La morale della favola (Le principesse) *

Ogni tanto mi capita di sentire qualche bizzarra analisi di correlazione tra causa ed effetto tra fenomeni, condotta in modo scientifico; tipo “secondo uno studio inglese chi dorme 8 ore per notte ha più possibilità di imparare a suonare il sassofono”.

(Disclaimer: non è vero, me lo sono inventata, è solo un esempio).

Eppure ci sono persone che conducono studi ai confini dell’inutilità adottando procedimenti estremamente rigorosi.

Per esempio riguardo al significato e all’interpretazione delle favole classiche mi è capitato di sentir paragonare le scarpe di cristallo di Cenerentola all’imene; oppure il sangue prodotto dalla puntura dell’arcolaio della bella addormentata nel bosco, al menarca.

Che dal punto di vista psicanalitico, del subconscio e di tutta la tiritera che ci si può attaccare magari un senso lo trova.

Però secondo me i bambini e le bambine che ascoltano la narrazione delle fiabe non arrivano ad elaborare certe informazioni nemmeno a livello subliminale.

Ritengo invece altamente diseducativi alcuni messaggi delle favole tradizionali, ad esempio che Cenerentola al ballo vestita di stracci non può andare; se invece si veste di tutto punto sì, e il principe la sceglierà in sposa.
Per quanto io sia la prima a ribadire che bisogna presentarsi sempre al meglio delle proprie possibilità, odio la sciatteria, ma non mi piace che passi il messaggio che ‘chi è vestito male non arriva da nessuna parte, anzi resta chiuso in casa a piangere’.
Tra l’altro, che qualità ha questo principe a cui tutte ambiscono? Oltre che essere uomo di potere e ricco, eventualmente bello.
E le scarpe di cristallo: ma ti sembrano comode per ballare? Capisco i tacchi alti, slanciano la figura, ma una scarpa che basta un sassolino a scheggiarla e ti tagli il piede.

Prendiamo un’altra aspirante principessa: Biancaneve, la cui suprema ambizione è fare da colf per 7 uomini, nani per giunta.
La sventata apre la porta a una sconosciuta, rischia le penne, e attende (nel sonno) chi? Di nuovo il principe! E non appena apre gli occhi si innamora e se lo sposa. 

Ma non si dovrebbe piuttosto insistere sulla conoscenza di una persona prima di un passo così importante?

“Cappuccetto rosso: vai a portare le frittelle alla nonna malata.”
Frittelle??? quale alimento migliore per una donna anziana immobilizzata a letto?
“E soprattutto Cappuccetto rosso… non andare attraverso il bosco che ci sono i pericoli”.
Ma la mamma di Cappuccetto rosso non sa che non si deve dire cosa NON fare, che quello è il sistema migliore perchè un bambino faccia PROPRIO quello? che bisogna, per ottenere un risultato, suggerire COSA fare, proporre in modo costruttivo?
A questo punto quasi quasi preferisco i moderni Simpson e Griffin con la loro visione dissacrante della famiglia unita.
(* Questo post completa il discorso lasciato sospeso ne La morale della favola).

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7 Replies to “La morale della favola (Le principesse) *”

  1. Condivido nel ritenere assolutamente fuori luogo l’ associazione tra i dettagli delle favole e quelli relativi all’anatomia femminile. Preferisco continuare a credere che su quelle scale, a mezzanotte, Cenerentola abbia perso la scarpina, piuttosto che l’imene. Che cosa raccapricciante 😂

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  2. Potrei scrivere per ore riguardo a questo post. Non avendole, cerco di riassumere con brevi frasi:

    1) Secondo me ci sta che al ballo non si possa andare vestiti di stracci, quello è lo specchio della società reale. A rendere più giusta la cosa, comunque, c’è sempre il fatto che, quando gira di casa in casa, il ciambellano nota la grazia di Cenerentola anche se è coperta di stracci intenta a lavare a terra. E pretende che anche lei provi la scarpetta, in barba alle rimostranze della matrigna

    2) la scarpa di cristallo: si, questo è un elemento che cancellerei. Perché va instillato nelle bambine il cliché delle cose luccicanti, lussuose e sfavillanti?

    3) e il principe…perchè oltre che bello e ricco (e molto spesso figlio unico, mai con una sorella con la quale Cenerentola deve confrontarsi) non viene mai dipinto come affettuoso, che porta la colazione nel letto della moglie e, perchè no, ogni tanto cambi due pannolini?

    Le favole piacciono a tutti, anche i grandi si cullano con gli stereotipi…ma forse è ora di aggiornare il repertorio.

    Ps: tra tutte le favole, ora che ci penso, quella del buon Collodi è un classico senza tempo che salverei sempre.

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