I cieli di marzo

Questo è il periodo dell’anno in cui assisto alla sorpresa di uscire dal lavoro di nuovo con la luce naturale. È un regalo enorme che la natura mi fa perché ho la sensazione di non aver esaurito la giornata in ufficio, ma di avere ancora del tempo davanti a me.

Il tragitto di rientro mi prende mezz’ora, e in quel tempo va in onda lo spettacolo del tramonto, il sole che cala, il sipario che si chiude sugli algoritmi e sulle relazioni tra tabelle di testa e di righe, e si apre sullo zapping tra i miei ricordi e i miei progetti.
Ieri sera in particolare lo scenario cromatico è stato stupefacente.

Fuori dal lavoro mi sono ritrovata in un quadro dai colori pastello: grigio, azzurro e rosa a fare da padrone. Era gradevole vedere tutto quel rosa.

Ma era strano perché i contorni dei colori erano indefiniti, il grigio drappeggiava l’azzurro con frange di nubi. Non so distinguere i cirri dai nembi ma credo fossero presenti un po’ tutti, da quanto era variegato il disegno.

Mentre procedevo notavo il grigio infittirsi e farsi plumbeo, e sopra uno sfondo ormai tetro si stagliava netta l’insegna luminosa rossa di un ipermercato.

Conforama dovrebbe pagare le roialties alla natura per aver messo in evidenza il suo marchio.

Pochi km più avanti ho imboccato l’autostrada, e i colori si facevano più confusi.

Fino a che, dopo lo svincolo per la Valdastico, il nero più nero.

Quando sono arrivata a prendere le mie bimbe ha iniziato a piovere, e nel rientro a casa con loro sono scesi diversi lampi.

Poi dopo mangiato sono uscita per scrollare la tovaglia ed era già tutto asciutto.

Volubilità marzolina.

Questa mattina invece il cielo era terso, uniforme, monotóno.

Nemmeno una nuvola, il sole abbagliava il mio sguardo.

Conforama aveva l’insegna spenta: deponeva le sue armi pubblicitarie di fronte a tanto riverbero.

I miei occhi hanno dovuto sostenere un po’ di fatica per procedere nonostante tutto quel riflesso.

Così mi sovviene che questo è lo stesso periodo dell’anno in cui, per consentire di attraversare a un pedone sulle striscie, avvistato all’ultimo momento, sono stata tamponata.

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7 Replies to “I cieli di marzo”

  1. Mi piace quando indulgi un po’ sul poetico ma subito lo freni con improvvisi cartelli di Supermarket a farla da protagonisti….o accenni a fatti quotidiani di estrema prosaicita’….

    Scrivi , scrivi tanto , noi siamo di quelli che aspettano il tuo libro , ti ricordi?

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    1. Sai ogni tanto passano giorni che non scrivo, poi mi capita in mano qualcosa di vecchio che avevo scritto e dimenticato e mi dico ‘ah però….’ e mi pento di non registrare tanti altri momenti che vanno persi…. allora mi rimetto di impegno….
      grazie intanto per l’iniezione di fiducia quotidiana 🙂

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  2. Mi hai ricordato i miei primi anni di lavoro, quando tornavo a casa a cavallo del mio sfavillante scooter. Attraversavo una strada dove il sole si nascondeva dietro ad una foresta, il cielo era completamente aranciato, in un modo romanticismo..accadeva a fine estate, ogni sera, intorno alle 20.. grazie 😊

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