La valle dei templi (#3)

Viaggiare coi bambini al seguito non è da persone di buonsenso: le persone di buonsenso non vanno a visitare i siti archeologici alle 14, perché sanno che nei siti archeologici non c’è ombra, e i bambini sclerano.

In realtà le mie più degli altri: in particolare Sofia attacca una sinfonia inbraccioinbraccioinbraccio

Se si trattasse di fare ruote per tutto il percorso lungo gli scavi ok, ma siccome sua sorella sta in braccio anche lei vuole fare altrettanto.

La mia pazienza viene messa a dura prova anche da una comitiva di turisti giapponesi che decide che, visto che le mie figlie fanno qualche capriccio, loro acquisiscono il diritto di passare davanti a noi alla biglietteria. Tutti quattordici.

Poi però, un po’ in groppa, un po’ incuriosita da alcune versioni semplificate che le racconto della storia, visita l’intera valle dei templi.

Assieme a lei leggo con attenzione le piante dei templi e imparo la nomenclatura delle zone in cui sono suddivisi: pronao che è la zona antistante, cella l’area centrale, opistodomo la zona retrostante. 

Imparo il nome della pietra locale con cui sono costruiti: la calcarenite.

Le racconto la storia di Icaro che si era costruito le ali per volare ma siccome erano di cera si sono sciolte ed è caduto.
La valle dei templi si trova poco fuori Agrigento, città arroccata su un monte e avvolta da una cinta di costruzioni popolari anni ’60 con la biancheria colorata ordinatamente stesa alla finestra. Proviamo ad affrontare la visita del centro storico ma il pomeriggio è già stato abbastanza impegnativo per inerpicarsi ancora.
Ci limitiamo ad una sosta al bar dove proseguo il mio personale percorso gastronomico di scoperta e mi gusto una freschissima granita al limone (forse dopo un pomeriggio sotto il sole era buona anche acqua e fango, ma ritengo che quella granita fosse veramente speciale).
Nel frattempo Viola ha preso sonno. Viola che le zanzare hanno ridotto come la pimpa. Viola che sta imparando a parlare e formula le sue prime frasi complete: per affrettare la discesa dall’aereo gridava ‘Vojo scendere!!! Permesso’, oppure esclama ‘L’acqua…. È bagnata!!!’ quando l’onda lunga arriva a lambire i suoi piedini e distruggere il castello di sabbia che stiamo costruendo.
Viola che approfitta dello spannolinamento per fare opposizione ogni volta che deve salire in auto gridando il suo mantra scatologico lacaccalacacca, costringendoci ad esibizioni delle pudenda nei park dei super o lungo le statali, asserendo subito dopo ‘no cappa’.

Viola che una volta legata al seggiolino, flessibile come una colonna di cemento armato, piange fino allo sfinimento dell’ugola sua e dei timpani nostri, ripetendo ancora lacaccalacacca per poi concludere serafica ‘no cappa’ appena ti riesci a fermare e le concedi la possibilità di farla.

Viola che alle tre di notte ci chiama, prima per lacaccalacacca, poi per bere acqua, poi per il bibe, infine per concludere ‘bata nanna, Peppa Pig’.
Viola che è tutto mmio: è mmio il secchiello, è mmio il tappeto (il mio asciugamano), è mmio il sacchetto di bicotti (e lacia ttare! aggiunge in tono intimidatorio), è mmio il pacchetto di camarelle.
Viola che saluta tutti quelli che incontra, se gli vanno, altrimenti gli intima spostiti.

A volte mi è stato chiesto come mi organizzo con i bambini: come faccio per il mangiare o per il riposino.

La risposta è: Improvviso

Sapere già in anticipo come affrontare questi ostacoli è come uscire a cena con amici e pianificare la conversazione a priori.

Quella di oggi, della visita al sito archeologico per la verità è stata un po’ impegnativa, ma poi resta il ricordo delle cose belle, e la fatica si dimentica.

(To be continued)

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