Let it snow, let it snow, let it snow

La nevicata di questa notte ha steso un manto bianco sulle nostre strade, e stamattina al risveglio abbiamo trovato una distesa di poltiglia, acqua e neve.

Ho preferito accompagnare a scuola Sofia con l’auto, per evitare che rimanesse tutto il giorno con i piedi zuppi, dato che non possiede un paio di scarponcini adatti alle camminate nelle intemperie. Non ha le galosce, in due parole.

La viabilità fino a scuola è risultata nei limiti ma poi, come prevedevo, trovare parcheggio non è stato così immediato: i mezzi di pulizia stavano rimuovendo la neve dal piazzale e accumulandola ai bordi, così mentre la domanda di parcheggio aumentava l’offerta diminuiva; perchè è ovvio che ci sono più persone che si spostano in auto col brutto tempo ed è ovvio che se mi metti un mucchio di neve dove c’è il posto auto io faccio fatica a piazzarcela, dato che non ho un SUV.
Botta di fortuna trovo un posto libero! Non un posto qualsiasi, inventato al momento, ma un vero e proprio parcheggio, di quelli che col bel tempo hanno tutte le qualità di un posto auto.

Ho infilato al volo l’auto, rimanendo indietro di circa mezzo metro, causa cordoli di materiale ghiacciato sul davanti.
Sofia è scesa al volo, tutta elettrizzata dal poter camminare pattinando fino al portone di ingresso, e dovevo rimanere all’erta per controllare che non scivolasse o che finisse sotto un’auto.

Mentre la richiamavo e recuperavo le borse spunta dal nulla un tizio, dalla spiccata somiglianza con un alta carica comunale locale, che mi apostrofa così: 

“Non è un bel posto per lasciare l’auto: riduce il passaggio!”.
Me lo ha detto col tono di chi sorprende un cittadino permettere al proprio cane di depositare le deiezioni sul marciapiede senza rimuovere l’opera d’arte.

Mentre io avevo lasciato l’auto (non una merda, l’auto) in parcheggio (non sul marciapiede, in parcheggio).
Valuto di spostarla per farlo contento ma ritengo che questo crei più pericolo che beneficio, quindi la lascio dove è, accompagno Sofia al portone e ritorno immediatamente per spostarla: causava talmente tanto intralcio che non ho trovato uno, uno solo, che mi cedesse spazio per levarmi dai piedi.

Così ho atteso con pazienza lo smaltimento della colonna di auto che si era formata dietro e che mi impediva di uscire, quella generata dai più furbi, quelli che arrivano con l’auto fin più avanti che più avanti non si può e la lasciano lì “un attimo”: ma a loro il fantomatico parcheggiatore, il paladino delle carreggiate, non aveva buoni suggerimenti da dare?

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