Welcome to the jungle

Parlo della giungla del social media management; una scienza che fino all’altro ieri era un mistero e domani sarà, a mio avviso, ciò di cui ci ritroveremo a vivere.
Una scienza che è un misto tra l’economia, la sociologia, l’informatica, il marketing e la grafica, di cui avevo sottovalutato l’importanza fino a che non mi ci sono ritrovata davanti.

Voglio dire: se inviti degli amici a un banchetto di nozze, presumibilmente questi porteranno con se la loro fame. Verosimilmente dopo un piatto di pasta, o dopo il buffet degli antipasti, si saranno saziati.
Ma un pranzo di nozze non si risolve lì, conta numerose portate. E come fare a proporle? mica si dice agli invitati ‘guardate, là c’è il pane, là c’è il salame, andate e prendetene tutti’.

NO: si presenta il cibo in bella mostra, che anche l’occhio vuole la sua parte; si porta il vassoio con gli assaggi, con il finger food, sotto la mano di un conviviale mentre conversa, glielo si rende appetibile fino a che cede, e lo mangia.

Così è con i social media e con i siti internet in generale: non puoi semplicemente fidarti del fatto che perché una cosa è valida allora molti vi faranno accesso. 

Non basta proporre un contenuto interessante agli utenti: bisogna prenderli per la manina e accompagnarli passo dopo passo.
Bisogna rendere le cose estremamente semplici, semplicissime, a portata di click.

L’utente è fondamentalmente pigro; non intendo che tutti gli altri al mondo sono pigri, lo intendo a partire da me.

Fino ad alcuni anni fa era necessario individuare un modo per trasferire e diffondere le informazioni, che erano in esubero rispetto ai mezzi di comunicazione; adesso il problema è nella proporzione opposta: sovrabbondanza di mezzi di comunicazione, da colmare con contenuti.
Il problema è come far distinguere le cose importanti o solo interessanti dalla fuffa.
Da qui nasce una guerra a prevalere, ad accaparrarsi l’attenzione degli utenti, il cui tempo a disposizione rimane costante.

Clicca da me piuttosto che un altro.

Da parte di chi sta dietro serve un’enorme lavoro di preparazione, per rendere all’utente finale le cose il più semplici possibile.
Tutta la fatica la fa chi sta dietro le quinte, chi sta in platea deve trovarsi a fare solo il click finale.

L’aggettivo virale riferito a qualcosa che parte a circolare in rete in maniera autonoma e raggiunge inaspettati livelli di condivisione… non esiste nella realtà.

Se davanti alla vetrina di un negozio ci sono molte persone, allora ne arriveranno ancora molte altre, animate dalla curiosità.

Ma serve una spinta, qualcosa che ne trattenga un numero base, per raggiungere una massa critica.
Fin dall’inizio avevo il sospetto che dietro i bambini malati che chiedevano 1 click = 1 bacino, dietro animali maltrattati che chiedevano di condividere se anche tu ripudi la violenza, dietro sfide ai tumori a colpi di ‘non avrai il coraggio di condividere’, dietro tutto ciò si celasse qualcosa di non meglio identificato.
Ora lo so per certo: dietro tutto ciò sta un motore di recupero di consensi superficiali, volti a potenziare la visibilità di un sito.

A ben guardare c’è una certa logica: un sito può essere interessante finchè si vuole, ma se nessuno entra a visitarlo è perfettamente inutile: i colori a luce spenta non esistono.

Bisogna indurre il lettore a proseguire: a disposizione si hanno una o due immagini e poche parole, con queste armi si combatte la guerra dei click.

“Senza i riflettori il più bravo degli attori non avrà l’applauso che merita”.

https://www.facebook.com/tex.tessarollo/posts/10209121163291926

Anche il mercato discografico, se ci si riflette, funziona allo stesso modo: di canzoni ne esistono già tante, non c’è una reale esigenza di prodotti nuovi. Eppure il mercato va avanti, the show must go on.

Quello che chiamano X-factor esiste si, ma non emerge da solo.
E’ necessario un continuo incentivo, un continuo richiamo dell’attenzione, una proposta edulcorata e accattivante, un vassoio d’argento su cui presentare un cibo appetitoso, facile da ingerire, senza sporcarsi le mani, che dia soddisfazione al palato.
Ritornando alla giungla, altro che leoni e gazzelle…

Ogni mattina un sito internet sa che dovrà pubblicare qualcosa di più accattivante degli altri; ogni mattina un utente si alza e sa che dovrà prestare attenzione a ciò che clicca.

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2 Replies to “Welcome to the jungle”

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