I nativi digitali

Nativi digitali: li chiamano così. Sono coloro che sono nati in un’epoca in cui la tecnologia è scontata, ovvia.

Per loro, già a pochi mesi di vita, è naturale prendere in mano uno smartphone o un tablet e padroneggiarlo.
Non sanno ancora leggere, men che meno sanno scrivere, eppure sanno che la X in alto a destra serve per chiudere una finestra, che la freccia in basso a destra ti fa andare ‘avanti’ e quella a sinistra ‘indietro’.

Non glielo ha spiegato nessuno, lo hanno intuìto.
Mia nonna non avrebbe intuìto; non è mai riuscita a capire che la televisione ospitava un canale per la riproduzione dei filmati registrati, e che per passare da ricezione dei palinsesti ad avvio del VHS era necessario premere il tasto 0.

Il massimo della tecnologia che indossava al dito indice era quel cappuccetto metallico chiamato ditale, che adoperava con singolare maestria per far percorrere all’ago l’orlo di una gonna.
Ma è sufficiente andare indietro di poche decine di anni: la televisione che c’era a casa mia era un tubo catodico, 12″ bianco e nero, ospitata nella credenza del salotto.

Aveva 6 canali memorizzabili (che bastavano e avanzavano): per ciascun canale un pirolino sporgente, che si poteva ruotare per migliorare la ricezione.
Per cambiare canale non c’erano gli infrarossi (né tantomeno il Wi-Fi o il Bluetooth o altre diavolerie a distanza): per cambiare canale c’era ‘alza il culo’, o ‘solleva le chiappe’ per i più raffinati.

Per cambiare canale ti alzavi dal divano e andavi a pigiare uno di quei 6 pirolini, dove avevi memorizzato il canale: lo zapping quindi era uno sport estremo.
Quando ho compiuto i 10 anni (intendo in quell’anno, mica come regalo) la tv in bianco e nero è stata sostituita da un tv color 21″ a 99 canali, dotato di un accessorio rivoluzionario: il telecomando. Una scatoletta dai poteri magici: tu schiacciavi un bottone col numero e ZAC, la tv si sintonizzava su quel canale.

Ad essere onesti di numeri ne dovevi premere due, ovvero le due cifre.
I miei genitori volevano stupirmi con effetti speciali e farmi credere che anche il cartoncino di istruzioni del telecomando, che riportava in copertina il disegno realistico dello stesso telecomando, funzionasse allo stesso modo, così avevano architettato uno scherzo: il giorno della consegna dell’elettrodomestico mi avevano fatta sedere sul divano e dato in mano il cartoncino, io premevo i finti tasti e loro dietro di me premevano quelli veri sul vero telecomando, e così il canale cambiava.

A me sembrava inverosimile: avevo intuìto che c’era un raggiro, e infatti nel giro di un paio di minuti il gioco è finito.
Ai nativi digitali invece pare inverosimile che questo non sia reale, così come non concepiscono che una fotocamera digitale non abbia lo schermo touch, e per scorrere le foto memorizzate devi premere il tastino, piuttosto che scorrere l’indice verso sinistra.

Tanto che, contrariati, la battono se non risponde al loro concetto di ‘funzionamento intuitivo’.

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31 Replies to “I nativi digitali”

  1. Io sono più vecchio, quand’ero ragazzino i canali TV erano solo 2: Rai 1 e Rai 2 (detta ‘secondo canale’).
    Un solo pulsante sulla TV per cambiare da un canale all’altro.
    In basso a destra un triangolino bianco lampeggiante indicava l’inizio di un nuovo programma sull’altro canale.
    Le trasmissioni non duravano 24 ore, ma iniziavano a mattinata inoltrata e terminavano verso le 22:30.
    Altri tempi.

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  2. Io sono tecnologicamente avanzata… nel 1976 i miei hanno comprato la TV a colori (senza telecomando) e, visto che avevo pochi mesi, è la prima TV che ricordo. Quell’anno c’erano le Olimpiadi e, visto che noi avevamo il TV Color, i parenti vennero a casa nostra a vedere le gare importanti.
    Il telecomando, in quel periodo, era il bambino bipede, ovvero in grado di camminare autonomamente. Se c’era da cambiare canale, era normale che se ne occupasse il piccolo di casa. Senza possibilità di appellarsi al Telefono Azzurro.
    La nostra TV aveva 10 tasti “digitali” per cambiare canale (digitali nel senso che li toccavi, prendevi una leggera scossa, e cambiava) e dei pirulini da inserire in un coso sotto che serviva per sintonizzare perfettamente il canale. Mettevi sul primo tasto, inserivi il pirulino nel primo buchetto e giravi fino a quando non trovavi la frequenza giusta.
    Il volume si regolava con una levetta, così come contrasto e luminosità.
    Negli anni ’80 arrivarono i primi videoregistratori VHS che si collegavano tramite antenna, perché le tv con la scart se c’erano, erano poche. La nostra non l’aveva.

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      1. Pure da me… quando l’avevamo collegato all’antenna, l’aveva portato mio zio… sarà stata una festa, tipo Natale, e non so cosa dovessimo vedere.
        Cmq non è mai stato un successo… io ho il lettore DVD in un cassetto, i miei penso l’abbiano messo in box visto che non lo usavano

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      2. No, per guardare. Non mi capita mai di avere necessità di registrare qualcosa… ai tempi dell’università, ora che ci penso, registravo i video musicali… ecco, in quel periodo usavo il vhs… avevo la TV con videoregistratore incorporato

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  3. Mi spiegavano che la differenza tra un nativo digitale e noi si può vedere dall’utilizzo del pollice: quello che noi digitiamo con l’indice, loro nel 99 dei casi lo fanno con il pollice. Io se ci provo scrivo corbellerie (oddio, non è che invece di solito….^_^)

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  4. Io li ammiro per la funzione pigia tasti con pollice , o meno , e la velocità vorticosa…..

