Piccolo-spazio-pubblicità 

“La qualità del tuo lavoro è l’unica vera cosa che farà promuovere il tuo lavoro.”

Così afferma Matteo Bussola, autore di ‘Notti in bianco, Baci a colazione’ edito da Einaudi, pubblicato per la prima volta nel maggio 2016 e in testa alle classifiche la scorsa estate.

Fabio Rovazzi, interprete del tormentone estivo ‘Andiamo a comandare’, ha ottenuto il riconoscimento del disco d’oro senza nemmeno aver pubblicato un disco, grazie alla diffusione del suo pezzo sul web.

Giacomo Mazzariol, autore di ‘Mio fratello rincorre i dinosauri’, racconta di aver scritto il libro sull’onda del successo di un suo video divenuto virale su YouTube; anche lui è in testa alle classifiche dei libri più venduti del momento.

A quanto pare ci sono misteriosi auditor, nascosti dietro gli angoli delle nostre vie, che stanno lì a cercare le stelle nascenti.

Bussola racconta che lui scriveva tranquillo sulla sua bacheca di facebook e una tizia dell’Einuadi lo ha contattato per mettere insieme i suoi post e raccoglierli in un libro.

Rovazzi deve la sua fortuna all’incontro con Fedez.

Mazzariol ha fatto ‘sto video amatoriale che ha per protagonista il fratello, affetto da sindrome di Down, e come per magia migliaia di persone sono capitate a guardarlo.

Sono perplessa: ai tempi odierni la concorrenza è tanta e la visibilità non cade dagli alberi. 

Ma se anche Alessandro Manzoni avesse scritto i suoi Promessi Sposi (facciamocene una ragione: è una pietra miliare della nostra letteratura) e messo il tomo in un cassetto state pur sicuri che nessuno se lo filava.

Io a certe favole non ci credo!

Non credo che la Einaudi abbia il mio numero di telefono, non frequento i locali in cui potrei incontrare Fedez e l’unico virus che contraggo, per fortuna raramente, è quello influenzale.

Credo che un poca di fortuna sia necessaria, ma oltre a quella serva sicuramente tanta forza nel promuovere la propria attività: una forza oculata, studiata, scientifica.

Non ho conoscenze in materia di web marketing, e mi affascina questa materia ignota e misteriosa così attuale.

Poi un giorno ho avuto una folgorazione: avevo pubblicato un annuncio su un sito; dopo un paio di settimane ho ricevuto una telefonata, da un altro sito di annunci, che volevano solo informarmi che potevo pubblicare lo stesso annuncio anche sul loro portale.

Cioè: mi hanno telefonato per dirmi una cosa che già sapevo, ma che non avevo considerato. 

Ovvio che un sito di annunci ha più forza se ha più inserzioni.

Così ho pensato di fare anche io, nel mio piccolo. Non posso permettermi di telefonare a destra e a manca per proporre la lettura del mio blog, ma posso rivolgermi ai miei lettori per dire loro una cosa ovvia.

Io scrivo per diletto ma, saró onesta e forse anche un po’ presuntuosa, se ho visibilità e riscontro scrivo molto più volentieri; nemmeno quel capolavoro di Manzoni è stato riposto nel cassetto, e Fabio Volo, giusto per citare gli antipodi della letteratura italiana, sta in testa alle classifiche con un libro di pagine bianche.

Pertanto sì il contenuto è importante, la qualità del tuo lavoro ok ma, aridaje con la mia supponenza, non credo di esserne priva.

O meglio, non racconto nulla di entusiasmante, ma vedo circolare e ricondividere post che hanno a mio giudizio dubbio interesse (cito a caso i ‘se hai un cuore condividi’ o ‘non avrai il coraggio di mettere mi piace’).

La famosa merda d’artista.

Quando un sito ha raggiunto un certo livello di notorietà sembra sia motivo di pregio ricondividere ciò che pubblica, qualunque cosa sia.

Se invece chi ha scritto è un tuo amico pare ci sia tantissima diffidenza, o forse timore di violare la privacy, nel ricondividere ciò che dice, anche se ha scritto una verità più inconfutabile della Bibbia.

Quindi mi rivolgo a te, proprio A TE, a te che sei arrivato fino a qui a leggere.

