Porto Palo (#4)

È la nostra prima vera giornata di mare.
A differenza del villaggio turistico dove va in scena la recita dell’accoglienza e il format degli amiconi, quando fai il turista fai da te sei a tutti gli effetti un libero cittadino, che si deve arrangiare in tutto e per tutto. Questo ti dà modo di scegliere la meta di giorno in giorno, conoscere le persone del posto, e anche di sottrarti alla tentazione di banchetti luculliani a pranzo e cena.

Con i miei genitori ho sempre fatto vacanze itineranti, e ne ho sofferto un po’: mi mancava il vicino fisso di ombrellone, con cui stringere amicizia e giocare nei giorni successivi.

Per tutta la mia vita ho sempre sentito il bisogno di trovare qualcuno con cui scambiare due parole, rimanendo anche spesso delusa al punto di disinteressarmi in alcuni casi in maniera totale alla stessa cosa.

A Sofia non sembra fare granché differenza, lei fa le ruote, fa le mosse, fa i suoi balli in riva al mare.

Sofia così bella che indugio a metterle la crema in viso per rimirarne i lineamenti, lasciandola lì ad aspettare con gli occhi strizzati e la bocca corrucciata.

Viola invece saluta tutti quelli che vede passare ‘ciao quello’ dice, e si approccia a tutti quelli che le ispirano simpatia.
Mentre passeggiamo verso il bar Sofia vede alcune bambine a cui la madre ha creato una coda da sirena con la sabbia e vuole ripetere la creazione: pertanto la sua mamma (io) inizia a racimolare terra da ammucchiare per forgiare delle pinne. Oh, ma che fatica nelle braccia!!! E poi la vuole decorare con sassolini e conchiglie.

Viola invece vede in lontananza una barca in secca rovesciata a chiglia in su, dove alcuni bambini giocano e si impunta che vuole andare lì: la accompagno e mi incanto ad osservare un fiore, che cresce dalla sabbia.

Decido che si tratta della ginestra, di cui Leopardi ha cantato le straordinarie doti di saper fiorire in un ambiente tanto ostile come le pendici di un vulcano.

Si tratta invece di un pancrazio marittimo o giglio di mare.

Forse, se Leopardi avesse avuto la possibilità di fare qualche ricerca su Google, avrebbe ridimensionato la sua adorazione per la ginestra, o magari avrebbe dedicato una nuova poesia a questo fiore.

Indugio a riflettere: se Leopardi avesse avuto Facebook, a Silvia gliela avrebbe cantata in bacheca o via messenger?

(To be continued)

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