Nessuno si salva da solo

Ho completato la lettura di questo libro di Margaret Mazzantini, che racconta una separazione.

Procedo a scrivere come un elefante in una cristalleria perché su questo tema, quanto mai attuale e sentito, ho conoscenze solo per interposta persona, più o meno da vicino, ma non direttamente, sempre ‘dietro al finestrino’.

Delia e Gaetano, fino a uno ieri non troppo remoto, erano marito e moglie.

Ora si sono divisi ma si incontrano per scambiarsi alcune consegne: hanno due figli, Cosmo e Nicola, e devono organizzarsi per gestirli; lo fanno una sera al ristorante.

Il libro si incentra lì: se fosse un film si svolgerebbe in un’unica scena, più un numero imprecisato di flashback e flashforward.

(Ho scoperto dopo aver scritto il pezzo, ricercando un’immagine, che il film è stato già prodotto).

L’io narrante rimbalza tra Delia e Gaetano, ripetendo anche le stesse situazioni da due punti di vista differenti. Non c’è ordine cronologico nel flusso dei pensieri dei due. Ricordi personali di infanzia si intrecciano con quelli freschi del giorno precedente, racconti di vita familiare dell’uno sorvolano i dettagli della vita lavorativa dell’altro. Emergono in questo quadro anche le figure dei rispettivi genitori e delle loro personalità.

Lo stile è semplice, asciutto: frasi brevi a volte prive del predicato, solo soggetto e complemento, come piace a me.

La terminologia è concreta, talora triviale: fica, scopare, sborare vengono buttati in mezzo alla frase, senza circonlocuzioni complesse, ma senza scadere nella volgarità, anzi il discorso si mantiene ad un livello superiore, non c’è un fabiovolizzamento della storia.

In alcuni punti rileggo un po’ quegli incontri carnali e istintivi di Timoteo ed Italia, protagonisti di ‘Non ti muovere’.

Diversamente dal classico approccio al tema della separazione, dove l’io narrante usa sedersi dalla parte della ragione e definire l’altro un mostro, in questo racconto non esiste un punto di vista preferenziale, non è Delia a sfogarsi o Gaetano ad accusare la ex moglie. 

Sembra quasi che tra loro, o almeno da parte di uno dei due, esista ancora un briciolo di legame, soffocato da sentimenti negativi prevaricatori. Non c’è una vittima o un carnefice, ciascuno viene presentato con la sua quota di responsabilità.

Nella seconda metà del libro si leggono i fatti che sono avvenuti in concomitanza della separazione, ma non c’è un chiaro nesso di causa-effetto.

Come un pittore impressionista l’autrice picchetta la tela, in questo caso le pagine, con piccole macchioline di vita vissuta o di ambizioni e aspettative che nell’assieme danno vita al quadro.

E io, per esprimere il giudizio complessivo, sento la necessità di allontanarmi dal quadro ed osservare più a distanza l’insieme.

 

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9 Replies to “Nessuno si salva da solo”

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