Psicologia del parcheggio *

Parcheggiare in centro è sempre un problema, ma il più delle volte è un problema facilmente risolubile.
Procedo lentamente, un po’ perché non ho nessuna fretta, un po’ perché ogni settimana cambiano i sensi di percorrenza e devo capire da che via accedere al parcheggio, uno grande a pagamento.
Dietro di me sento delle auto strombazzare, sembra che chiedano strada.

Non riuscendo ad interpretare il motivo della loro esigenza di precedenza e un po’ infastidita da tutti questi clacson decido istintivamente di imitare l’auto che mi precede, un fuoristrada, ed accostare a destra, lasciando loro strada.
Vengo superata da una mezza dozzina di auto con clacson spiegati e bandiere fuori dal finestrino.

Ok che ho perso la cognizione del tempo e dello spazio, ma oggi, giovedì, giocano la partita? Al mattino? Ah no, leggo COBAS sulle bandiere, deve trattarsi di una qualche manifestazione.
Passano tutte le auto e poi dietro di loro il traffico normale. È li che decido che è giunto il momento di reimmettersi in carreggiata. Ma il fuoristrada ingrana la retro, riducendo lo spazio a mia disposizione. Faccio altrettanto, ma dietro ho un’auto parcheggiata, e il tizio davanti continua ad arretrare. 
Sterzo e controsterzo, in un paio di manovre riesco a sgusciare dal mio pretereintenzionale parcheggio.

L’uomo del fuoristrada scende dall’auto e si rivolge a me con aria molto contrariata.

Inizio a supporre che per la manifestazione ci sia il traffico bloccato e che non posso procedere oltre. Il tizio mi pare parecchio agitato, quindi accosto, abbasso il finestrino e serafica chiedo cosa c’è.

L’uomo è veramente nervoso e inizia a dirmi con fare concitato che era arrivato prima lui e quel posto (il mio parcheggio involontario dal quale sono uscita a fatica) gli spetta di diritto.

Con una serenità quasi da kharma lo tranquillizzo che io non voglio parcheggiare lì, mi ero fermata per lasciare strada e mi sto recando al parcheggio.
L’uomo ci é rimasto di sasso, e oltre all’ascia di guerra è tornato a seppellire anche i suoi 32 denti.
Poverino, chissà con chi altro si sarà sfogato poi!

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6 Replies to “Psicologia del parcheggio *”

  1. Non amo guidare, ma lo faccio senza problemi.
    Ma ho l’ansia da parcheggio.
    Fatemi andare ovunque, montagna, mare, strapiombi, in volo, ma non mi fate cercare parcheggio.
    Chiedetemi anche 10€ all’ora, ma fatemi trovare un parcheggio libero e vicino a dove devo andare.
    A Milano ho risolto: mi sono iscritta ad un servizio di car sharing, così, se devo andare in centro, prendo una macchinina rossa e la posso lasciare anche sulle strisce gialle.
    Per venire a lavoro prendo i mezzi pubblici.

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    1. Purtroppo dove vivo io guidare non è una scelta; o meglio: non guidare è una scelta molto vincolante. Comunque il parcheggio è un problema relativo, diventa molto serio in certi periodi dell’anno ma per il resto è difficile solo se lo vuoi gratis, altrimenti con un po’ di pazienza lo trovi

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      1. Io abito vicino a Milano. Diciamo che, per andare a lavorare, i mezzi pubblici che portano al metrò, hanno una frequenza accettabile. Nel week end la macchina è indispensabile… il sabato ci sono pochissime corse e la domenica nemmeno una!

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