Notti in bianco, baci a colazione

Il libro di Bussola, il secondo del mio ‘zoccolo duro’ di letture, è scritto in prima persona: Bussola, anzi Matteo, parla di sè, mette la sua faccia, mette il suo nome e il suo cognome.

Racconta della sua scelta di abbandonare il lavoro come architetto in un ufficio comunale; racconta della sua famiglia, una compagna e tre figlie femmine; racconta della sua vita di padre che le accompagna a scuola e si confronta con gli altri genitori; racconta i dialoghi con le bambine: piccole grandi domande che aspettano risposte semplici e vere; racconta episodi quotidiani accaduti al bar o nella sala d’attesa del medico curante; racconta del supermercato dove fa la spesa, ed è una parte esilarante; racconta i pregiudizi della gente.

Sarà perché è mio corregionale e capisco bene alcune battute scritte in dialetto, non solo in senso semantico, capisco proprio la mentalità, il contesto in cui si calano: dànno un colore incredibile a certi passaggi.

Sarà perché traspare il suo stato d’animo di uomo felice: felice della sua compagna, felice di fare il padre, felice del lavoro che fa (il disegnatore di fumetti).

Sarà perché non lo so il perché, ma mentre leggevo ridevo talmente forte che la gente attorno mi pensava pazza; altre volte invece mi si accapponava la pelle per la meraviglia dei pensieri.

Traspaiono sentimenti positivi così forti che è impossibile non rimanerne contagiati.

In molti raccontano gli episodi di vita quotidiana, ma questi sono speciali, nella loro semplicità.

Lo stile è essenziale, fatto di dialoghi e riflessioni a seguire. La narrazione è episodica.

Il contenuto è gustoso, divertente, prevalentemente spensierato.

Ecco spiegato il motivo per cui nella mia testa fa binomio perfetto con il precedente libro letto; i due si compensano: uno aspro l’altro dolce, uno strutturato l’altro frammentario; le due letture si compensano e insieme hanno ridato vita alla mia passione per la lettura.

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