Ti conosco mascherina?

Quando l’estate d’improvviso finisce e hai l’esigenza di portare le bimbe fuori di casa, ti ritrovi a convertire una passeggiata in centro storico in una gita al centro commerciale.
Appena fatto l’ingresso le piccole si dirigono sulle rampe mobili e, pur trovandole ferme, iniziano a percorrerle su e giù numerose volte.

Mentre le tengo d’occhio incrocio alcune ragazze vestite in maniera singolare: indossano parrucche colorate ed abiti in stile carnevalesco.

Poiché siamo ben distanti dal martedì grasso penso ad un’iniziativa del centro per cui hanno assoldato delle promoter vestite come personaggi dei cartoni animati per attirare la clientela.

Continuo ad osservare e non si tratta di due o tre ragazze, ma di un numero più importante.

Sulla rampa ne incrocio una che è vestita da geisha giapponese, con tanto di infradito su zeppa, indossate con calzino bianco.

Era dai tempi degli zorri (ciabatte di gomma da piscina) che non vedevo un’arte simile nell’incastrare la calza tra l’alluce e il secondo dito.

È impedita nel deambulare, e un ragazzo in borghese la aiuta a procedere.

Che strano, di solito le promoter non sono accompagnate, si vede che ha finito il turno.
Sotto le rampe vedo un ragazzo con una tuta attillata nera che indossa ingombranti protezioni di polistirolo dipinte di un verde intenso. In testa ha un casco verde e una mascherina specchiata arancione. Imbraccia una finta arma. Il casco è sollevato e parla con alcuni amici. Non capisco se sia un gormito, l’incredibile Hulk o una tartaruga ninja.

Questi soggetti si fanno via via più numerosi: una ragazza con una divisa da basket, parrucca viola e palla in mano; una specie di Wonder Woman con le morbidezze di una danzatrice del ventre; tre ragazzi col saio e finte spade laser in mano.
Il dubbio che non si tratti di persone che stanno lavorando inizia a farsi prepotente: se il ruolo per cui vieni assunto ha a che fare con l’immagine, qui siamo ben distanti dall’avere i requisiti necessari.
Vorrei chiedere a qualcuno di loro cosa fanno; il rischio di porre la domanda alla persona sbagliata è concreto, perché alcuni normali clienti in borghese si confondono bene con questi personaggi delle fiabe da cui siamo attorniati.
Due ragazze inequivocabilmente mascherate vengono verso di me; pongo loro la domanda “che evento c’è oggi?” che suona anche sufficientemente neutrale a non meritarmi un vaffanculo.

La risposta è “noi non partecipiamo ma c’è una gara di cosplay laggiù”.
Mentre medito sul perché per non partecipare si siano agghindate in quella foggia, raggiungo il palco che mi hanno indicato.
È qui che si concentrano tutti i personaggi del mondo Disney, dei manga giapponesi e della Pixar. A riconoscerli.
Scelgo un’altra fonte per la mia ‘intervista’.

È una donna che ha alcuni anni più di me; a vederla così si potrebbe dire che è Malefica, o forse la matrigna di Biancaneve.
Basta darle il LA, chiedere che tipo di evento è.

Scaturisce una spiegazione per la quale avrei potuto sedermi in poltrona con i pop corn.
“È una gara di cosplay. Ognuno dei partecipanti si confeziona un abito per travestirsi da personaggio dei cartoni animati e poi si presenta qui. Ha alcuni minuti a disposizione sul palco per cantare o recitare una parte che caratterizza il personaggio scelto.”
A me era sufficiente come spiegazione.

Ma il vaso di Pandora era appena scoperchiato. Continua:

“L’importante è che il vestito sia fatto in casa, perché ci sono i furbetti che lo ordinano su internet. L’esibizione, che non è obbligatoria, dura un minuto per i singoli, due per i gruppi. I premi vanno al miglior personaggio femminile, quello maschile, il gruppo, gli accessori”.
Un mix tra X-Factor e Miss Italia, penso.

