Il popolo del nuoto libero

Ritornando al qui-ed-ora….ieri sera, per ragioni organizzative, ho anticipato l’allenamento del martedì e l’ho fatto in solitaria in mezzo al nuoto libero.

Per solitaria intendo senza compagni di squadra, perché sola non ero affatto!

Il popolo del nuoto libero è riserva di sorprese e non mancherò di tornare sull’argomento, perché ogni volta si scopre qualche stranezza della natura umana.

Premetto che sono ben consapevole che siamo tutti uguali, più o meno veloci: sempre utenti a pagamento siamo, utenti di uno spazio limitato, che ha bisogno di buonsenso per essere condiviso.

Buonsenso richiesto in parte uguale, veloci e meno veloci, così come uguale è il prezzo dell’ingresso che paghiamo.

Al mio arrivo constato che ci sono solo due corsie disponibili, in cui si suddividono in maniera assolutamente eterogenea gli utenti, in tutto circa 6, già presenti: osservo le corsie da fuori, nell’ardua scelta tra quella occupata in tutta ampiezza da una donna che fa rana larga, o quella con la chicane mobile del bradipo in movimento, con difficoltà di sorpasso in lunghezza.

Io perplessa ma poco preoccupata, piuttosto speranzosa che data la tarda ora avessero già finito tutti, o quasi, i loro esercizi.
Loro un po’scocciati di dover dividere il loro spazio con me, mi guardavano tra l’infastidito e il ‘ma proprio qua ti devi mettere?’ e il ‘non potresti andare un po’ più piano?’.

Inizio con un po’ di riscaldamento e nel giro di poco si fa avanti uno, il classico che fa il gentile, e mi dice PARTI.

Io sto sistemando gli occhialini e lo ringrazio, ma gli dico che vada pure.

Insiste: sei più veloce, PARTI!!!

Ah quindi non è cortesia …è un ordine!!!

Per fortuna interviene l’assistente che mi sposta di corsia: la pallanuoto per ora non usa la palla e posso stare lì una mezz’ora.

Sono in fase di scarico: ho solo  3 x 100 m frazionati da fare alla massima velocità, poi altri ma più blandi, in soglia.

Parto per il primo 100 a tutta, sono ancora fresca; all’arrivo ci sono 3 uomini che mi guardano attoniti. 
Mi sento osservata come se io non fossi lì ma al di là di uno schermo; sembrava pensassero che non li potessi vedere nè sentire.

Mi guardano come se fossi Valentino Rossi che si rialza da terra dopo una carambola, miracolosamente illeso.

No! io decisamente andavo più piano di Valentino: mi guardano come se fossi precipitata dal terzo piano, e volessero valutare la mia incolumità. 

Tutto questo post merita di essere scritto per poter descrivere la faccia di quei tre.

Si danno di gomito, sempre fissandomi esterrefatti, e uno dice agli altri due: ve l’avevo detto che arrivava forte!
Poi attraversano la corsia ed escono.

Nel secondo da 100 ricevo la compagnia in corsia di un tizio che fa la boa, giusto per il tempo in cui io nuoto; poi mentre riposo, fa altrettanto.

Il terzo lo faccio in parallelo con giovani pallanuotisti che fanno scatti sui 25 m, incerta se tenere il loro ritmo.

Poi inizio con la soglia; ben presto mi arrivano le corsie addosso, segno che i pallanuotisti si preparano a giocare e si riprendono il loro spazio.

Perciò ritorno in corsia condivisa, dove siamo rimasti in pochi.

Nel frattempo è arrivato l’uomo zanzara, detto così per i suoi esercizi bizzarri, a seminare il terrore piscina.

Ma io intanto sono riuscita a finire il mio lavoro.

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