Gli esordi

Una vetrina di eccezione per il mio post del giorno

http://nuotounostiledivita.it/pensieridicloro/gli-esordi/

Di seguito il testo integrale:

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In uno dei libri che ho letto quest’estate (Edoardo Albinati – La scuola cattolica, nemmeno ultimato per la verità) l’autore racconta, nella parte iniziale, del suo percorso scolastico.

Nella scuola che frequentava era prevista l’ora di nuoto, per un paio di volte alla settimana.

Ne ha un ricordo brutto, pesante: ricorda il freddo, l’umidità, la cattiva sensazione legata allo svestirsi, un po’ perché rimani scoperto al freddo e un po’ per la scarsa accettazione del proprio fisico in via di sviluppo, paragonato a tutti gli altri fisici in via di sviluppo.

Lo riteneva umiliante, si vergognava di rimanere lì, tutti i corpi svestiti ed esposti: chi sfoggiava una cassa toracica segnata da un evidente costato, chi qualche rotolo di ciccia, chi un colorito verdognolo.

Poi la ginnastica prenatatoria, e poi tutti dentro: dice che sì, era bello distrarsi dalla monotonia dei banchi, ma superato il momento dell’ingresso in acqua e l’euforia degli schizzi, diventava faticosissimo. Faticoso avanzare, faticoso muoversi, faticoso respirare.

Io non ho assolutamente un ricordo così negativo dei miei inizi, anzi non ricordo di aver mai fatto tanta fatica, almeno fino a che non ho iniziato gli allenamenti intensivi.

Ricordo sì un’insegnante terribile, di nome Flaminia, che faceva battere le gambe a secco, durante quei minuti della ginnastica prenatatoria, seduti a terra in appoggio sui gomiti, per un paio di interminabili minuti.

Non so se fosse più duro mantenere gli addominali in tensione o sopportare le scanalature delle mattonelle che si imprimevano sull’avambraccio vicino al gomito. A chi appoggiava le gambe arrivava un urlo da soprano, di ripartire immediatamente.

Questa Flaminia non è mai stata la mia insegnante ma sono dovuti trascorrere almeno trent’anni prima che incontrassi un’altra persona che si chiamasse così e che potesse farmi rivalutare completamente il nome, perché secondo la locuzione ‘in nomen omen’ per me Flaminia significava temibile urlatrice.

Ricordo Armando, che seguiva la pre agonistica con molta simpatia: un insegnante che faceva lavorare molto i bambini ma scherzava anche tanto con loro, e infatti io mi ero auto promossa nella sua corsia, senza attendere che mi dicessero ‘tu passi in quel gruppo là’.

Armando è tuttora uno dei pilastri portanti nell’organizzazione del nuoto a Vicenza e nel Veneto.

Avevo un costume intero rosso, che lateralmente portava due fasce, bianca e blu, su entrambi i fianchi.

In testa la cuffia di lattice, ogni settimana una diversa perché non riuscivo a tenerne da conto: tempo due volte che la usavi e diventava una palla appiccicosa, e nel tentativo di aprirla si lacerava.

Invidiavo molto quei bambini che la tiravano fuori dalla sacca tutta imborotalcata, che sembrava sempre nuova.

Addirittura ce ne era uno (ma questo non lo invidiavo per nulla) che arrivava da casa in bicicletta, seduto sul sellino dietro a sua mamma, già con la cuffia in testa.

Gli occhialini invece, quelli li perdevo, in maniera abbastanza sistematica.

La società in cui ho fatto tutti i corsi fino all’ingresso in agonistica si chiamava ANV, acronimo di Associazione Nuoto Vicenza.

Come materiale di supporto c’erano delle tavolette spesse e strette sulle quali campeggiava a tutta diagonale la scritta, quasi palindroma: se gli insegnanti avessero ecceduto nel farmi ripetere gli esercizi di gambe, con sostegni di questo genere, non sarei mai andata oltre il corso estivo.

E invece ho proseguito fino a contrarre questa malattia inguaribile che è il nuoto, che non riesco più a smettere di praticare.

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4 Replies to “Gli esordi”

  1. io il mio inizio me lo ricordo benissimo, avevo 12 anni e il ricordo del primo corso di nuoto che ho è: “che noia!”. Si faceva tantissimo dorso e io detestavo il dorso… che sport stupido… nuoti a pancia in su e non guardi dove vai. Poco naturale.. trovatemi un pesce che nuoti a dorso e mi metto a farlo anch’io. L’unica cosa divertente erano i tuffi che si facevano gli ultimi 5 minuti. Ma pazienza, piuttosto che tornare a fare danza sopportavo anche la noia del corso di nuoto. dopo un paio di mesi mi hanno spostato alla preagonistica (per modo di dire) dove si nuotava tre volte alla settimana. Mi ricordo l’imbarazzo del mio fisico in sovrappeso di fronte a quello degli altri, mi presentavo sul piano vasca con l’accappatoio, perchè mi vergognavo dei miei rotolini sulla pancia che si accartocciavano l’uno sull’altro quando mi sedevo sul muretto ad aspettare l’insegnante, e facevo finta di non sentire le risatine di quelle ragazze con la pancia piatta che guardavano me con l’accappatoio seduta sempre in disparte. Mi ricordo ancora il primo esercizio “4 vasche gambe dorso”; ma come 4 vasche? io ne facevo una alla volta e poi dovevo riposare. Arrivavo sempre per ultima e ogni tanto mi doppiavano anche.
    Ho resistito quelche settimana e poi ho detto a mia mamma che avrei voluto tornare a fare il corso normale come facevo prima, non mi piaceva la preagonistica. La sua risposta è stata: “vorresti tornare indietro? non si torna mai indietro, si va sempre avanti”. E da lì sono andata sempre più avanti.
    Fino a che un giorno, a Travagliato mi sembra, mentre guardo i risultati dei 50 stile libero vedo un 28 e mezzo nella mia categoria o in quella dopo non mi ricordo: “ma da dove sbuca questa Elena Rigon? “

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    1. Mi hai fatto bagnare l’angolo dell’occhio con una lacrimuccia…
      Primo perché mi hai rammentato di quando andavo a ritmi che credevo ancora lenti e invece ora sono un miraggio; secondo perché dai miei ‘ma chi è questa???’ sono nate diverse amicizie interessanti!
      Ma tu vuoi dirmi che hai iniziato a nuotare a 12 anni?????

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      1. Sì esatto, ero in terza media. Avevo fatto sempre danza, nonostante sembrassi un ippopotamo col tutù, poi in seconda media ho avuto una malattia alle ossa che mi ha obbligato a stare ferma un anno. E fortunatamente durante quell’anno hanno costruito la piscina a desenzano. All’inizio della terza media poi mia mamma mi ha iscritto a nuoto, “non puoi stare sempre a casa, qualche sport bisogna farlo” mi ha detto.

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      2. Beh allora il nuoto ti ha fatto proprio bene… perché io non ti ho mai vista come ‘ippopotamo in costume’ 😜

        E questo significa anche che non vale la pena di stressare i bambini di 5 anni col nuoto a tutti i costi

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