… e buonanotte!

La sera, salvo casi più unici che rari, ci sono da mettere a dormire le bimbe. Spesso in questo ci alterniamo, io e il loro papà, per consentirci l’un l’altro degli spazi individuali.

È un momento intenso perché si somma la stanchezza di tutta la giornata alla pretesa, comprensibile, di ciascuna di avere il genitore lì accanto, fisicamente, nel momento della chiusura contatti col mondo.
Eppure, per quanto impegnativo, è un momento che a me dà una soddisfazione incredibile: quanta sconfinata fiducia si ripone nell’altro, in quello che ti sta vicino, che ti veglia, tanta fiducia da lasciarsi andare completamente e sentirsi comunque protetti.
Inizialmente non vorrebbero cedere: la luce accesa, un’altra storia, mille domande senza risposta, qualche improrogabile dimenticanza da supplire, impellenze fisiologiche immaginarie.
Poi chiudo la luce: in pochi minuti sento le membra che si rilassano, il respiro che si fa più profondo, la pace.
Quando Viola dormiva ancora nella culletta non ci si poteva coricare al suo fianco. Allora mi mettevo in piedi accanto al lettino, lei afferrava la mia mano con la sua manina e se la portava vicino al viso, inducendomi ad accarezzarla: abbozzava lei stessa un movimento ondulatorio e me lo imprimeva. Un ancestrale bisogno di coccole.

Poi c’è stato il periodo delle canzoni: la dondolavo cantandole Popov e prima che il cosacco scivolasse nella neve fino al Don era addormentata.

La sentivo pesantissima, le manine mollavano la presa e cadevano lungo i fianchi, quindi la appoggiavo.

Ora deve ripetere almeno 3 volte la pipì, poi ti chiede la pipa (il ciuccio), la tartaruga (il peluche), ti chiede giù, che significa giù accanto a lei (adesso nel letto è fattibile di coricarsi al suo fianco) e parte.
Sofia è più grande ma manifesta ugualmente il bisogno di vicinanza.

Ultimamente si è fatta più autonoma e, piuttosto che sentire le urla di sua sorella, preferisce rimanere sola; dopo vieni da me però.

Ma dopo è già andata.

Anche lei ha avuto le fasi: c’è stata quella delle storie inventate; io, che a fantasia per le storie sto messa a zero o giù di lì, ho iniziato con la storia della pastasciutta.

Ovvero sciorinavo nei minimi dettagli tutto la ricetta per cucinare la pasta in bianco, dal far bollire l’acqua fino a versare tutto nello scolapasta, più il condimento (olio o burro, ben due varianti).

Poi, mutuando dal film di Cenerentola il personaggio di Ella, abbiamo creato una tribù delle sue amiche; ogni sera un’avventura diversa, basata sul vissuto della giornata, interpretato dalle nostre immaginarie ragazze.

Quindi siamo passate alle letture delle favole classiche, ma le mie astuzie di tagliare qua e là per finire prima hanno avuto vita breve, perché le conosceva a memoria e se ne accorgeva.

Quindi siamo passate ai libricini, Mia & Me o Tea Stilton.

Poi è arrivata la fase dei grandi perché.

Ora ha iniziato persino a leggere da sola.

Denominatore comune di tutti i sistemi è lo stop, tempo scaduto, si spegne la luce, non si parla più, ti rispondo domattina Sofia.

Allora lei si rivolta su se stessa 4 o 5 volte, mi abbraccia e crolla.
La modalità più complessa è il tandem: a volte gioco di sponda rimbalzando da una cameretta all’altra; altre volte tengo Viola in braccio e Sofia coricata nel suo letto mi tiene la mano.

Per consentire una posizione rilassata ad entrambe faccio dei contorsionismi che manco Zlata, in piedi ma semi seduta sul nulla.

Allora mi impongo di contare fino a 100. Anzi parto da 100 e scendo, che psicologicamente è più facile, sembra meno.

Ma se riesco a fare 100 vasche posso fare anche 100 istanti di contorsionismo.

90 le domande si fanno più rade.

75 sento sbadigliare.

48 pesano un quintale

27 sono andate ma se mollo adesso se ne accorgono

12 … È fatta!!!!

Annunci

4 Replies to “… e buonanotte!”

  1. Sono momenti da “mamma” che non dimenticherai mai. Stancanti ma bellissimi.
    Mio figlio per addormentarsi voleva una “storia paurosa” ed ogni volta me ne inventavo una diversa, con mostri assurdi, mani sanguinanti, streghe ed urla disumane. Chissà come mai gli piacevano.
    Alla fine della ‘storia’ arrivava la mamma, e con lei si addormentava.

    Ora, a 14 anni, se osi entrare in camera sua ti caccia.

    Liked by 1 persona

    1. In verità se io sono fuori il loro papà se la cava bene… e succede con una certa frequenza visto che nuoto di sera (perché di giorno lavoro)… quando ad essere da sola sono io… è bellissimo. Faticoso anche tanto, ma di un faticoso che dà soddisfazione

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...