Delle opinioni non richieste

Un momento di festa, un approccio da due sconosciuti, un breve scambio di parole, un tuffo nel passato: in un attimo ritorno più giovane di 25 anni.

Si tratta però di uno stato d’animo negativo: due parole e mi ritrovo prostrata nelle insicurezze dell’adolescente che ero.

Mi sento intrappolata nelle sabbie mobili della disistima, e per cercare di uscirne mi appiglio a brandelli di autoconsapevolezza, maturata nel tempo, che ripesco da ogni dove: col pensiero dal passato e con le orecchie e gli occhi dal presente.

Eppure, a freddo, rifletto: una sera Sofia stava facendo un capriccio, e mi urlava che non mi voleva più vedere.

La soluzione a questa esigenza era rapida ed immediata: ‘sali in camera tua e buonanotte’.

Ma niente, lei urlava con tutta la sua capacità polmonare ‘vai via, non voglio più vederti’.

Ho avuto un’intuizione: ho provato per un attimo a scollegare le parole dal loro primo significato, e ho provato a rovesciarle, immaginare che mi stesse chiedendo l’esatto contrario.

Lei urlava ‘vattene via!’ e io l’ho chiamata a me ‘vieni qua’. È venuta immediatamente: l’ho abbracciata e il capriccio è terminato.

Questo accade molto più spesso di quanto crediamo: se qualcuno ci urla addosso vattene in realtà potrebbe stare chiedendo di avvicinarsi.

Se qualcuno ci dice che non vuole più vederci in realtà sta affermando di non poter vivere senza.

Per inclinazione razionale sono portata a credere al primo significato di ciò che mi viene detto, ma spesso, devo appuntarmelo, è assolutamente fuorviante.

Così di fronte ad un apprezzamento sgradito di primo acchito ci soffro.

Poi ci rifletto, sguazzando un po’ nell’autocommiserazione, e ritorno a galla.

Quindi cerco di archiviare riconoscendo il giusto livello di imbecillità ai miei detrattori, mai interpellati.

Mi resta sempre e comunque una sgradevole sensazione, quella della altrui inferiorità che viene gettata a caso tra la folla, ‘ndo cojo cojo: due cojoni appunto.

Purtroppo il risultato di questa distribuzione non è nemmeno quello di alleggerire il fardello di frustrazione di chi va in giro a criticare e fare osservazioni fuori luogo, perché magro è il divertimento per aver fatto rattristare una sconosciuta con la propria idiozia.

Il risultato è rimanere meschini e palesarlo al prossimo.

L’indifferenza è un atteggiamento elegante del quale è difficile vestirsi: molto più facile gridare nero quando si vede bianco che rimanere in silenzio.