Potenza della tribuna

Lobotomizzati davanti alla tv di tutto il mondo… unitevi!
Lo zapping non si fa più così…. si bazzica tra i social network, i forum, i gruppi e adesso, ultima scoperta, si leggono i post dei blog.

Così mi imbatto in storie più o meno verosimili, raccontate in modo più o meno avvincente.
Scopro persone lontane da me e incredibilmente vicine per interessi e pensieri, e scopro storie di cronaca remote riportate alla luce.
Così (sì, sono sempre l’ultima a sapere le cose, perché non c’ero e se c’ero dormivo) ho scoperto di questo tizio, Eric Moussambani.

Una storia incredibile, magistralmente raccontata in questo post https://topperharley.org/2016/03/16/eric-languilla/ 

il cui ritorno forse ha a che vedere con la vittoria del Leicester, di cui non so nulla, e va bene lo stesso.

La storia, molto sinteticamente, vede un africano alle olimpiadi di Sidney del 2000 fare una figura pietosa nella gara dei 100m stile libero.
Un atleta sottratto ad altre discipline e lanciato nel nuoto; un ragazzo che non aveva titolo di partecipare, perché non aveva nemmeno sfiorato le qualificazioni, ma che viene inserito d’ufficio in una sorta di categoria protetta (in gergo wild card).
E però alla fine, il lieto fine.
Vi suggerisco di leggere la storia per intero al link indicato, perché non ho intenzione di ripeterla. 
Piuttosto mi soffermo a meditare sullo stato d’animo suo e delle persone che aveva intorno in quel momento, quello della gara appunto, che potete rivedere integralmente a questo link

https://youtu.be/r0ZePJy_nZw

Indugio a riflettere: come lo avranno guardato con sufficienza in camera di chiamata, dove tutti son lì che si squadrano, cercano di concentrarsi e di carpire lo stato di forma degli avversari dai loro discorsi, di prevedere la tecnica di gara, di studiare i punti di forza e quelli deboli.
Si conoscono tutti, si sono già trovati alle precedenti competizioni internazionali; lui no, Eric non conosce nessuno, ma non appare per nulla intimorito.
Quel ragazzo dal fisico possente, dalla muscolatura poco elastica, che non indossa un costumone e anzi indossa un costumino slacciato è, è proprio un controsenso in termini, un pesce fuor d’acqua.
Ultima batteria, cioè la prima (si parte dai più lenti).
Non è nemmeno completa, ci sono solo tre atleti su 10 corsie, ma va a finire che gareggia lui solo.

Gli organizzatori non sacrificano nemmeno un atleta della penultima batteria per bilanciare le formazioni.
Il giudice fischia, Eric si alza spedito, quasi impaziente, privo di tensione.
Normalmente il tragitto dalla sedia al blocco di partenza sembra lento come quello di un condannato al patibolo che temporeggia: sistema gli occhialini, controlla l’aderenza del costume, asciuga il blocco.

Fa melina insomma, per radunare tutte le energie, fisiche e mentali.

Lui, Eric, no: la cuffia nemmeno ce l’ha, l’elastico degli occhialini lo lascia pendente e quello del costume slacciato e volante.

Non importa se rispetta il regolamento fischio lungo = avvicinarsi al blocco / fischio doppio = salire / take your marks = caricare, che tante volte mi sono sentita richiamare al tempo (che significa che qualcuno non ha rispettato il cerimoniale): a nessuno importa delle sue irregolarità, sembra che tutti sappiano già che non supererà mai le fasi eliminatorie.
Lo starter gracchia il via ed Eric parte con un tuffo discreto; i primi 25 m, la prima delle quattro frazioni della gara, vengono percorsi con lo zelo del neofita: a tutto gas, senza respirazione o quasi, la nuotata è complessivamente composta.

Nella seconda frazione inizia ad avvertire la fatica: la nuotata mantiene il livello di compostezza ma smette di coordinare la respirazione.
La testa rimane alta, come nella pallanuoto, dove devi osservare la posizione della palla e gli avversari, che qui però non ci sono.

Raggiunge il muro, che gli dà un barlume di speranza, di essere già a metà dell’opera.

Vira, e lo fa tutto sommato bene, poi inizia il ritorno.
Dalla nuova posizione riesce ad osservare la distanza che gli resta da percorrere: lui ha già bruciato tutte le sue energie, io lo capisco bene quello sconforto che ti prende, ti chiedi a quale santo conviene votarsi per ritornare indietro.
Eric non ha mai disputato i 100 m stile libero prima d’ora in vita sua, ma già nella sola frazione di andata ha avuto il tempo di rendersi conto del rapporto spazio / tempo / consumo di energia: lo slancio del tuffo è esaurito, le energie sono state consumate, devi continuare con le tue forze, quelle che non hai più.
A me, oltre che ogni volta che affronto i 100 stile con audacia e parto convinta, è successo anche a Chichen-itza: ho salito la piramide tutta d’un fiato, poi ho guardato giù e ho realizzato che dovevo ritornare sotto con le mie gambe, ma mi è preso il panico perché mi sono ritrovata il vuoto.
Così Eric riprende a nuotare ma sembra la moviola di quello che ha fatto l’andata.
Nella terza frazione la nuotata si scompone: la testa è sempre alta e le gambe vanno una a rana e una a stile, ovvero fa una sforbiciata, che in termini propulsivi è ben poco funzionale.

Arriva l’ultima frazione: fino ai 75 m siamo tutti uguali, è da lì in poi che si vede la differenza, si sente spesso dire.
Ma lui gli avversari della corsia a fianco non ce li ha; se hai uno vicino ti fai coraggio: soffro io, significa che starà soffrendo anche lui, no?

Ti sembra che qualcuno abbia schiacciato il tasto stop sulla tua corsia e che l’altro sia rimasto in play, ti sembra che la vasca sia stata messa in salita, ma ti fai forza e cerchi di tenere il suo passo.
Eric invece è rimasto a fare i conti con l’acido lattico, il più temibile degli avversari.
Ai 75 m non ce ne è davvero più: chi sa nuotare, chi lo fa bene come camminare intendo, potrebbe rallentare il ritmo e comunque avrebbe delle difficoltà a completare la distanza.

Quando arriva al filo dei 15 m l’acido lattico è ai livelli massimi, da qui in poi il pubblico potrebbe essere tentato di tuffarsi e salvarlo perchè sembra rischi l’annegamento.
Impiega 32″ solo per gli ultimi 15m, quando per i primi 25m gliene erano bastati 17″.
Non coordina più nulla: braccia, gambe, testa vanno ciascuno per la propria strada; uno normale si sarebbe fermato a prendere fiato, tanto cosa cambiava?

Perchè se hai uno di fianco ti senti in buona compagnia: se alla tua destra, o sinistra, c’è uno di quelli che in prechiamata aveva scherzato con te diventa una sfida a due.

Ma se non hai nessuno, se sai che comunque sei l’ultimo al traguardo….
E qui inizia il miracolo: il pubblico lo incita e lui, nonostante tutto, nonostante veramente tutto, arriva in fondo.

È un’ovazione! 
Lo voglio anche io un pubblico così! Da adesso in avanti quando arriverò al filo dei 15m inizierò a replicare nella mia testa il tifo che ha ricevuto Eric, quella carica di energia incredibile che solo la folla acclamante riesce a darti.

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