The day after (notte dopo degli esami)

Sui titoli delle tracce della maturità in molti hanno detto la propria, e tutte queste opinioni si riassumono in due macro gruppi:

  1. ‘i titoli sono belli’
  2. ‘i titoli sono brutti’

A me dalla seconda elementare in avanti avevano insegnato che gli aggettivi ‘bello/brutto/buono/cattivo’ vanno usati con parsimonia e sostituiti con altri più significativi.

Così quando il nostro presidente del consiglio twitta ‘le tracce mi sembrano belle’ a me cascano le braccia (tra l’altro il fatto che gli sembrino mi lascia il dubbio che non le abbia manco lette).

Non ho sentito una, una sola, considerazione significativa: non ho sentito dire nemmeno un ‘io avrei scritto così’; ma mica mi aspettavo un tema intero, giusto un pensiero, due righe, 140 caratteri ecco: invece il nulla cosmico!

Io ci ho riflettuto, e non è vero che non ho niente da dire; rileggendo lo stralcio tratto dal saggio di Eco ‘Sulla letteratura’ e riesaminando i quesiti posti, qualcosa da dire di mio ce l’ho.

Fermi vi prego… Non scappate!

Lungi da me svolgere analisi del testo, considerazioni critiche di livello o rimandi di esempi alla letteratura del novecento, anche perchè non sono in grado di fare nessuna di queste cose.

Giusto i miei 2 cents sull’argomento.

In estrema sintesi, per chi non ha voglia di rileggersi la traccia, Eco afferma:

  • che la letteratura è immateriale;
  • che è un modo dilettevole per un popolo di sentirsi unito e di tramandare ed evolvere il linguaggio, senza imposizioni o regole esterne;
  • che non bisogna temere lo svilimento o la banalizzazione della lingua (lui parla di trionfo dell’italiano medio);
  • che le opere letterarie vanno lette e non interpretate;

o almeno questo ho inteso io.

Vero, quanto afferma è vero, verissimo; concordo in pieno, quoto si dice oggi.

Ho sempre apprezzato Eco come scrittore; non ho letto ‘Il nome della rosa’ perché ormai mi avevano già rivelato il finale e la lettura si rivelava troppo impegnativa per non avere nulla che mi sorprendesse a fine libro.

‘Il secondo diario minimo’ era uno dei miei libri preferiti: una collezione delle bustine di minerva (gli articoli che chiudevano l’Espresso) di cui memorabile quella in cui descriveva quali caratteristiche rendono un film pornografico:

un film si rivela pornografico quando non c’è nulla da raccontare (perché tutto si riduce alle scene di sesso) e allora per tirarla un po’ in lungo si dà rilevanza a dettagli che non ne hanno; ad esempio se Gilberto per andare da Gilberta prende l’auto e il film descrive tutto il tragitto fino al cambio delle marcie, è un film pornografico!

(vado un po’ a memoria eh…!)

Ed ecco le mie riflessioni, RANDOM, le butto là

  • letteratura immateriale: si tratta di aria fritta; come è aria fritta la musica, un po’ meno i dipinti e le statue; ma sempre espressioni artistiche sono, modi alternativi di comunicare le proprie emozioni, aria fritta anch’esse, ma vitali e fondamentali;
  • senza imposizioni: mi è venuta in mente la storia del petaloso! così aveva risposto la Crusca al piccolo Matteo: se il tuo vocabolo si rivelerà utile, entrerà a far parte della lingua (io sto ancora attendendo uno solo che dica ‘eh si, ci voleva proprio l’aggettivo petaloso, altrimenti non avrei saputo definire questo fiore con molti petali’… vabbè)
  • non temere la banalizzazione: leggete pure Fabio Volo (e lasciate che lui scriva) purché leggiate!
  • prima di trarre le conclusioni su quanto altri hanno scritto, leggete leggete e leggete; poi se volete scrivere qualcosa, scrivetelo di vostro pugno.

E ora mi auguro che questi due cents nella fontana di trevi della maturità non mi facciano ritornare gli incubi di doverla ripetere.

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6 Replies to “The day after (notte dopo degli esami)”

  1. Non avevo letto il testo di Eco, ma ho letto i tuoi “cent”, e avete ragione, tutti e due 😉 Ho letto le tracce e non dico che sono belle, dico che probabilmente avrei saputo cosa scrivere, dico che mi sarebbe piaciuto riflettere sui confini, o sul voto delle donne… dico che son tracce con tanto materiale a disposizione per chi sa guardarsi attorno 😉

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  2. Beh, io non mi ero espresso dicendo belli o brutti.
    Ho definito gli argomenti ‘ciclici’ e comunque interessanti, anche perché oggigiorno la prova di italiano ti lascia spazio anche ad argomentazioni differenti dal tema classico, per esempio con un saggio o un articolo/approfondimento.
    Detto questo, ripeto che il titolo sul PIL è tutt’altro che banale, e che aprirebbe le strade a molteplici considerazioni.
    Ciao

    K!

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      1. E’ complicato, non si può riassumere in poche righe.
        Certamente la valutazione del PIL come indice di benessere di una Nazione è un concetto che era in voga fino al decennio scorso, ed indubbiamente è ancora utile per determinare gli indici di crescita delle varie economie. Ma, secondo me, NON può essere considerato un indice di ricchezza o di benessere.
        Come dicono alcuni economisti, mica il PIL potrà crescere all’infinito!
        Diciamo che avrei impostato il discorso citando i due punti di vista diametralmente opposti, ed alla fine avrei aggiunto le mie considerazioni personali.
        Ma, guarda, io ho molti più anni di un maturando, e molti più esami sulle mie spalle (anche economici) per cui è troppo facile fare il “sapientino”. Volevo solo dire che secondo me può essere un argomento di discussione interessante.

        Certo che leggo i tuoi post fino in fondo, anche perché non li trovo per nulla banali. Al massimo potrei pensarla diversamente, ma è normale.

        😀

        Ciao Elena e buon weekend

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      2. Comunque io di economia ne so niente e per questo non avrei saputo che dire; e per questo anche mi piace sapere ‘cosa’ si potrebbe dire (detto in parole semplici)

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