Il sabato del villaggio commerciale

Questo post non riporta riflessioni che vanno oltre il ‘Qui ed ora’.

Ma dato che quello è il motto con cui è nato il mio blog, avanti: un po’ di frivolezza da weekend!

Le previsioni del tempo avevano dato certezza di precipitazione, pertanto siamo finiti al centro commerciale nonostante ci fosse il sole di fuori.
Ormai vale più la previsione (= stima) che l’analisi oggettiva di quel che si presenta fuori dalla finestra. 

La gita pomeridiana era comunque resa importante dalla necessità dell’acquisto di un paio di scarpine per Viola.

A volte in un singolo acquisto puó nascondersi un concentrato di gag.
Entriamo in un negozio che più che un negozio è un supermarket della scarpa, del quale non faró il nome perché quando ho recentemente parlato di una compagnia telefonica in modo esplicito, ho riscontrato un numero esiguo di letture del post, ma non sono trascorsi 3 minuti dalla sua pubblicazione che sono stata contattata dalla compagnia telefonica stessa.

Quindi all’occhio perché il grande fratello è tra noi, e mica quello con Marina LaRosa o Flavio Montrucchio per intendersi. 
Comunque, dicevo, entriamo in questo negozio e mentre valutiamo alcune possibilità di scarpa per Viola, e soprattutto tentiamo di provargliela, sento a fianco a me una signora che chiede al commesso un consiglio per la scelta delle scarpe del figlio, intorno ai 10 anni.

Sento il commesso affermare che adesso sono molto trendy quel tipo di sneakers.

Compro una parola in italiano volevo dire, mentre con l’occhio lo percorro dal basso verso l’alto.

Stavo guardando a terra per valutare le scarpe di mia figlia e sposto lo sguardo a lui, il commesso: mocassino verde petrolio, con tanto di forma a punta, a cui mancavano le nappine per sbaglio; risvoltini dei jeans appena sotto il polpaccio che stavo per verificare di non aver perso il sms di allarme esondazione Bacchiglione (ah, ma doveva piovere però…); camicia bianca che mascherava una certa morbidezza sulla pancia; capello rasato sulla nuca e scalato davanti, col ciuffo che calava morbido sul volto, pieno di foruncoli.

Cioè la parola trendy proveniva da questo soggetto e io, per quanto le scarpe indossate dal ragazzino mi piacessero anche, mi sarei guardata bene dall’ascoltare un consiglio simile da lui. 
Riprendo la mia vece di genitore in cerca di scarpa per la figlia e ne sorreggo una mentre il suo papà tenta di calzarle l’altra.

Mi si avvicina un’altra signora e con cortesia mi chiede se posso aiutarla.

Certo, rispondo con altrettanta cortesia.
“Allora guardi, sto cercando una scarpa leggera e un po’ elegante per lui” e mi indica il figlio.

Resto interdetta: ok che l’altro è poco ispirante in tema di moda, ma io proprio di scarpe da ragazzo… E poi… A me lo chiede???? 

Poi realizzo che mi ha scambiata per una commessa, e le spiego che non posso aiutarla perché non lavoro lì.

“Ah mi scusi… Ma l’avevo vista con una scarpa in mano”.

Quindi sappiate che se in un negozio reggete un oggetto in vendita il quel negozio, automaticamente siete ritenuti esperti di quel genere di oggetto.
Infine, raggiunto l’obiettivo e selezionato l’acquisto da fare, ci rechiamo alla cassa.

Sofia in quel momento mi chiede dove è il passeggino di sua sorella. 

Le dico che l’avevo un attimo lasciato indietro per non ostruire le corsie tra gli scaffali, piuttosto impervie.

Al che il tizio della sicurezza spunta da dietro una colonna e con tono di rimprovero mi dice che lo hanno spostato perché non sapevano di chi fosse.

Forse di una famiglia con bambini, Watson.

Ma al secondo tentativo di spiegare perché non avessi affrontato il dedalo col caterpillar ho rinunciato e mi sono scusata, facevo prima.
E poi, sulla via del ritorno a casa, la pioggia è arrivata!

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