Come eravamo

Le mie figlie hanno le idee piuttosto chiare in tema di vestiario, sanno in maniera decisa cosa non vogliono e cosa vogliono.

Io alla loro età subivo passivamente le scelte di mia mamma in materia.

Forse lo avrei saputo anche io, se me lo avessero chiesto.

Adesso le possibilità economiche degli acquirenti da un lato e la tecnologia dei materiali dall’altro spingono il mercato ad inoltrarsi fino a quella fascia di età.

Ricordo con nitidezza un lupetto di lana cartavetrosa a collo alto, che mia mamma tentava di infilarmi al mattino e che io a stento trattenevo il fastidio del pizzicore che mi attanagliava il collo.

Sapevo che si innervosiva se mentre mi vestiva manifestavo fastidio e cercavo di portare pazienza fino a che mi ci abituavo; ma il suo occhio clinico scorgeva la mia insofferenza e cosi  al suo ‘ma cosa c’è???’ scoppiavo in un pizziiicaaaa.

Adesso tra microfibra e caldo cotone, problemi di questo tipo non esistono più, a contatto con la pelle ci sono materiali super confortevoli.

E le scarpe? 

Ce ne sono di tutti i tipi e tutti i gusti, come per il mercato adulto.

La TV martella tra un cartone e l’altro con innumerevoli modelli di Lelly Kelly, scarpe che funzionano un po’ come gli ovetti Kinder, paghi la sorpresa che ti ci vendono insieme.
Quando io ero piccola esistevano sostanzialmente due alternative: quella invernale con le kickers che avevano la geniale invenzione del bollino rosso e verde per distinguere la destra dalla sinistra; quella estiva che prevedeva i sandali superga, tomaia di tela e suola di gomma, disponibili in rosso o in blu.

Tutte le scarpe venivano rigorosamente indossate con tanto di calzino bianco traforato lungo fino al ginocchio; che o continuava a scendere o ti marchiava col segno dell’elastico attorno al polpaccio. 

Altro non ricordo.

Anzi si: avevo anche un paio di scarpe di vernicia, che adoravo e potevo calzare solo nei giorni di festa.

E in una di queste occasioni, una vicina di casa, una signora anziana, incontrandomi ha voluto farmi un complimento ‘ma che belle scarpe che hai …. Dicoltè’.

Disperata da quel giorno ho iniziato ad odiare la vecchia e le scarpe insieme…. : “buaaaaaaaahhhh …. io non ho le scarpe di coltello!!!!”

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