Dissertazioni lessicali e dintorni

Così scrivevo un paio di anni fa, dopo aver letto il libro ‘Io ci sono’ di Lucia Annibali, che tanto aveva entusiasmato un’amica:

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Cercherò di essere sintetica: giudizio controverso! Cosa dovrei valutare? La storia? La narrazione? Il personaggio? Il messaggio?
Provo ad esprimere le mie sensazioni, non riesco a dire in ultima analisi un ‘bocciato / promosso’.
Mi aspettavo qualcosa di diverso: è una cronaca giornalistica dei fatti accaduti, scritta in maniera molto scorrevole, si legge volentieri.

Non provo empatia per lei, per Lucia: mi aspettavo una donna più matura, l’ho trovata molto ragazzina, molto figlia di papà, molto superficiale per certi aspetti…

Certo, ha subito un’aggressione ingiusta ed efferata, l’ha denunciata, l’ha combattuta, si è rialzata con una forza d’animo esemplare per la quale la stimo. 

Ma finisce li… Il colmo è che lei sarebbe nessuno se fosse ancora quella che era prima, quasi paradossalmente lui le ha fatto un favore, lei stessa lo ammette dicendo che si preferisce ora…

Ha ricevuto un’attenzione mediatica che l’ha galvanizzata, ma che a me puzza un po’ di bruciato… Sono scettica e cinica lo so…
Avevo quasi paura nell’affrontare la lettura perché mi aspettavo che ricreasse nei lettori quei sentimenti ambivalenti che lei DEVE aver provato verso il criminale, e solo così avrebbe fatto leva su migliaia di altre inconsapevoli potenziali vittime di uomini altrettanto abietti. 

Invece no, solo odio, risentimento, desiderio di rivalsa. Giusto che ci siano, per carità, ma se avesse raccontato il ‘prima’ senza filtrarlo attraverso il senno di ‘poi’ avrebbe avuto maggiore efficacia.

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Ciò che forse non avevo espresso in maniera sufficientemente chiara è che nella mia testa le vittime in questi casi non si rendono conto di avere a che fare con un folle, fino al giorno in cui questo non sorpassa la soglia.

Non si rendono conto perché di questa persona sono, in una prima fase almeno, innamorate.

Questa storia mi ha delusa sotto questo punto di vista perché, per come è raccontata, c’erano tutti gli elementi sin dal primo giorno per inquadrare il soggetto (visto solo col senno di poi) e la vittima non parla mai di sè come di una persona innamorata, mai, nemmeno il primo giorno.

Mi aggancio a questa vicenda che torna attualissima oggi, che tanto si parla di femminicidio, il mio pensiero le infila una dietro all’altra queste brutte storie.

Cercate di capire bene ciò che dico, tenendo presente che rimane ben delineato il ruolo di vittima e quello di carnefice.

Femminicidio è un termine che non mi piace, perché sottende l’idea di vittime di serie A e di serie B.

E non è nemmeno chiaro se si tratti del primo o del secondo caso (secondo alcune forme di legislazione è addirittura un’attenuante, robe da non credere).

Invece ciascuna vittima di omicidio è a mio avviso al pari di tutte le altre (esclusi i casi di legittima difesa), sono per la parità dei sessi in tutti i sensi.

Chiara Poggi, Meredith Kercher, Simonetta Cesaroni, (e anche Marta Russo!) non sono state vittime di femminicidio? all’epoca il termine non esisteva.

Se vogliamo possiamo usare infanticidio per enfatizzare quando la vittima è un bambino, la cui aspettativa di vita era maggiore.

Per il resto si può usare uxoricidio, per indicare un crimine tra congiunti.

Ma femminicidio perfavore no, così come non mi piace l’avvocata se non è riferito alla Madonna, o la presidentessa, o tutte le altre storpiature di sostantivi maschili coniugati al femminile.

Al massimo si potrebbe usare donnicidio, o meglio ancora lasciar vivere le persone.

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16 Replies to “Dissertazioni lessicali e dintorni”

    1. Son convinta che quello che ho detto possa essere male interpretato… Mi serviva un modo efficace per trasmettere l’idea che non appoggio nè giustifico in alcun modo certi episodi 😣
      Grazie

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  1. trovo che diritto al voto a parte, siamo ben distanti dalla parità dei sessi. E credo che chi come noi fa un lavoro per lo più maschile se ne renda ben conto. E non basta imporre le quote rosa o aggiungere qualche vocabolo nuovo tipo “ministra” o “avvocatessa” che altro non sono che un inno alla cacofonia. L’uguaglianza deve partire dalla testa della gente, ma ancora non ci siamo visto che si continua a trattare il femminicidio come un “omicidio” diverso.

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  2. La comunità in cui vivo è stata recentemente scossa dalla scomparsa di Isabella Noventa, caso che è diventato nazionale. Il suo corpo non è ancora stato trovato.
    Anni fa una compagna di scuola di mio fratello, all’epoca ventenne o poco più, venne brutalmente uccisa mentre era in vacanza, sempre per opera di un ‘uomo’. Se ne parlò in tutta Italia, in tutte le TV, in tutti i giornali.
    Io non so se il termine femminicidio/uxoricidio siano da utilizzare o meno, ma di certo una società dove questi crimini si ripetono così frequentemente è una società che a me fa schifo.

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  3. Sicuramente sarà stato difficile scriverlo per lei… ma da un certo punto di vista sono contro l’attenzione che ha ricevuto, come hai detto se non le fosse successo niente ora sarebbe nessuno… Per quanto riguarda i femminicidi, si potrebbe parlare per ore…

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      1. Non lo ha nemmeno scritto lei, la penna è di una giornalista… Lei ha fornito la materia prima ovvero la storia… Anche io avevo paura a leggerlo, poi invece l’ho letto ‘volentieri’ ma mi è scaduto il personaggio…

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      2. Mi fido della tua opinione, anche se non ho poi così una grande stima… non che la disprezzi, certo… ma trovo che sia stato costruito un personaggio a partire dalla tragedia che ha vissuto, e non lo trovo giusto…

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