Tu puoi aiutarmi, tu puoi darmi una mano, e non ti chiedo di telefonare a tutti i tuoi contatti.

Ti chiedo, se ti piace ciò che scrivo, se lo trovi gradevole, di aiutarmi a crescere.

È molto semplice, basta un click. Basta cliccare il like, basta un commento di poche parole, basta taggare un contatto, basta condividere un post (non necessariamente questo!), basta invitare i tuoi amici a visitare la mia pagina Facebook e magari a seguirla e ad interagire a loro volta.

Basta veramente poco.

E poi un giorno potrai dire ‘Io la conoscevo dagli esordi!’ o anche ‘Sono stato io, con i miei like, i miei commenti, le mie condivisioni, a renderla famosa’.

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26 Replies to “Piccolo-spazio-pubblicità ”

  1. Verità sacrosante! A proposito, io ci sono e mi avvalgo del futuro diritto di poter dire: “io la conosco 😄!”. Comunque sia, hai toccato un tema che si tira dietro diverse riflessioni. Nulla da aggiungere sul talento, sulle botte di fortuna, etc. In merito, invece, alla popolarità, alla visibilità, il discorso è un po’ più complicato. Esiste un limite inconscio, o forse nemmeno troppo inconscio, nell’accettare che un’altra persona, qualcuno che peraltro conosciamo, sia più “popolare”. Cioè, se quella persona trova un modo per affermarsi, tutti a dire “io la conosco”, “è una grande amica mia”, “io l’ho sempre detto che aveva talento”. Ma se ancora non è affermata, ma potrebbe affermarsi, uhmm… È un po’ più difficile trovare qualcuno che attivamente si offra di promuovere, pubblicizzare, diffondere i contenuti, seppur ottimi, di un altro. Invidia? Competizione? Frustrazione? E boh. Personalmente, mi sono sempre curata pochissimo di questo aspetto, ma è qualcosa che riguarda il mio carattere. Mi piace ricevere attestati di stima inattesi, imprevisti, da estranei che, non conoscendomi, non hanno pregiudizi né positivi, né negativi nei miei riguardi e nei riguardi dei miei contenuti. Promuovermi mi sembrerebbe qualcosa di forzato e, come giustamente scrivevi, implicherebbe un accantonamento dell’umiltà, della serie “vi consiglio ciò che scrivo, perché penso che vale la pena leggerlo”. Ecco, questa è una cosa che a me manca e che al massimo mi riesce con i miei genitori e con mio fratello. Sono pochi gli amici che sanno che ho un blog e penso che, finora, a nessuno ho esplicitamente chiesto di leggerlo. Paradossalmente, è più frequente che io diventi amica di una persona di cui leggo il blog (io e te, ad esempio), piuttosto che un amico diventi lettore del mio blog.

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    1. Invidia dici? Sai che non ci avevo pensato? credevo piuttosto a una forma di insicurezza, ovvero ‘vabbè a me piace però non basta che lo dica io, magari mi sbaglio ed è oggettivamente una ciofeca’ … e aspettano che siano ‘gli altri’

      peccato che gli altri non esistano di per sè, gli altri siamo noi cantava Tozzi

      e se non mi autopromuovo io, chi mi aspetto che lo faccia?
      certo che no posso farlo tutti i giorni altrimenti divento pesante, anzi in realtà peso moltissimo uscite di questo genere, ma come dicevo, magari uno nemmeno ci pensa

      tu sei ad esempio uno dei blog che secondo me merita molto molto di più: è vero che hai parecchi lettori e molto riscontro ma secondo me dovresti viaggiare su tutt’altri numeri, in base alla qualità dei tuoi scritti e a quanto afferma Bussola…

