Approcci

– “Perchè non vai da quella bambina e le chiedi se vuole giocare con te?”

– “Perché ho paura”

– “Paura di che?”

– “Che mi dica di no”
Invece, poi, crescendo, la paura la analizzi. La paura di un NO in realtá non esiste: il risultato è lo stesso che si avrebbe evitando di porre la domanda.

La paura di ricevere un rifiuto esprime l’indolenza di spiegare a se stessi un giudizio aprioristico, pertanto teoricamente infondato. 

Un giudizio basato sulle apparenze, o piuttosto sulle sensazioni impercettibili di empatia.
La paura si trasforma, diventa altro: si passa dal timore per se stessi, al timore per il prossimo, o viceversa, a seconda di chi si intenda ‘vittima’.
Una volta maturata una sufficiente autostima, la paura dell’altro diventa paura di scoprire che l’altro è diverso dal ritratto ideale che ne abbiamo delineato. 

È paura di rimanere delusi insomma. 
Paura di ritrovarsi impelagati e di non sapere più districarsi, perché chi fa il primo passo si assume implicitamente anche la responsabilitá del funzionamento di una relazione, di qualsivoglia natura.
– “Perché non telefoni?”

– “Perché non so cosa dire”

…e se ho qualcosa da dire ho paura di passare per quello che chiama solo quando ha bisogno di qualcosa.
– “Perché non organizzi un incontro?”

– “Perchè ho paura di restare in imbarazzo e senza argomenti”.
In questo i social network hanno contribuito a ridurre l’ansia, ti lasciano lo spazio di lanciare le iniziative ed attendere le risposte, nei tempi e nei modi propri di ciascuno, senza forzature.

Ti permettono di studiare il tuo prossimo, di capire i suoi interessi e valutare, in linea di massima, le affinitá.
Il rischio, per contro, é quello del voyeurismo, di chi scruta senza partecipare, senza mai rispondere, senza approvare esplicitamente, o disapprovare le espressioni altrui, senza esprimere nulla di personale.
Che poi sono gli stessi che, a mio giudizio per ignoranza o per invidia, criticano più o meno velatamente chi si mette in gioco.
Per ignoranza intesa come non sapere assolutamente cosa dire, non avere nulla da condividere; o per invidia perchè magari qualcosa da dire lo si avrebbe, ma si ha paura di esprimerlo nel modo sbagliato, o si teme di non avere la capacitá di farlo. Allora più facile denigrare.
E ritorniamo al punto di partenza.

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10 Replies to “Approcci”

  1. Io ho sempre avuto paura dei ‘no’, e forse ce l’ho ancora.
    Ma da ragazzo, timido ed introverso com’ero, i NO mi bloccavano completamente, specialmente nell’approccio con le ragazze. Meno male che, nei miei confronti, sono sempre state loro a prendere l’iniziativa, ma ormai ero diventato ‘grande’.

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  2. Come spesso mi sono ritrovata a riflettere con l’altra metà di menti vagabonde, i social permettono maggiore comunicazione, ma lo strumento va comunque utilizzato con attenzione, ci sono troppi casi di un uso distorto. Si potrebbero scambiare riflessioni e informazioni e invece, spesso, si scambiano pensieri aggressivi come se il web fosse un contenitore di delusioni e illusioni che non si riescono a esprimere nella vita di ogni giorno.

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