Io nel pensier mi fingo *

A immaginarmi cosa c’è fuori dalla porta di casa non mi ci metto, come faceva quello che ha formulato la locuzione: apro la porta e guardo. 

Ma stanotte, per aiutarmi a riprendere sonno, ho fatto un gioco, uno dei giochini mentali che mi invento ogni tanto per farmela passare.

Alla domanda “rivivresti il passato?”, ho iniziato a dare delle risposte; ho iniziato un elenco, diviso in due colonne.

A sinistra le situazioni positive, a destra le esperienze negative. 

Per quanto riguarda la colonna di destra, nessun caso è stato valutato, nè ne riporterò alcuno, anzi come andavano ad aggiungersi all’elenco già cadevano nel vuoto e si cancellavano autonomamente.

Invece le esperienze positive passavano al vaglio ad una ad una, però non tutte conseguivano il diploma di ‘la rivivrei’, perché seppur arrivate nella colonna di sinistra, la loro ripetizione si rivelava a volte scontata (priva dell’effetto sorpresa nativo), a volte fruttifera di implicazioni indesiderate, a volte semplicemente noiosa (si tenga presente che non mi piace nemmeno rivedere un film, rileggere un libro, reindossare un abito).
Ad un certo punto nella colonna di sinistra ha fatto capolino la situazione “uscire alle 4 dalla discoteca e andare dall’abusivo per mangiare un panino con salsiccia, melanzane, peperoni, cipolla e salse”.
E si, questa ha passato l’esame. 

E se questa è quella che l’ha superato, la dice lunga sulla colonna di destra….

(* Post decongelato)

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4 Replies to “Io nel pensier mi fingo *”

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