Amerai il finale (*)

Non posto mai ricette, ma ogni regola ammette la sua eccezione perché quando ci vuole, ci vuole!

Consumo il pranzo in una mensa che serve la zona industriale in cui è situata l’azienda per cui lavoro.
Essendo abitudinari abbiamo un tavolo a noi riservato, che ospita fino a sei commensali.

Contiguo al nostro c’è un altro tavolo uguale, occupato ogni giorno da persone diverse.

Oggi un gruppo di operai, tutti con la stessa maglietta azzurra. Io sono seduta nella posizione laterale; loro sono in 6 e riempiono i posti a sedere: quello laterale del loro tavolo è come se fosse seduto dirimpetto a me.

Mentre mangio non posso ignorare lo sguardo allibito con cui osserva il piatto del collega seduto di fronte a lui, alla mia sinistra.

Butto l’occhio: sta tagliando a pezzettini una fetta di melone; nel piatto fondo in cui lascia cadere i tocchetti ha già affettato a rondelle una banana.

Io non ci trovo nulla di insolito, si chiama macedonia a casa mia.

Ad un certo punto, senza distogliere quegli occhi azzurri attoniti dalla frutta sminuzzata grossolanamente gli dice in tono di sfida:

“Non sta fare queo che penso mi” (non fare quello che penso farai).

L’uomo a fianco di me imperterrito continua la sua preparazione.

Poi sposta il piatto e prende un cornetto Algida. Mentre lo scarta il collega seduto all’altro estremo della tavolata si accorge di me e lo avverte “Anca la signora xe drio vardare queo che te fè” (anche la signora, pronunciata con una bella O larga, sta guardando quello che fai).

Io inizio a ridere, tra il disappunto di alcuni miei commensali.

Imperturbabile il mio vicino di desco inizia a svuotare il cornetto dal gelato dentro la sua macedonia con un cucchiaino.

I suoi colleghi sono schifati.

Lui risponde “No vegno più a magnare con voialtri” (non vengo più a mangiare con voi); poi però si giustifica: “l’ha detto la Parodi di fare così”.

“Ah beh… Cotto e mangiato allora” ridacchiano.

Soprattutto cotto, come tutti i menù della Parodi penso io, che in cucina ci sa fare tanto quanto me.

Lui, masterchef, difende il suo piatto “In gelateria te lo fanno pagare 10€ una roba così… È buonissimo: frutta, gelato, scaglie di cioccolato e croccantini”.

Addenta il cono, rimasto ormai un mero biscotto con la punta al cioccolato, e dice con gusto “e questo è il dessert”.

(* L’immagine, tratta dal web, ha il solo scopo di presentare il racconto, l’aspetto reale era molto meno appetitoso)

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