Il comune senso del pudore *

Gesti che ormai ripeto automatici da decenni: dopo l’allenamento esco dalla vasca e mi carico la borsa sulla spalla; entro in spogliatoio, appoggio la borsa, prendo il bagnoschiuma e mi portò alla doccia; prima di entrare in doccia mi sfilo il costume e lo sciacquo sotto l’acqua fredda corrente del rubinetto a fianco; chissà se è vero che questo mantiene l’indumento elastico più a lungo, lavando via l’azione dei disinfettanti che si usano per trattare l’acqua della piscina.
Sono lì, che maneggio il costume in modo che l’acqua fredda penetri bene tra le fibre, in preda ad un nirvana post nuotata, mi sento sciolta, serena, defaticata.

Sensazioni positive, mente sgombra.
Un grido mi assale:

– “Signora!!! ma si rende conto?”

D’istinto butto l’occhio sulla porta che dà direttamente in piano vasca, a volte rimane aperta.

– “Lei è nuda!” esclama la stessa donna che sta asciugando i capelli al figlio, sulla soglia dell’età dell’autonomia.

Accertato che la porta è chiusa, rispondo

– “E allora?”

– “Ci sono i bambini!”

– “E quindi?” io continuo a non capire quale sia il problema se uso lo spogliatoio per spogliarmi.

– “Lei non può circolare nuda in spogliatoio così, davanti ai bambini” ripete quella con fare concitato.

Tra me penso che non sto affatto circolando, ma credo non sia questo il punto.
Non so che dire, anzi credo di non aver risposto per nulla anche perchè non me ne ha dato il tempo, è fuggita via gridando come se dovesse andare a riferire la cosa a qualche autorità.

Cosa che, ho scoperto più tardi, voleva fare: sosteneva, davanti alla segreteria del centro sportivo, che ero colpevole di oltraggio al pudore o forse addirittura di atti osceni in luogo pubblico.

Io, ignara della denuncia che voleva affibbiarmi, continuo il mio rituale: entro in doccia e inizio a insaponarmi.

Quella torna, gridando e cercandomi:

– “E adesso? dove è finita adesso? Cose da pazzi, nuda in spogliatoio”.

Cose dell’altro mondo proprio, che idee mi vengono! Decido di non dare peso alla cosa e di ignorarla.

Lei una volta messo al sicuro il figlio maschio, continua ad asciugare le femmine, non so se entrambe figlie sue o forse una sua e una di un’amica.

La cosa strana, penso tra me e me, è che avevo osservato una donna mussulmana seduta sulla panchina dentro lo spogliatoio, tutta intabarrata, che attendeva che il figlio uscisse dalla lezione, e piuttosto mi sarei aspettata delle rimostranze da parte sua.

Inoltre non mi capacito: sono io casomai che dovrei sentirmi a disagio che c’è un uomo (suo figlio) mentre io mi cambio, non capisco come il viceversa possa dare alcun fastidio.
Finita la doccia mi avvolgo con l’asciugamano ed entro in bagno; non è un dettaglio che possa essere interessante, se non per il fatto che giustifica il mio mancato commento alla ripetizione continua della signora, mia coetanea o giù di lì, che come un disco rotto commenta a ruota:

– “Pazzesco: voi bambine siete tutte educate e vi coprite, mentre le VECCHIE vanno in giro nude”.

Cioè, ci tengo a precisarlo, lei continuava ad appellarmi ‘vecchia’ e io ho lasciato correre anche questo epiteto: un nobel per la pazienza.

Quando apro la porta del WC ed esco vedo le due bambine, dell’età approssimativa di 8 anni, perfettamente asciutte, tutte avvolte nell’asciugamano che si serrano dentro un camerino per rivestirsi.
Sono allibita, esterrefatta, sbigottita: ma dove vivono questi? E soprattutto, con che tabù cresceranno quei figli?

(Controllo che non siano affissi divieti espliciti, come in alcuni impianti accade; ma non ci sono).
Se non fosse che le età non corrispondono, direi che potrebbe trattarsi di quella stessa donna che agli incontri preparto che ho frequentato prima dell’arrivo di Sofia, ha chiesto se per il parto in acqua era necessario portarsi il costume da bagno. E che dopo il silenzio imbarazzato della platea e la risposta laconica dell’ostetrica ‘NO’ ha ribattuto ‘ma nemmeno il pezzo sopra?’.

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12 Replies to “Il comune senso del pudore *”

      1. Ma sicuramente, io sono d’accordo con te… e oltretutto non c’era nessun divieto affisso, e probabilmente se avesse fatto partire una denuncia le avrebbero riso in faccia secondo me… 🙂

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  1. Sono quello che nel gergo di internet viene definito “grammar nazi”. Si parla e si scrive in italiano, al massimo delle proprie capacità e conoscenze della lingua.

    Ma di fronte a polemiche sterili ed inutili non posso far altro che attingere al ceppo linguistico dei miei avi ed esprimere tutto il mio disappunto, unito a delle frasi ad effetto che rendano chiaro come io non intenda dare alcun seguito ai rimproveri della “signora”.

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    1. Il punto non è se la signora si spogliava ma il fatto che lei riteneva che io non lo potessi fare !!! Ricordo che mi trovavo in uno spogliatoio quindi luogo idoneo, non in spiaggia o in piano vasca della piscina dove non lo farei mai io per prima

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