Le statue viventi

Tra le mie attività preferite c’è quella di passeggiare all’aria aperta per le vie del centro storico, con la mia famiglia, quando c’è il sole.

Mi dà un senso di pace e libertà.

Sabato mattina mentre attraversavamo la piazza dei Signori, proprio di fronte alla Basilica Palladiana stava un artista di strada, una statua vivente: vestito di bianco e grigio, con il viso impiastricciato, una bombetta nera in testa.

Stava lì, nel mezzo della piazza, inespressivo ed immobile, in attesa che qualcuno gli elargisse l’elemosina.

Una famiglia che passava di lì, con due bimbi piccoli, gli ha deposto qualche moneta nel cestino.

I bambini si sono avvicinati, in maniera cauta, e hanno lanciato qualche centesimo che la mamma aveva appena dato loro.

La statua, ricevendo quei pochi denari, ha interrotto la sua immobilità, e ha fatto un inchino; con le labbra pitturate di bianco ha mimato un paio di baci, soffiati all’aria.

I piccoli sono corsi dalla loro mamma, e hanno chiesto un’altra moneta per ripetere la magia.

Osservando la scena Sofia mi ha chiesto spiegazioni, e ha espresso il desiderio di provare anche lei.

Le ho detto ‘sulla via del ritorno’ e non ha protestato.

Poi la via del ritorno ha preso un’altra direzione, e il caso ha voluto che anche qui sostasse una statua vivente.

A differenza della precedente era una statua di ‘bronzo’, non di ‘marmo’ bianco; non sostava in mezzo al passaggio ma su un angolo della via; e soprattutto era di piccola statura, per questo si ergeva su un rialzo.

Sofia l’ha scorta e mi ha ricordato ciò che le avevo promesso. Ormai l’avevamo superata di alcuni metri, ma ha insistito.

Mentre cercavo una moneta ho osservato la statua, che si stava aggiustando le vesti e grattando un po’, probabilmente pensando di non essere osservata.

Ho affidato la moneta a Sofia perché andasse a portarla ma lei ha voluto che la accompagnassi; quando ci siamo trovate di fronte alla statua, tenendomi stretta una mano, ha lasciato cadere con l’altra la moneta in un cestino completamente vuoto.

Io mi aspettavo un inchino, al massimo un bacio dato all’aria; invece sono stata sorpresa da una voce femminile, dal marcato accento balcanico, che ha detto ‘Grazie Sofia’. Poi ha proteso la mano e Sofia ha ricambiato il gesto. La statua ha continuato ‘Vai a scuola Sofia? Che classe fai?’, e dopo un breve dialogo si sono salutate.

Io sono rimasta basita, dalla gentilezza e dalla dolcezza di quelle poche parole. E poi perché mi sono resa conto di una cosa che sottovaluto: chi ci sta attorno, anche se non interagisce in maniera diretta e immediata, ci osserva e ci ascolta.

La statua poteva conoscere il nome di mia figlia solo perché lo avevo appena pronunciato; e chissà quante altre informazioni distribuisco in modo inconsapevole.

Non sono una maniaca della privacy, i nomi e i volti sono dati di pubblico dominio, altrimenti non avrei la passione per le passeggiate all’aperto, me ne starei chiusa in casa.

Ma spesso tendo a trascurare il fatto che se anche una persona non mi conosce, nulla le impedisce di osservarmi e giudicarmi.

Nella vita quotidiana ci sono moltissimi che, per timidezza o per professione, come nel caso della statua, non si espongono: stanno immobili e in silenzio, e noi non li notiamo. Però questi stessi ascoltano, osservano ed elaborano.

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17 Replies to “Le statue viventi”

      1. No questo no, per fortuna. Credo siano più situazioni estemporanee e contestualizzate a eventi precisi. Ad esempio, un cacciatore di teste delle risorse umane può scandagliare il web per mettere insieme informazioni su un candidato. Oppure qualcuno che ti conosce direttamente può, per motivi malevoli, cercare di ricostruire informazioni su di te.

        Ma tutto questo non deve far entrare nel labirinto della paranoia, ovviamente.

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      2. No paranoia no. Però in passato ho scoperto di essere seguita pedissequamente su fb da una persona che non aveva nemmeno un suo profilo, ma leggeva tutto ciò che scrivevo. Di lì credevo che aprendo un blog avrei avuto immediato riscontro di massa… invece non è così facile, ognuno guarda solo ciò che gli interessa infondo…

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  1. Tra le mie attività preferite c’è quella… Temevo scrivessi: di fare la statua vivente 😂. Bella davvero la tua riflessione. Anch’io non mi lascio spaventare da ciò che di me potrebbe trapelare. Ma, come te, mi rendo conto che, pur non guardando, spesso veniamo guardati. Ed è una affiscinante e, al contempo, ricca di spunti per una riflessione su se stessi.

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      1. Vero. Quando si è costretti a stare immobili ci si rende conto di quanto è difficile respirare senza muoversi, stendere una gamba senza muovere la testa. Che tortura! Però, se fosse per lavoro, immagina la soddisfazione di farsi pagare senza aver mosso un dito 😉😄

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      2. Io quando posso, lascio sempre qualcosa. Mi fermo, ascolto. Ricordo un momento in particolare, anni fa. Stavo in metro, a Roma, ero parecchio triste, e un musicista attaccò a suonare “Munaster e’ Santa Chiara”. Mi sembrò stesse suonando per me 😊 Penso fu la prima volta che donai qualcosa.

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