stesso modo.

“Mamma, vieni anche tu a scuola con me?” mi chiede spesso Sofia al mattino.

“Non posso” le rispondo sistematicamente. Mi piace immaginare come sarebbe, come sarebbe andare a scuola adesso, intendo, da adulta in mezzo ad altri venti bambini.

Ma non nel ruolo della maestra, proprio nel ruolo della scolara: sarei fuori posto, disallineata rispetto agli altri.

Ma io sono esattamente la stessa che un tempo a scuola ci è andata.

Sono sempre quella che ha la fobia di trovarsi senza cibo e con una fame smisurata; così un pacchetto di cracker, per l’emergenza, lo porto sempre con me.

E ogni volta che scopro che la fragranza di quei cracker è svanita, rimanendo per mesi nella mia riserva mobile (la borsa), ritorno col pensiero alla faccia dei miei compagni di nuoto che, affamati dopo una gara accettavano di buon grado di dividere con me lo spuntino, fatto salvo di rimanere delusi per le aspettative di croccantezza disattese.

Adesso i cracker li tengo in borsa per le mie figlie, e loro devono essere molto affamate per non accorgersi… Ma quando rimane l’ultimo che nessuno lo vuole, e non avendo un posto dove metterlo me lo mangio, capisco che non sono cambiata di una virgola: sono sempre quella dei cracker avvizziti.

Sono sempre quella che si fa le compilation musicali: una volta registravo sul nastro della musicassetta, adesso memorizzo la traccia sulla chiavetta USB.

Ma di base ho conservato tutte le mie abitudini, adattandole ai tempi.

Le persone non cambiano: direi piuttosto che diventano, evolvono, si rivelano.
Mi fanno sorridere quelli che, concludendo una relazione, accusano l’altro di essere cambiato: molto spesso invece si stanno rammaricando del fatto di aver preso un enorme granchio.
Come un ologramma: fino al giorno prima non ci avevi fatto caso; poi d’improvviso una sensazione, tutto si delinea chiaro, e quelle macchie sparse a caso diventano un disegno tridimensionale, che ti sembra impossibile non aver capito finora che figura avevi sotto il naso.

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One Reply to “Come un ologramma”

  1. La puntualizzazione più usata nel rapporto famigliare ( matrimoniale o genitori/figli): sei sempre lo/a stesso non cambi mai…..

    le persone non cambiamo….le vediamo solo diversamente…

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