Selinunte (#9)

Anni fa mi era stato detto di mettere Sofia sugli sci quanto prima, non perché imparasse presto a sciare, ma perché memorizzasse alcuni schemi corporei e posizioni di equilibrio finché era molto piccola: le stesse informazioni se le sarebbe ritrovate pronte più avanti.

Credo che un meccanismo analogo sia per le visite culturali: non perché capiscano subito, ma perché gli resti il piacere della scoperta.

Quando avevo otto anni mi hanno portata in Grecia e ho visitato il Partenone, e mi ricordo ancora il teatro di Epidauro, per cui forse il suggerimento è sensato.

Comunque essendo molto stanchi dal rientro tardo della sera precedente, e dato che è un’altra giornata molto ventosa, decidiamo di visitare il sito archeologico di Selinunte.

Il sito offre la possibilità di muoversi da un tempio all’altro con un trenino, e la scelta si rivela vincente, evitando sceneggiate di stanchezza e consentendoci di riservare le energie all’esplorazione dei templi.

Ovviamente si tratta di costruzioni molto simili a quelle della valle dei templi di Agrigento. Di queste però si apprezza particolarmente la peristasi, ovvero il perimetro di colonne.

Sono costruzioni imponenti, le colonne si elevano per diversi metri: se ne osserva la formazione modulare, a blocchi sovrapposti; non tutti i blocchi hanno mantenuto lo stesso stato di conservazione: quelli alla base sembra abbiano mantenuto meglio la loro forma, quelli superiori invece sono erosi dal vento.

I templi non sono numerosi ma permettono di essere visitati anche all’interno (o comunque da molto vicino, per quelli di cui resta solo una parte).

I venti minuti di attesa tra un treno e il successivo ci sembrano inizialmente un tempo eccessivo e invece si rivelano brevissimi, quasi insufficienti.

I trenini portano i nomi degli dei, Zeus, Apollo, Demetra…

Il tizio alla biglietteria ci dice che Rubens ci porterà al primo tempio, e io mi metto a scrutare i mezzi in sosta cercando il treno che riporta questo nome.

“No signora… Ma dove va? È lu cristianu che si chiama cosi”.
Dopo la visita al primo tempio, è di nuovo Rubens che ci raccoglie e ci porta alla stazione successiva. 

Si è fatto tardi, le corse ormai terminano, visitiamo il frontone che rimane del tempio più in sommità e poi mentre attendiamo il treno per il rientro mi gusto una granita alla mandorla: sembra un gelato di confetti.

Concludiamo con la cena presso le cantine De Gregorio: il posto è molto bello, di quelli con tanto spazio tra i tavoli. Apprezzo in particolare un antipasto a base di gamberetti in salsa di mango con scaglie di cocco, che non sarà cucina tipica locale ma è molto buona.

E poi il dessert a base di panna cotta e granella di pistacchio, appoggiato su Nutella di pistacchio: sublime! Detto da una che non va pazza nè per la Nutella né per il pistacchio, significa che era proprio buono!!!
(To be continued)

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