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      1. No, non credo affatto sia insicurezza . Ti capita mai di leggere qualcosa e pensare “cavoli! questo avrei potuto o voluto scriverlo io!”? Ebbene, per alcuni è uno stimolo, un modo per scavare in se stessi e trovare qualcosa di altrettanto intelligente da dire; per altri, è una semplice constatazione, ossia ammettono che quella cosa non l’avevano pensata e ammirano chi lo ha fatto; per altri ancora, invece, è un vero e proprio limite, un motivo di invidia. Con la scrittura, poi, è frequentissimo. Mi capita spesso di leggere post molto belli e di trovare, tra i commenti, riferimenti acidi ad errori di battitura, i cosiddetti refusi. Ed è una cosa che mi lascia allibita. Perché è evidente che, dietro l’alibi di correggere e dunque aiutare l’altro, si nasconde in realtà la volontà di sminuirlo, attraverso la sottolineatura degli errori. Quanto ai miei numeri, ti dico che davvero me ne curo poco. Mi piace scrivere e sono contenta se ciò che scrivo può piacere. A questo proposito, tempo fa, mi arrivò un’e-mail di un ragazzo che mi chiedeva, testuali parole, “visto che tu già sei famosa, mi spieghi come si fa?”. Mi fece tanto sorridere. Forse si era appena iscritto a WordPress e i miei numeri a lui sembravano eccezionali. Io non credo esista un modo, una ricetta giusta, altrimenti la sperimenteremmo tutti. Contano però molto gli elementi che tu hai elencato: talento, fortuna, forza di volontà e disponibilità ad esporsi. Soprattutto quest’ultima. Conosco persone senza nessun tipo di talento che, grazie alla faccia tosta e ai soldi disponibili per sponsorizzarsi le pagine social, ormai si sentono grandi artisti. Ma questa è un’altra storia…

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      2. Mi sa che a pensar ‘male’ come fai tu (ribadisco le virgolette attorno a male) individuando livore nelle correzioni, si commette peccato ma ci si azzecca!
        Io sono un po’ più morbida nei confronti dei commentatori in generale (altrui intendo, io ne ho quattro 🙂 ), non avevo considerato la malizia da parte loro.
        MA probabilmente hai ragione…

        Mi limito a leggere le cose che ritengo interessanti, le correzioni delle bozze sono lavori minori, passo oltre a piè pari.

        Detto ciò sono convinta che, oltre a fortuna e meriti, la possibilità di contare su esperti del settore (a pagamento si intende) possa portare a risultati.
        Riscontro poi, ahimè, in blogger ormai avanzati delle modalità forzate di interazione che mi lasciano pensare che anche quando hai raggiunto dei numeri poi devi continuare a lavorare per mantenerli

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      3. Ti faccio un esempio concreto e calzante di invidia per la scrittura. L’anno scorso, ho frequentato un corso di scrittura creativa qui in Brasile. Eravamo una decina. Ad ogni incontro, ci veniva assegnato un tema su cui andava sviluppato un racconto. Ovviamente, ho ancora qualche problema con l’ortografia e la sintassi del portoghese. La scrittrice che amministrava il corso apprezzava molto i miei racconti, ma ti assicuro che quando mi toccava leggere i miei scritti alla presenza di tutti gli altri, si creavano inevitabilmente due schieramenti, quello del “che bello!” e quello del “è bello, ma qui l’accento non serviva, lì hai sbagliato la vocale finale, etc.” Le persone che si limitavano a dire “che bello” o che mi correggevano l’ortografia, ma in privato, evitando di imputarmi errori, come fossero crimini, in presenza di tutti gli altri, ancora le sento. Ci scambiamo idee, notizie di nuovi corsi. Perché sono persone che vivono la scrittura come una passione, un piacere ed hanno voglia di crescere e migliorarsi attraverso il confronto con gli altri. Le altre, quelle criticone, quelle che fin dal primo giorno avevano chiesto alla scrittrice “come si fa a scrivere un best-seller?”, si sono eclissate totalmente, perché per loro scrivere è una competizione in cui è difficile riconoscere il talento dell’altro. La scrittura, in fondo, è un’attività egoistica e solitaria ed è inevitabile sentirsi un po’ demiurghi, un po’ padreterni quando si “crea” qualcosa. L’importante è non farne un’ossessione.

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      4. Questo è comune un po’ in tutti gli ambiti: c’è chi cerca di collaborare ed imparare dagli altrie chi, purtroppo i più, cerca di stare sempre un passo avanti, dimostrarsi più bello, più bravo , più forte.
        Sono quelli che non impareranno mai niente e forse quel poco che hanno imparato … è veramente poco 🙂

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      1. Sì sì. Ho compreso appieno il tuo punto di vista, ma vale in parte. La maggioranza segue le mode, è risaputo. Ma ci sono persone che se ne fregano e valutano i contenuti. A prescindere dalle classifiche dei libri, dei dischi, dei più visti al cinema. Io, francamente, provo piacere quando scopro qualcosa di bello e di non molto noto. Quell’autrice canadese che in pochi hanno letto, quella band newyorchese che quasi nessuno ascolta… Poi magari i best-seller e i tormentoni li leggo e li ascolto lo stesso, ma solo per farmene un’idea e per ringraziare il cielo del fatto che ho ancora la capacità di scegliermi da sola quello che può piacermi o no.

