Acid music

L’ascolto di questa canzone dai suoni psichedelici 

https://youtu.be/LOLE1YE_oFQ
mi abbaglia con la luce stroboscopica della discoteca Blondie, che frequentavo alla domenica pomeriggio nei primi anni ’90.

L’apertura avveniva intorno alle 15; dopo una breve fila di attesa per mostrare l’invito omaggio, frutto della ricerca della settimana, si entrava: fuori rimaneva la luce del giorno, e dentro era buio. 

Lo strobo accecava, riflettendo sulle camicie bianche ricamate di nero sopra i bottoni, indossate dai ragazzi sotto il giubbino di jeans col collo sollevato; o in alcuni casi sotto il bomber, quella giacchina a vento per nulla imbottita che aveva il marchio appiccicato col velcro sul petto, e che molti interpretavano a seconda di come era orientato: rovescio per quelli sentimentalmente giá impegnati, altrimenti dritto. O viceversa.

Tra un’intermittenza e l’altra si scorgevano volti foruncolosi, barbe novelle, quasi incerte; capelli fissati con il gel; la vicinanza rivelava un malcelato odore di sudore, coperto da deodoranti dozzinali.

Molte ragazze assumevano un’aria finto-innocente consumando un chupa-chups, i lolly-pop al gusto panna e fragola.

Lo strobo filtrava attraverso i drink, serviti in bicchieri trasparenti, branditi a mezzaria tra un sorso e l’altro, esaltandone le frequenze tendenti all’azzurro.

Rifletteva sui gradini tirati a lucido sotto la consolle, e sulle scale che conducevano al piano superiore.

Rifletteva sugli specchi davanti ai quali in molti si osservavano mentre ballavano, non ancora i balli di gruppo, ma comunque tutti lo stesso ballo, brandendo le braccia ora tutti a destra, poi tutti a sinistra, ritmicamente.

Filtrava attraverso il fumo: quello che a intervalli regolari veniva sparato dai getti ubicati sul soffitto, che aveva un profumo quasi agrumato; e quello che bruciava dalle sigarette, e saturava il locale di un tanfo incredibile che ti si attaccava ai vestiti e ai capelli e lì rimaneva fino al successivo, urgente, lavaggio. 

Nel buio artificiale il faro di scena illuminava prevalentemente la consolle dove il dj, dai lunghi capelli ricci e gelatinosi, sudava visibilmente mentre proponeva la solita compilation di brani, che oltre alla acid music del momento includeva immancabilmente The Wall dei Pink Floyd, Sunday bloody Sunday degli U2, Jump di Van Halen e la sensualissima Lambada.

Il tutto terminava puntualmente alle 18,30 con l’accensione delle luci tradizionali e la riproduzione di Buona Domenica di Venditti.

https://youtu.be/3s_YRpU83JM
Della serie: andate in pace, buonanotte e sogni d’oro.

E alla luce non dico del sole, che ormai era calato, ma delle lampade non intermittenti, tutto assumeva un aspetto diverso… Ma questo é un altro post (triste).

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8 Replies to “Acid music”

  1. Ho sempre amato la discoteca come ambiente, più che ballare a me è sempre piaciuta la musica.
    Quando la serata (io andavo di sera) apriva con “Lullaby” di Cure io mi commuovevo fino alle lacrime.

    Mi piace

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