Il carretto passava e quell’uomo gridava ‘gelati’

Girovagando per i social network capita di imbattersi, tra un gattino e un profilo con bandiera del momento, tra un tuffo dallo scoglio e un piatto di carbonara, di imbattersi dicevo in qualche immagine più suggestiva.
Osservando quella che ho riportato la sensazione immediata è quella di addentare il lemonissimo e staccare quel dentino di ghiaccio alla sommità.

Poi se continuo a guardarla arrivo avidamente alla fascia più scura in basso, meno acqua e più sciroppo.
All’epoca, così come adesso, assieme ai gelati ufficiali venivano venduti anche i ghiaccioli ‘normali’ quelli con la sommità tondeggiante, tipo l’arcobaleno, ma monogusto.

C’erano anche quelli con lo stecco di plastica, con inserti a tacca regolari che ne permettevano un gioco di incastri, se ne conservavi un certo numero: io modestamente avevo costruito un robot che avevo battezzato grattugiano, denotando già notevole fantasia per le forme e per i nomi.

Mi ricordo dell’usanza di affiancare due ghiaccioli e succhiare dal tuo per sentire il gusto dell’altro (in teoria un pochino di gusto sarebbe dovuto filtrare attraverso il ghiaccio; gusto di colorante in verità, ma non importa).
Non ricordo dove prevalentemente vedevo il cartellone, ricordo solo di avere mangiato tanti ghiaccioli.
I cartelloni pubblicitari funzionano un po’ come le carte geografiche appese in classe a scuola: non è che ti metti lì davanti e studi la posizione di un paese rispetto ad un altro fino ad impararla, solo che, guarda oggi guarda domani, ti entrano in testa, memorizzi l’immagine, impari.
Quando si vendevano i gelati Eldorado io in realtà mangiavo solo ghiaccioli et similia: ricordo quando hanno inventato il calippo, che non usciva mai dalla confezione e poi sgusciava via tutto d’un colpo; alla fine rimaneva un fondo sciropposo e liquefatto che era impossibile non sporcarsi le mani.

Ricordo anche la granita che bisognava grattare con la palettina, tanta pazienza, e cercare di non spezzarla!

Della stessa epoca sono le liquirizie haribo, costavano 50 £ ciascuna; ve ne erano di diverse forme ma quella a rotella era la mia preferita perché la srotolavo e mangiavo un lungo spago, durava di più insomma; e che strani erano gli adulti, volevano convincermi che la vera liquirizia era quel legnetto filamentoso e dal retro gusto amarognolo, oppure peggio quelle caramelline dure che ti lasciavano lingua e denti neri.  

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8 Replies to “Il carretto passava e quell’uomo gridava ‘gelati’”

      1. Sul serio? Allora forse mi confondo. Fatto sta che non lo vedo da anni, e sono più che certo che al bar dove vado a pranzo hanno l’Algida ma non il Liuk, forse è diventato un prodotto da supermercato ma non da negozio.

        Ho guardato ora alcuni cartelloni Algida on-line, ed il Liuk non c’è proprio, esiste solo la confezione da 6 (tipica da supermarket).

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