A che gioco giochiamo?

Ci sono già i pandori in offerta al supermercato, è ora di acquistare gli ultimi regali, forza accorrete!
No, scherzo, fermi là.

I pandori ci sono davvero ma mancano ancora due mesi buoni a Natale.

La tv inizia già a insistere con gli spot sui giocattoli in modo che i bambini possano preparare la loro lunga letterina Santa Claus.

Io facevo così: appena vedevo una pubblicità di un gioco che sembrava divertentissimo lo chiedevo in dono; pare che la generazione successiva faccia altrettanto perché Sofia sta già allungando di giorno in giorno la sua lista delle desiderata.
Che poi a ripensarci, dei giochi che ho avuto da bambina, alcuni mi sono rimasti.

Nel senso che mi sono rimasti nel cuore, non ho l’animo della rigattiera.

Ecco i giochi (non necessariamente ricevuti per Natale) per me memorabili:
1) la pista delle macchinine Polistil: per montarla serviva la supervisione dei genitori; si faceva l’otto, con tanto di sostegno per la sopraelevata, si appoggiavano le automobiline e via col joistick a comandare la gara;

2) i Lego: all’epoca niente Lego Friends o capolavori architettonici simili; tanti mattoncini colorati a parallelepipedo da assemblare a piacimento;

3) il piccolo chimico: anche questo sotto stretta supervisione genitoriale; tra matracci, ampolle, bussolotti di zolfo, ricordo che abbiamo prodotto dei cristalli azzurri (solfato di rame?) che sono rimasti in giro per mesi, forse anni;

4) Forza 4: evoluzione del tris, quello su carta con crocetta e pallino; qui un bel telaio di plastica in cui infilare monete rosse o gialle e cercare di allinearne 4. Che soddisfazione aprire la fessura inferiore e sentirle cadere tutte sul tavolo prima di una nuova partita;

5) il Dolce Forno: un forno in miniatura con tanto di teglie bonsai per preparare mini tortine, ovviamente non da sola ma sotto l’egida materna;

6) il Master Mind: concettuosissimo, al pari della Dama Cinese (disponibile sia in versione solitario, obiettivo restare con una sola biglia ‘mangiandosi’ le altre una a una; sia in versione di gruppo in cui devi saltare i piolini per arrivare ad occupare il petalo opposto in una scacchiera a fiore);

7) una serie di anelli rompicapo, da sfilare e infilare: una sola posizione consentiva l’operazione senza forzature; regalo ricevuto da un viaggio a Londra che aveva fatto mia mamma;

8) Indovina Chi?

No, non serve indovinare chi viene a cena… è il nome di un gioco costituito da due tabelloni in cui erano imperniate le tessere con disegnate una trentina di facce.

Una domanda a testa (ha i baffi? Era quella risolutiva) per arrivare ad individuare la faccia pescata dal mazzo di carte dall’avversario; 

9) i Micronauti: Emperor era quello più completo, aveva anche il mantello, nero di gomma. Dietro la schiena un pulsante, schiacci il tasto ed esce lo sfaccimm, concretizzato in un innocuo bottone di gomma rossa; 

10) il manuale del piccolo inventore: grazie ad esso sono sopravvissuta al morbillo (ovvero alla noia della convalescenza); avevo imparato a costruire da un tovagliolo di carta un paracadute, con spago da cucina e graffette metalliche. Poi facevo il buco sopra il telo e misuravo quanto tempo impiegava a cadere giù dalle scale, raffrontando le due versioni; 

11) la tavola di Osiride: una cosa inutilissima per predire il futuro, ma la scatola faceva tanto bello impilata sopra le altre;

12) i Puffi: una collezione di ometti blu in plastica di un paio di centimetri di altezza; i pezzi più preziosi le versioni delle puffette e dei grande puffo; non ho mai avuto nessun puffo quattrocchi;

13) la Barbie (o forse Tania): una versione povera della famosa bambola, senza accessori, alla quale lavavo i capelli e li tagliavo; dopo averla ridotta a un marine la vestivo con gli abitini che cuciva mia nonna dagli avanzi di stoffa.

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8 Replies to “A che gioco giochiamo?”

  1. Non immagini quante altre cose abbiamo in comune in questa lista: la pista Polistil, con cui giocava più mio padre che me; i Puffi, ne avevo una collezione intera; i Lego con cui gioco ancora oggi; i Micronauti, meravigliosi (ci ho scritto anche un post); Forza 4 che ho avuto in tutte le salse, ne ho ancora un esemplare tascabile da viaggio; il Piccolo Forno, uno dei regali di Natale più belli che abbia ricevuto… Ma quanti erano belli gli anni ’80?!

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      1. Secondo me, molto semplicemente, ce ne sono di più e di tutti i tipi, senza considerare i videogame. Quando ero piccolo non c’era tutta questa varietà e ci si sforzava con l’immaginazione. Per dire, mi facevo Mazinga con le costruzioni e non perché mi piacessero le costruzioni, non avevo alternative se volevo Mazinga. Oggi di Mazinga ce ne sono infiniti, di tutte le forme e i prezzi… E’ chiaro che i giocattoli così perdono valore.

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      2. Si ce ne sono molti di più. I videogiochi li avevo anche io: Pacman e Frogger sull’Atari. Ma ora che li caricavi ti passava la poesia…

        Però hai ragione: adesso compri per esempio la dottoressa peluche e domani la devi (‘devi’ si fa per dire!) ricomprare xe c’è la versione più grande…. uno stesso gioco evolve, non ti basta mai…

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