Guarda ‘o mare…! *

Lo scorso anno in questo periodo siamo stati a visitare Napoli, che non avevo mai visto. In quell’occasione avevo scritto questo:

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Solo un racconto per tutta la gita.
Sabato sera, ristorante di pesce, a Procida.

Locale curatissimo nei minimi particolari, con cibo di qualità e servizio impeccabile.

Viola è in serata no, un frigno continuo.

Si è svegliata rovescia, non vuole assaggiare nulla. Sopperiamo con un po’ di latte. 

Porgo a un cameriere il biberon vuoto, chiedendo un po’ di latte caldo. 
L’uomo, sulla quarantina mal portata, un sosia di Checco Zalone con almeno 10kg in più, si dimostra perplesso.

Mi chiede di specificare esattamente cosa intendo: acqua calda? No latte. Latte normale? Si quello che avete va bene. Ne versa due dita. Gli chiedo di riempirlo. Me lo da, gli chiedo di scaldarlo. Lo pone in un pentolino a bagnomaria. Rimango al banco del bar in attesa che raggiunga una temperatura idonea; lui dietro il banco, cortesemente attende altrettanto, e ogni tanto verifica.
L’effetto calmante del latte dura un’ora o poco più, poi di nuovo Viola in crisi.

Torno al bancone del bar. Altri camerieri sono entrati in turno.

Ad accogliere le mie richieste questa volta ce ne è uno giovanissimo. 
Bello, mediterraneo al 100%: occhi nerissimi, capelli rasati nerissimi, abbronzato, asciutto. Indossa la divisa del ristorante ma sembra un fotomodello di Armani.

Gli porgo il biberon aperto, sporco di latte sul fondo, chiedendo se per cortesia mi può riscaldare dell’altro latte. 

Aggiungo ‘col vapore’ perché la tecnica a bagnomaria si è rivelata troppo lenta.

Lui con estrema cordialità prende un pentolino, riempie d’acqua che scalda col vapore, immerge il biberon.
Mi sarei aspettata che lo avesse risciacquato, visto il livello del locale, ma è assolutamente superfluo.

Immerge il biberon e aggiusta il livello d’acqua. 

Quindi lui da un lato del bancone e io dall’altro, aspettiamo.
Io aspetto che lui versi il latte, lui aspetta e basta. È da dilettanti aspettare con un obiettivo, i professionisti aspettano e basta, non aspettano ‘che’.

Inizialmente suppongo che lui non versi il latte perchè ne è rimasto sprovvisto al bancone e abbia chiesto al suo collega di procurarglielo.
Suppongo che non abbia dei figli, nè dei nipoti, tanto scarsa è la dimestichezza con i biberon. 

Suppongo che nemmeno nessuno dei suoi amici abbia dei figli, nè dei nipoti.
Poi ad un certo punto, smetto di supporre; anche un po’ imbarazzata, rompo gli indugi e trattenendo una risata a crepapelle gli chiedo, con tutta la delicatezza che riesco a reperire “scusa, mi potresti versare anche del latte???”.
Niente, è più forte di me, non riesco più a trattenermi dal ridere, scoppio fragorosamente. 

E lui di risposta inizia a scusarsi con un “oh maronn maronn”…. 

E poi segue la spiegazione che una signora una volta vedendo il cartone del latte scremato e a lunga conservazione aveva fatto una sceneggiata che non andava bene per il suo bambino, che deve aver terrorizzato l’intero staff tanto erano restii a somministrare latte agli infanti (altro che alcolici ai minori).

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