Io mi sono rivolta a Malefica dandole del tu, lei mi risponde dandomi del lei.
“Conosce la Sirenetta? Conosce la Bella e la Bestia? Lei può farsi gli abiti di queste eroine e poi partecipare. Tante ragazze sono vestite da manga giapponesi, e sono quasi in borghese”
QUASI.

Malefica ha applicato sopra le sue ciglia delle ciglia finte lunghissime ed arrotolate; temo le procurino un terribile fastidio, ha gli occhi arrossati. Batte le palpebre e si muovono su e giù, sembrano dei ventagli. Sopra le palpebre un vistoso ombretto viola e sugli zigomi una base verdognola. La bocca rivela una dentatura asimmetrica, con incisivi superiori importanti e l’arcata inferiore disassata rispetto a quella superiore.

Con le mani trattiene due carciofi rinsecchiti.
“Anche la settimana scorsa c’era una gara” e mi nomina la località.

“Da quando sono rimasta disoccupata mi sono buttata a fare questo. Però… adesso cambio un po’ argomento”

(Aiuto! Ho finito i pop corn)

“mio marito, che è quello lì”

dice indicando un uomo un metro più in là 

“lui… Non è che mi supporti tanto. Cioè per esempio … lui gioca a calcio, con quelli di 50 anni, le ultime categorie”

(Beh i master del nuoto arrivano a 95, mi posso dire ancora a metà io)

“ma quando lui va a giocare a calcio io non sto a dire cheppalle… No! … io lo seguo. Lui invece… io gli ho proposto di partecipare, tipo io facevo la Bella e lui la Bestia, ma niente, non ha voluto.”
Oddio, io onestamente non so dargli proprio tutti i torti, magari potrebbe provare col principe azzurro, o forse Holly & Benji. 

Anche se in effetti è poco allettante correre avanti e indietro per il centro commerciale, perché è questo che facevano i due ragazzi che per il calcio erano pazzi.
Chiedo “ma cosa si vince? premi in denaro?”

Risponde “magari tesoro, sarei ricca! Chi vince prende una targhetta. Ma è la soddisfazione, la soddisfazione di portare a casa un merito per qualcosa fatto con le mie mani”.

Vorrei abbracciarla adesso Malefica, che in realtà è molto più Aurora, sognatrice; o forse anche Alice nel paese delle meraviglie.

Vorrei ma non lo faccio: oltre a non conoscerla, le rovinerei l’impalcatura che regge sulle spalle, o potrei sgualcirle l’abito, o impigliarmi in quegli enormi orecchini di cartone che si è infilata nel lobo con una graffetta fermacarte.

Le auguro in bocca al lupo e lei si sbilancia a dire “oggi c’è tanta carne al fuoco”: sembra ottimista che il pronostico le sia favorevole.

Non so se sia il fatto di indossare una maschera che apre le persone al dialogo, o se tutti gli esemplari rimasti di ‘gente che ha voglia di comunicare a quattr’occhi’ vengono attirati da me come una calamita.

Annunci

7 Replies to “Ti conosco mascherina?”

  1. Una mia amica da parecchi anni partecipa ad eventi Cosplay, è bravissima nel progettare e realizzare i costumi, e l’effetto finale è sbalorditivo. Lei è appassionata di manga giapponesi, ma io non conoscendoli non saprei dire quale sia il nome dei personaggi che interpreta di volta in volta. Comunque fa anche molti Km per essere presente a queste manifestazioni, non saprei se è venuta anche dalle tue parti di recente.
    Il premio, lei mi dice, è la soddisfazione di esserci.

    Liked by 1 persona

      1. Ecco cosa mi hai fatto venire in mente: da piccola i miei genitori mi chiamavano Olivia, per via del rapporto peso altezza simile a quello della moglie di popeye… Volendo potrei pensare ad un cosplay di gruppo anche io …

        Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...