Nine-Eleven

Driiiiinn.. Il telefono squilla.

Mi trovo in ufficio, è il mio interno.

“Pronto?”

“Ciao, sono Fabio… Da te va internet?”

“Non lo so”

“Puoi controllare?”

“Ma è urgente? Sto facendo altro…”

“Si controlla subito… Alla radio hanno appena detto che sono cadute le torri gemelle, ma Internet è tutto bloccato, noi giù da basso non riusciamo più ad accedere…”
In quel momento mi sfuggiva la portata dell’affermazione.

Mi sposto fino alla scrivania tenendo il cordless a mezz’aria. Interrompo il salvaschermo con l’ora che rimbalza sullo sfondo nero nel mio pc.

“No non funziona” confermo.
“Sono cadute le torri gemelle!”

Lo riferisco ad alcuni colleghi intorno a me.

Poi continuo a riflettere in silenzio: cadute. Cadute come? Un terremoto? Non erano costruite a regola d’arte? 

Quindi mi rimetto al lavoro, senza dare troppa importanza alla cosa.
Poco dopo termina l’orario di lavoro, salgo in auto e accendo la radio.

Ciò che poco prima mi era arrivata come una notizia in sordina, ovattata, diventa una bomba esplosiva.

Attentato: due aerei sono stati dirottati addosso alle torri gemelle.

E uno anche sul Pentagono.
Quelle notizie, accompagnate dalle immagini, avrebbero occupato la scena per mesi.

Il cielo azzurro, le torri che svettano, il buco provocato dall’aereo, le fiamme, il fumo nerissimo.

Le costruzioni rivestite di specchi, le persone che si gettano dalla finestra, sorpresi mentre erano al lavoro, esattamente come lo ero io.

I racconti delle telefonate ai parenti a casa, la lucidità e la consapevolezza della morte imminente.

E poi ground zero: le macerie, i pompieri, gli idranti.

E poi i messaggi di Osama Bin Laden, da qualche caverna del medio oriente, a intervalli di qualche settimana.

Le innumerevoli ipotesi: il cedimento strutturale, il complotto della CIA.
Quel giorno, l’11 settembre 2001, uscita dal lavoro andavo a ritirare l’abito da sposa: mi sarei sposata il sabato successivo.

Come stridono i due eventi: uno lieto, l’altro, sia pur distante da me, sconvolgente, terribile.
Come il Natale celebra la nascita, la natività, in maniera simbolica per tutti, e poi ciascuno festeggia il proprio compleanno nel giorno che gli tocca, così l’11 settembre è una data emblematica.

Quel giorno il mondo occidentale si è scoperto vulnerabile.

Un attacco di portata immensa, erano stati violati tutti i controlli aerei, e quegli aerei erano stati usati per distruggere le twin towers, i grattacieli più alti al mondo.

Una specie di forzato autogol: una beffa.

Così come ognuno di noi ha il compleanno, allo stesso modo arriva un giorno in cui si scopre vulnerabile, gli crollano le certezze, vive il suo personale 11 settembre.

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