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      2. Io invece, quando accade, mi sorprendo che sia cosa nota a pochi… ma poi mi rendo conto che essere arrivata a conoscere artisti ‘di nicchia’ è sempre merito di qualche mezzo di informazione di massa (radio, web…)

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      3. Ormai tutto passa tramite web. Ma, ripeto, io apprezzo tanto le cose di nicchia che riesco a scovare da sola, senza una dritta che mi arrivi dai media o dai social. Ho la sensazione che, finché non si è molto famosi, si conserva intatta la propria spontaneità ed onestà. Dopo inevitabilmente si perde. Quello che mi chiedo è: vale la pena svendere se stessi per piacere a tanti? Secondo me, no.

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      4. E’ uno dei motivi per cui io tante volte abbandono la lettura di un blog: è bello ma manca di sincerità verso chi legge, lo tratta da numero, da ‘cliente’ anzichè da ‘amico’….
        Esagerazioni, calca la mano sul pathos, e se fai un’osservazione (un qualsiasi commento) si schermisce

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      5. Io, a priori, non riesco a conciliare la finzione con la bellezza. Purtroppo, e credo capiti anche a te, quando si legge tanto, che siano libri, che siano blog, non solo si diventa esigenti, ma si matura anche una certa esperienza nel riconoscere la veridicità di un post e di chi lo ha scritto.

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      6. Faccio un esempio super partes: io Gramellini non lo reggo. Strumentalizza così tanto i suoi scritti che mi dà sui nervi già alle prime battute.
        Restando in ambito blogger ho preso delle cantonate clamorose… ci sono rimasta malissimo a scoprire che era ‘tutto pomodoro’ 😎

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      7. Gramellini? Oddio. Io proprio non lo sopporto. E “Fai dei bei sogni” è un vero orrore. Il modo in cui ha usato e narrato la sua vicenda personale, a me non è piaciuto affatto. Lo preferisco come opinionista. Il Buongiorno su La stampa è una buona rubrica e ogni tanto passo a leggere qualcosa. Ma, in generale, lui proprio non mi piace.

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      8. E non farlo 😃! Io li ho letti anni addietro. Lui lo avevo visto qualche volta da Fazio, ma non sapevo fosse lui l’autore. Lessi L’ultima riga delle favole (copertina e titolo intriganti), secondo me veramente brutto e poi “Fai bei sogni”, perché era molto letto e volevo capire il perché. Solo dopo ho capito chi era Gramellini e mi sono imbattuta nel Buongiorno. Ma, ripeto, al di là dell’arguzia di qualche testo (vado su quella pagina un paio di volte l’anno), i romanzi hanno lasciato un’impronta di dispiacere difficile da eliminare.

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  2. Per il mio carattere , io non saprei promuovere me stessa , ma gli altri riesco a valorizzarli , facendo emergere i loro pregi e le loro qualità ……
    Non sono su Facebook, però ….( e non ci voglio andare ) , come posso aiutarti?
    Intanto, ciao

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  3. E invece io conosco un blogger seguitissimo (Roberto Torti, in arte ‘Settore’) che dopo aver pubblicato alcuni post (ben mirati) sul mondo del calcio è stato contattato dall’editore Dalai (mica pizza e fichi) ed è arrivato a pubblicare ben 3 libri di discreto successo commerciale (“Il pugno invisibile”, “Liberiamo Babbo Natale!” e “Settore 4c”). E’ stato anche invitato di persona dall’editore Panini (quello delle figurine) ad alcuni eventi di presentazione.

    https://www.amazon.it/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&field-author=Roberto+Torti&search-alias=stripbooks
    http://settoreinter.it/

    E’ molto bravo a scrivere e usa un’ironia di rara intelligenza.

    Quindi… capita che qualcuno ti legga e tu ti possa trovare nel giro di qualche mese non dico famoso, ma certamente seguitissimo.

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