Gatto di Shroedinger for Dummies

Sto progressivamente perdendo la capacità di formulare pensieri compiuti.

Questo non significa che penso al nulla, anzi, sono numerosi gli spunti di riflessione che mi si presentano ogni giorno, però nessuno di questi raggiunge uno stadio sufficientemente evoluto per definirsi una pezza del mio patchwork.

Eppure ritengo che comunque abbiano un pizzico di interesse, anche considerati singolarmente.
L’unione fa la pezza, è il caso di dire.

Si parla molto in questi giorni di violazione della privacy, spionaggio informatico, intercettazione di messaggi elettronici non pubblici, tanto per iniziare con un argomento.
Alcune trasmissioni radiofoniche colgono la palla al balzo per chiedere ai radioascoltatori se siano mai stati spiati o abbiano a loro volta spiato.
Per me è una ferita ancora aperta, e un argomento troppo caldo per poterlo affrontare.
Dico solo che mi ha lasciato la sensazione, fuorviante, che ciò che dico e scrivo possa essere utilizzato contro di me, analizzato, esondare dal mio controllo.
Come se io mi trovassi inconsapevolmente al centro del grande fratello.
Così non è, non ci sono moltitudini di lettori pronti ad analizzare ogni parola che scrivo.
Ai più non importa proprio niente, ma mi fa bene per mantenermi in riga, la legge di Murphy dice che al momento sbagliato proprio una persona che non avrei mai pensato potrebbe usare contro di me ciò che scrivo, e chiedermene il conto.

Ho letto poi un post sul blog della Lucarelli in cui si riporta il teatrino che ha avuto luogo nella trasmissione di Barbara D’Urso, con protagonista Ylenia, la ragazza che ha rischiato di essere bruciata dal suo fidanzato e che ora lo difende, in contrasto con la madre.
Mi fermo qui, la spirale di trash e di ignoranza è vorticosa, e travolge numerosi commentatori della celebre blogger.
Sembra non ci sia fine alla stupidità.
Non saprei nemmeno chi definire più osceno in tutto ciò.

Poi finalmente la mia attenzione è stata catalizzata da un altro argomento: forse mi confondo, ma ultimamente sento nominare spesso il gatto di Schroedinger.
Allora mi sono dilettata in alcune ricerche perché, lo ammetto, non conoscevo affatto la storiella.
E non è banale: è un paradosso con cui si vorrebbe spiegare l’indeterminazione nella fisica quantistica.
Ahi… mal di testa… io ne dovrei sapere qualcosa?
La fisica quantistica e il relativismo erano programma di quinta al liceo.
Purtroppo la cattedra di matematica e fisica era rimasta vacante quando sono arrivata al triennio, così si sono succeduti negli anni insegnanti diversi.

In terza ho avuto la professoressa Rita M., una bellezza mediterranea a cavallo tra Maria Grazia Cucinotta e Sconsolata, proprio a metà.
Un’insegnante molto giovane che ha dimostrato abbastanza presto di non saperne certo una pagina più del libro.
Non voleva concedere a un quadrato la dignità di rombo a tutti gli effetti, figuriamoci se poteva sbilanciarsi oltre la mera formula ‘spazio-fratto-tempo’ per descrivere la velocità.

Poi in quarta è stata la volta di un professore più anziano, che era già stato insegnante di mia madre, la quale lo portava in palmo di mano per le sue capacità comunicative.
Lui insegnava esclusivamente fisica, la matematica (trigonometria quell’anno) era appannaggio di una prof col cognome di una nota marca di prosciutti.
A me, del programma di ottica di quell’anno, è rimasto solo questo insegnamento:
“Come si fa a far tacere tre donne in auto? Semplice, si ingrana la retromarcia!”

Quello di quinta, che si chiamava David M., era un novizio dell’insegnamento.
Sul fronte matematico devo dargli atto che ci ha spiegato bene come affrontare lo studio di funzione, e infatti con l’esame di Analisi I all’università ho avuto vita facile per i primi 15 giorni, quando hanno riassunto tutto il programma di quinta liceo in un libricino di 50 pagine fitte fitte, intitolato Analisi Zero.

Però si perdeva, frequentemente interrotto e imbarazzato dalla simpatica irriverenza di alcuni ragazzi, che lo sfidavano con domande tipo ‘professore? A ‘prugnette’ come è messo?’.

Così della fisica quantistica, già piuttosto complessa di suo, e col senno di poi più affine alla filosofia che alla scienza esatta, mi è rimasto abbastanza poco.

Quindi ‘sto gatto di Schroedinger?
Dicevo mi sono documentata un po’ e ora provo a spiegarlo a voi, che magari già conoscete la storiella, così come lo spiegherei a mia nonna.

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Per farti capire che non si può affermare con certezza nulla nemmeno nella scienza, nonna, ti faccio questo esempio: prendi una scatola di metallo.
No, non di cartone, di metallo nonna.
Ma non preoccuparti, è un esperimento mentale, nessuno lo ha mai messo in pratica.
Dentro la scatola devi mettere una particella di uranio, materiale radioattivo.
Poi metti un contatore Geiger.
Dove lo trovi? sempre nella tua fantasia nonna.
A questo punto metti una fiala di cianuro.
Devi fare in modo che quando la particella di uranio decade, il contatore Geiger rileva il fenomeno e sprigiona il cianuro dalla fiala.
Ferma nonna, non è finita qui.
Nella stessa scatola rinchiudi un gatto.
Bene, ci sei?
No nonna, non chiamare la protezione animali, è un esperimento mentale.
Nessun animale viene maltrattato.
Ora diamoci un’ora di tempo, durante la quale la particella ha il 50% di probabilità di decadere e ammazzare il gatto.
Quindi dopo un’ora cosa ne sappiamo noi sullo stato di salute del gatto?
Per sapere se è vivo o morto non ci resta che aprire la scatola e osservare.
Insomma, tutto sto esperimento per guardare le soluzioni alla fine.
Hai capito? ci sono casi nella quantistica che non sono deterministici come nella meccanica tradizionale, che se io in un’ora percorro 60 km spazio-fratto-tempo uguale velocità 60 km orari.

Dopo un’ora non hai fatto 60 km, ma ancora non sai se il gatto è vivo o morto.
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Io in verità non ho capito ancora molto dell’utilità di questo esperimento.
Ma poi, quando mi sono coricata, appena prima di addormentarmi ho chiesto se Viola era ben coperta.
E la risposta è stata ‘un’ora fa lo era, adesso non si sa, se vuoi puoi scendere a controllare’.

E senza scomodare nessun gatto.

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