Parole parole parole

Le parole da sole non significano niente; già fanno fatica dentro un contesto, una frase; isolatamente sono solamente dei segnaposti.

Ci vuole un artista, uno che le sappia mettere insieme, che le sappia abbinare ad aggettivi e verbi che galoppino in sincronia, fino a trasmettere il pensiero e le emozioni che proviamo, nella maniera esatta in cui lo percepiamo noi.

Si ok, esistono le regole della grammatica e della logica del periodo, ma non sempre si tratta di dire che ‘il libro è sulla tavola – the book is on the table’; più spesso si tratta di comunicare, che è un livello di difficoltà superiore.

E per quanto bravo sia chi trasmette, oratore (vis-a-vis o telefonico) o scrittore (su biglietti, su manifesti, su libri e giornali, per posta o su un social network), l’artista rimane assolutamente inutile se di fronte a lui non trova un recettore, uno che ascolta o legge quello che l’artista esprime.

Inoltre (sempre più in alto come la grappa di Mike Bongiorno), artista e recettore devono scambiarsi continuamente di ruolo, diventare ora l’uno ora l’altro.

Ma non in maniera asettica, non basta scambiarsi di posto: quello che da recettore diventa parte attiva lo deve fare sulla base dell’elaborazione di quanto ha appena recepito.

Le parole non arrivano a definire uno spettro abbastanza ampio di situazioni, e più esseri umani devono combinarle ad arte e, nel breve periodo, riceverle di ritorno, comprenderle nel significato pertinente, e reagire. 

Una concitata partita di ping pong.

Tutto ciò richiede abilità simili ad un giocoliere che usa le palle come parole e nel contempo deve fare il contorsionista.

Torno a sostenere che la comunicazione dispone di mezzi limitati, e talora ho la sensazione che per porre una domanda ‘correttamente’ l’unico sistema è quello di conoscerne in anticipo la risposta esatta.

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2 Replies to “Parole parole parole”

  1. Esistono vari tipi di comunicazione, non solo verbale.
    Ma in qualsiasi modo uno voglia trasmettere il proprio pensiero è necessaria, come dici tu, la biunivocità, cioè il fatto che anche chi trasmette sia in grado di ‘ricevere’ ed elaborare un messaggio di ritorno.

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