La penna verde

Il bar sulla statale ha conosciuto sorti diverse nel corso degli anni; ho avuto bisogno alcune volte di fermarmi per una sosta lungo il tragitto verso il lavoro.

La prima volta che lo avevo scelto, ci avevo messo una croce sopra, per la malagrazia con cui mi avevano servito il caffè e per la sensazione di sporcizia che regnava.

Poi un’altra volta lo avevo visto chiuso, in restauro.

Da qualche anno è diventato un luogo più appetibile, quasi trendy.

La penultima volta che ci ero stata, quella prima dell’altra mattina, lo avevano in gestione due ragazze: nel tempo di un caffè avevo avuto modo di apprendere molto delle loro vite private.

Niente di chè, solo che erano molto inclini al dialogo fra loro.

L’altra mattina entrando mi ero soffermata a rimuginare sull’insegna: la ragione sociale del bar è un gioco di parole, in cui ‘bar’ è la parte iniziale di un nome proprio, Bartolomeo.

Oppure Bar Tolomeo.

Chissà chi è costui, pensavo: il proprietario? un amico? semplicemente un nome che si presta a questo simpatico giochetto? E si chiama Tolomeo o Bartolomeo?

Mentre varco l’ingresso un gruppetto nutrito, 5 o 6 persone tra madre, padre, figli e zie, mi contende la priorità al bancone, a cui mi appoggio in paziente attesa del mio turno.

Mi sento ignorata, quasi invisibile, agli occhi della barista, che si trova da sola a servire: non ricordo se è la stessa persona che aveva la socia.

In compenso un altro avventore, seduto al bancone dall’altro lato, prende ad osservarmi con insistenza.

Supplisce all’indifferenza della barista e anzi aggiunge molta all’attenzione di cui mi sento in difetto.

Provo disagio, come se fossi in mezzo ad un passaggio e la gente continuasse ad urtarmi, in questo caso con gli occhi, e io non trovo una posizione in cui non sono di impiccio, pur continuando a spostarmi.

Cerco di parare le occhiate ma continuano a cadermi addosso.

Una volta che la barista lo ha servito l’uomo si sposta al tavolo.

Finalmente arriva il mio turno; mentre sorseggio il mio caffè continuo a sentirmi sotto stretta osservazione: mi sento marcata con gli occhi.

Ogni mio movimento mi provoca imbarazzo: che avrò di tanto strano?

Non riesco a dribblare questa serie di sguardi.

Pago il caffè ed esco dal bar, dirigendomi verso l’auto parcheggiata lì vicino; nei pochi metri che mi separano dal mio mezzo ripeto mentalmente tutto ciò che devo ancora fare prima di arrivare al lavoro: due telefonate, la spesa, e giù l’elenco di ciò che mi serve.

Principalmente devo procurare i quaderni a Sofia e una sfilza di articoli per la scuola; la penna verde cancellabile? speriamo di trovarla al supermercato!

Il pediatra non risponde; pazienza lo chiamerò domani, è per il certificato per l’attività sportiva, non è urgente.

Risalgo in auto e mentre arretro un’ombra si avvicina al finestrino lato guida: quello stesso uomo che prima era seduto al bancone del bar e mi fissava, ora mi bussa sul vetro.

Per fortuna sto facendo manovra con cautela, a differenza del mio solito, così evito di investirlo mentre rimugino sulla penna cancellabile verde: ma cosa se ne faranno? Io in tanti anni non ne ho mai avuto bisogno.

Nel giro di pochi secondi passo al vaglio le ipotesi più plausibili
1) ho urtato inavvertitamente la sua auto e vuole chiedermi di risarcire i danni

2) ha bisogno di aiuto (rimasto a piedi / finito i soldi / cellulare scarico)

3) gli servono indicazioni (spero per lui non si tratti di questo perchè sono piuttosto imprecisa nel fornirle)

Abbasso il finestrino; gli bastano 10 cm di fessura e mi scarica una raffica di domande:

“Scusa… come ti chiami? Sei bellissima! Mi dai il tuo numero di telefono? Prendi un altro caffè? Quando posso rivederti?”

Ecco!!! Ecco cosa stavo dimenticando dalla lista della spesa…! Il caffè in polvere! Se domani ne sono ancora sprovvista non posso certo fermarmi qua (dopo che sono scappata via dicendo che ero di fretta e che non passo mai di qua).

Epilogo: la penna più verde che sono riuscita a trovare è stata una penna ‘Green’ ovvero una penna ecologica, ma che scriveva assolutamente in nero.

Annunci

8 Replies to “La penna verde”

    1. Stavo per mozzargli quattro dita mentre risalivo il finestrino, visto che aveva infilato la mano in segno di presentazione… Forse ha visto i seggiolini da bambino sul sedile posteriore, forse sono stata sufficientemente assertiva nel rispondere no grazie.

      Liked by 2 people

    1. Da un lato ne sono rimasta lusingata: ora quando mi sento sotto osservazione mi dico ‘sarà perché sono bellissima’ 🙂
      Dall’altro lato mi chiedo: con tutta questa paura odierna di interagire direttamente con il prossimo, di preferire giri virtuali a un diretto ‘chi sei?’, questo tizio non è una pericolosa eccezione?

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...