    Io devo usare l’anulare sia per il tablet che per il cell…..A causa del fuoco di Sant’Antonio (!) mi è’ rimasta una parestesia alle dita della mano destra (speriamo mi passi) e funziono così….
    Altro che nativa digitale!
    P.S. La televisione non la guardo mai , ma sono passata attraverso le varie fasi come tutti….
    PP.SS. Adesso anche in Italia fanno la vaccinazione anti Herpes Zoster ( fuoco di S. Antonio ) la consiglierei a tutti!

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    1. Tocchi un tema delicato ed importante, quello delle vaccinazioni…
      Ha senso vaccinarsi anche quando si è già contratta la varicella? Non ho mai preso in considerazione la cosa ma è importante saperlo…
      (Io comunque sapevo dell’amico di un mio amico che col vecchio Nokia scriveva i sms senza estrarre il cell dalla tasca…!)

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      1. Ho un fratello medico e mi ha spiegato che l’Herpes Zoster colpisce solo chi ha gia’ contratto la varicella e può ripetersi piu volte specialmente su un fisico esaurito o defedato.
        La varicella lascia nell’organismo un virus che vi rimane latente , fino a potersi “risvegliare” ogni volta che il fisico sia indebolito e entri in contatto diretto con un malato di varicella o di Zoster stesso…
        Negli USA la vaccinazione esiste da molti anni e pare dia ottimi risultati , qui solo ora e’ disponibile per tutti.
        Siccome in tre anni , me lo sono preso due volte , sto pensando di approfittarne anch’io.
        Ecco quanto…..
        Scusa la noia , ma te lo dovevo raccontare..
        Intanto un abbraccio (non sono piu contagiosa!)
        A.

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      2. Hai fatto bene a spiegarmelo invece!!! Io fortunatamente finora non ho mai avuto questo tipo di problema ma la varicella si… tempo fa stavo valutando se avesse senso fare il vaccino contro il meningococco anche a noi adulti di casa (le bambine già fatto)…

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    1. Io invece pur essendo nata in epoca ‘antica’ mi sono adattata molto bene alle tecnologie… ma vedere le mie figlie che padroneggiano le app senza che nessuno abbia mai spiegato loro come fare mi stupisce!

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      1. I nostri “pargoli”,senza dubbio digitalmente più evoluti e complessivamente più agiati,sotto tutti i punti di vista,sono purtroppo privati di condizioni esistenziali che,per noi,sono state salutari ed irrinunciabili. Tempo,spazi ed indipendenza sono tre fattori che la nostra società si è giocata a loro discapito. Ci battono dieci a zero in fatto di nozioni,ma la gestione della noia è lo scoglio più grande. Che se a noi accendeva le idee,a loro accende il display. Non sia mai che nel tempo libero si proponga una partita a calcio. A meno che tu non viva in aperta campagna con campi immensi a disposizione,il rimbombo accidentale del pallone sul muro,potrebbe trasformare la tua vicina in una belva,che se la palla oltrepassa il suo cancello,ti ritira con tempismo una bomba a mano. Ci risolvono egregiamente questioni di pixel,ma non reggerebbero tre giorni senza wi fi,ma sei matta che debbano fare duecento metri per portare un quaderno ad un amico,che se potessero lo infilerebbero nella spina del muro…perché via cavo non si può? Possono anche prepararsi la cena e la borsa da calcio,utilizzare la lavatrice o riassettare la casa,ma se dimenticano un compito a scuola,che magari ti prendi la nota e ti ripigli,quello no! C’è la mamma con il gruppo WhatsApp,che non sia mai che una mancanza sul diario ti rovini la media 😑 E così,tra aspettative e gigabyte,ginocchia sporche e bambole da pettinare,leghiamo presente e passato tentando il buonsenso. Ma poi esiste sempre un attimo,in entrata nella notte,dove quel bacio affondato nelle guance,con il suo schiocco deciso,ci restituisce la misura dell’amore,senza se,senza ma,senza nessuna legge a cui sottostare. Ed è in quel momento che,fra mille corse ad ostacoli,sappiamo bene di aver raggiunto il traguardo più importante!

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      2. 😘
        Io credo di essere a metà di ciò che descrivi della vecchia e nuova generazione, perché se devo attaccare un bottone con ago e filo smadonno che non esiste ancora una app in grado di farlo; e non ho ancora abbandonato il gruppo wa delle mamme, avallati dalle maestre, solo per il quieto vivere, ma mi mettono un’ansia quei messaggi delle 16.01 in cui chiedono su cosa verte la verifica di scienze, manco dovessimo farla noi, che io sono ancora a lavorare e non ci penso nemmeno a mettermi a studiare quando rientro a casa, non spetta a me.
        Sono stata cresciuta in un’ottica di estrema autonomia che se provo a riproporla in misura dimezzata passo per generale nazista, quindi mi adeguo ai tempi moderni…

        Ciò che comunque non mi spiego è come mia figlia dueenne sappia come aprire e chiudere le app, senza saper leggere nè che io glielo abbia mai spiegato, mentre mia nonna non riusciva a memorizzare che per vedere i programmi registrati doveva premere il tasto 0, e me lo chiedeva ogni giorno, commentando ogni volta che non glielo avevo mai spiegato, incurante della mia esasperazione…

        L’affetto resta comunque esente da tutta la tecnologia, ed è trasversale a tutte le generazioni: nessuna app potrà mai riprodurre il calore di un bacio!

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