La punteggiatura

Negli Stati Uniti esiste una giornata (il 28 settembre) interamente dedicata ad essa, umile programma di seconda elementare: la punteggiatura.
Purtroppo la diffusione dei messaggi di testo brevi (SMS, WA e tutte le forme di comunicazione che vorrebbero essere immediate) hanno sacrificato i segni di interpunzione fino a farli scomparire dal testo.
A volte però la presunta immediatezza apre il varco a clamorosi malintesi, e se per un punto Martin perse la capa, io spesso ci perdo la testa ad interpretare il significato di una sequenza di parole che mi ricorda molto il flusso di coscienza che chiude l’Ulisse di Joyce.

Per fortuna almeno gli spazi tra le parole hanno conservato una loro dignità, salvo difetti della tastiera.
Di recente mi è capitato di leggere vari appelli alla conservazione di questa casta in via di estinzione, così aggiungo al coro la mia voce.
– La signorina virgola: te la trovi lì a volte, che ti vien da chiederle “ti sei persa bella bambina? dov’è la tua mamma? vuoi che proviamo a chiamarla col megafono?”
I segni devono osservare un loro galateo: dopo l’ultima lettera della parola si accosta il segno di interpunzione, si lascia uno spazio bianco poi si inizia una nuova parola.
Invece ogni tanto delle virgole raminghe si incontrano qua e là, che sembrano i pezzetti di pane lasciati da Hansel e Gretel per ritrovare casa, e alcuni se li sono già mangiati gli uccellini.
– Il signor punto e virgola: più forte della virgola, per sua natura adatta a separare gli elementi in un elenco o ad introdurre elementi supplementari nel periodo principale; il punto e virgola permette di lasciare nello stesso paragrafo frasi distinte che mantengono elementi di significato in comune.
– La signora due punti: precede un elenco, o una spiegazione di quanto si è affermato, o introduce un dialogo.
– Il commendator punto fermo: approfittiamone, i punti sono gratis! Quando il periodo inizia a farsi lungo diventa più leggibile se viene spezzato in due parti; e, per distinguerli, un bel punto fermo.

Un po’ come la domenica che separa una settimana lavorativa dalla successiva.
– Sua altezza punto e a capo: fratello maggiore del punto fermo, stesso prezzo.

Quando i periodi sono già distinti alla nascita, meglio andare a capo e mantenere le distanze.
– Quei ragazzetti dei puntini di sospensione: sono tre, o comunque in numero dispari come le rose nel mazzo. Attenzione a non abusarne perchè rivelano… che non si sa cosa dire!

Esprimono dubbio… incertezza… perplessità… reticenza… esitazione… confusione…

Insomma fanno un gran casino che chi legge non ci capisce più niente.
– Il marchese punto di domanda: esprime interrogazione e attende, se possibile, una risposta.
– Il granduca punto esclamativo: esprime un concetto forte! stupore! sorpresa! meraviglia!
A volte i due viaggiano in coppia, alternandosi.
– Le (amiche del cuore) parentesi: ospitano considerazioni a latere, un po’ come una voce fuori campo che dice la sua. Una parentesi aperta ne vuole una chiusa poco più avanti: io con l’occhio la cerco subito per capire quanto estesa è la divagazione, e a volte torno a leggerla in un secondo momento.
– Le gemelle virgolette: riportano dialoghi; o un titolo; o un modo di dire; o una locuzione particolare, traslata nel suo senso o scritta in maniera scientemente errata (a volte ci viene in soccorso anche il carattere corsivo, all’uopo).

Usate da sole per riportare quanto sopra solo nei documenti tecnici, per pietà.
Una menzione d’onore spetta alla riga bianca che separa i paragrafi. Non è un segno di interpunzione in senso stretto ma offre ampio respiro alla lettura. Anch’esso gratuito, minimo sforzo e massimo risultato.

La punteggiatura distingue un discorso piatto da un’orazione: è un insieme di suggerimenti diabolici per enfatizzare la lettura e rendere giustizia alla scrittura sottostante.

Come un disegno può essere in bianco e nero o a colori, così un pezzo scritto può ricevere struttura ed armonia dall’uso sapiente di virgole e rimandi a capo.

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14 Replies to “La punteggiatura”

      1. Quella che, fuori dall’ambiente blogger, viene apostrofata come chi “esagera”, come se usare la punteggiatura +/- correttamente sia una mia mania!
        “Ma tu metti le virgole anche negli sms!!!”

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      2. Passino i messaggi “ludici”, ma io ho difficoltà a capire le mail di alcuni miei colleghi. Ne ho addirittura uno che ignora del tutto la punteggiatura di qualsiasi tipo e non usa nemmeno le maiuscole, così che il disgraziato interlocutore possa intuire stia iniziando un’altra frase!
        Ok, scrive dal cellulare, ma non mi puoi scrivere 10 righe tutte di fila senza alcuna interruzione! Oltre a non farmi capire niente, mi fai venire l’ansia e l’asma!

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      3. Odio quando gli errori di ortografia vengono chiamati “refusi”!
        P.S. Io, per lavoro, scrivo “relazioni” quotidianamente e, altrettanto quotidianamente, mi capita di leggere quelle dei colleghi. Contenuti a parte, ci sono persone in grado di costruire frasi lunghe 3 o 4 righe senza principale! In barba all’analisi logica che, se si chiama “logica”, un motivo ci sarà pure.

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  1. Come disse Umberto Eco (da: Umberto Eco, La Bustina di Minerva, Milano, Bompiani, 2000):
    – Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso
    – Stai attento a non fare… indigestione di puntini di sospensione
    – Usa meno virgolette possibili: non è “fine”
    – Metti, le virgole, al posto giusto
    – Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile

    Strepitoso!

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