Gli ossimori esistono

Appena due mesi che sono passata all’altra auto (no, non è nuova, è semplicemente l’altra) e già siamo di manutenzione.

Appuntamento stamattina in concessionaria; a ricevermi non è la stessa ragazza che mi aveva fatto l’accettazione e il preventivo 3 settimane fa, quando mi hanno individuato la perdita d’olio.

Stavolta le pratiche di ingresso le sbriga un uomo; mi fa accomodare e mi chiede le chiavi dell’auto e le generalità per la ricerca in archivio.

“Aveva prenotato anche un’avventura…”

La parola ‘avventura’ evoca un film mentale in cui io, che vesto una canotta bianca da cui straborda un seno prosperoso e un paio di shorts che cercano con tre frange di nascondere chiappe sode e rotonde, tutta sudata ma con il mascara che non cola e l’acconciatura che non si increspa, scendo da un fuoristrada bianco un po’ inzaccherato con altre 4 o 5 amiche, alla ricerca di qualche messinscena tropicale. Più che un film, un trailer, o semplicemente l’unico spezzone di ‘Donna Avventura’ che ho visto in vita mia.

“…sostitutiva?”

Davanti alla mia espressione inebetita ripete la domanda: “Aveva prenotato anche una vettura sostitutiva?”

“Ah… la vettura… non l’avventura…. sì” rispondo.
In effetti l’avventura, come si può prenotare? un po’ un ossimoro no? se prenoti, pianifichi e se pianifichi azzeri le sorprese, e con loro le avventure.
“Bene! La accompagno, è qui fuori”

Raccolgo le mie cose, giacca borsa e sacchetto della merenda, e lo seguo.

“Sa come funziona?” chiede.

“Beh, come tutte le altre no?” rispondo perplessa.

Inizia a mostrarmi la chiave e i pulsanti di apertura e chiusura del mezzo: mi rincuoro, è esattamente come l’altra. Poi butta lì la frase “ha il cambio automatico”.

Momento di panico, vorrei chiedergli se può fare un’eccezione, darmene un’altra o mettermela in modalità manuale. Solo per me, solo per oggi.
A dire il vero ho già guidato un auto col cambio automatico, ma sono trascorsi 10 anni: mi trovavo in Canada e viaggiavo su un metro di neve con una Ford del ’72 in mezzo a desolate distese di nulla, in orari in cui oltre alla neve non incontravi nessuno.

Oggi invece sono qui, in pieno nord-est italiano, in pieno orario di punta mattutino.
“Non è la prima volta che guido col cambio automatico” lo rassicuro “ma sono un po’ old-style, preferisco il manuale. Mi spiega?”
E così mi illustra il funzionamento dei pedali, delle leve e del pulsante di accensione.

“E’ facile, provi!”
E dopo un training della durata di tre nanosecondi si accomiata. Faccio risalire il finestrino, attraverso il quale mi aveva impartito le ultime istruzioni, e parto avviandomi verso il lavoro.
Devo fare mente locale su tutto: il piede sinistro deve rimanere inutilizzato, la mano destra può restare attaccata al volante. Freno e accelero, freno e accelero. Facile dai.

Resetto gli automatismi, entro in autostrada dalla corsia del biglietto anzichè da quella del telepass. Sto andando bene.

Configuro il bluetooth per il viva voce, ammazza se son forte.

Presto arrivo al casello di uscita, ancora una volta, restando concentrata, riesco ad imboccare la corsia a pagamento.

L’omino del casello non esiste più, al suo posto un display elettronico, un basket metallico e una voce femminile sintetica; ho le monete giuste, le lancio nel basket e me le rifiuta. Una, due, tre volte. Insistendo ne digerisce due, ma la moneta da un euro, il pezzo grosso, me lo continua a sputare fuori.

Per continuare a tentare di pagare senza mettere in folle sto facendo dei contorsionismi degni di Houdini.

Cambio la moneta e bingo, si alza la sbarra! Nel frattempo l’auto si è spenta e dietro di me si è formata un po’ di colonna.

Devo rimettere in moto, ma non va, non ci riesco. Cerco di ripassare gli insegnamenti ma sembra tutto diverso.

Al camionista che strombazza vorrei dire che venga lui a rimetterla in moto, sapientino! 

Mi concentro e riesco nell’impresa, via si riparte.

Altro che donna avventura, altro che prenotazione… la mia avventura sostitutiva, il mio ossimoro fresco di giornata, è stata servita!

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