Di che colore è il lupo nero?

Dal diario di Sofia spunta un volantino azzurro che titola ‘Lettura di fiabe’. Oltre alla data, ora (un sabato mattina) e luogo dell’incontro (la biblioteca comunale) non emergono altri dettagli.
Alcuni anni fa avevano organizzato un ciclo di incontri in cui spiegavano come raccontare le fiabe ai bambini, e me ne era rimasta la curiosità.

All’epoca non ero riuscita a partecipare, ma le date proposte questa volta mi sono congeniali, così decido di prendere parte, anche perché si tratta di un’oretta, poco ci perdo.
In calce al volantino è scritto che la lettura è adatta ai bambini dell’ultimo anno della scuola materna e dei primi tre anni della scuola primaria, e di portare i colori, che gli animatori intratterranno i bambini.

Suppongo ‘mentre agli adulti si spiega come leggere la fiaba’.

Viola non rientra nel range di età e va al parco col suo papà; Sofia messa di fronte all’alternativa sceglie il parco, così vado da sola.

Mi trovo in mezzo ad un gruppetto di bambini con le loro mamme, e capisco che ho sbagliato a supporre, ma ormai sono lì…

Nella biblioteca comunale tre gentili signore, che per età potrebbero essere le nonne dei bambini, li fanno accomodare; una di loro rimane in piedi davanti ad un leggìo, le altre due si siedono a lato.
Io mi accomodo in ultimo banco assieme ad un’altra mamma che conosco bene.
La tizia dal leggìo inizia proclamando il titolo della fiaba

IL LUPO CHE VOLEVA CAMBIARE COLORE
“C’era una volta un lupo nero che era stanco di essere nero…”.

I bambini ascoltano in silenzio.
Da dietro una lavagna in fondo alla stanza sbuca un uomo, che poteva essere per età il loro nonno; è vestito tutto di nero, con un vestito attillato che mi ricorda molto le tutine di Zelig, la trasmissione di cabaret di qualche anno fa. 

Alla vista di questa figura inaspettata i bambini sussultano.

La barba e i capelli canuti risaltano sugli abiti che indossa, e forse per dissimulare il contrasto e ricreare il dress code ‘total black’, in testa porta un cerchietto con due orecchie, nere ovviamente.

Il cerchietto è di una misura troppo piccola e gli continua a cadere: mi sa che i cerchietti non vengono prodotti per i nonni lupo, solo per i travestimenti carnevaleschi dei bambini.

Lui cerca continuamente di recuperarlo, perdendo ogni volta un po’ di quell’aura da lupo-nero-e-cattivo.

La narratrice prosegue:

“…. così decide di provare a cambiare colore. Il lunedì intinge una zampa nel secchio di vernice verde e si dipinge tutto di questo colore. Poi si guarda allo specchio …”

Il lupo prende la parola e, fingendo di specchiarsi in un foglio A4 in cui sono scritte le sue battute, con perfetto fare teatrale declama:

“OH no…. sembro una rana gigantesca… Non va per niente bene!”.
Le due ‘vallette’ (quelle che erano rimaste sedute a lato) gli porgono un foglio da appendersi al collo con una macchia di colore verde.
La narratrice prosegue:

“Il martedì si infila un vestito rosso; si guarda allo specchio e dice”
Di nuovo il lupo:

“OH no… così sembro Babbo Natale… e a me non piace nemmeno Babbo Natale… Non va per niente bene!”

Altra medaglia da appendere al collo.
La narratrice prosegue con gli altri giorni della settimana: il mercoledì si copre di petali di rosa che lo fanno sembrare una principessa e

“Non va per niente bene”
Il giovedì fa un bagno freddo e diventa tutto blu; il venerdì si copre di scorze di arancia e assomiglia ad una carota, o da vicino anche ad una volpe.

E non va per niente bene!
Il sabato si ruzzola nel fango e non assomiglia a nessuno, però è tutto puzzolente ed ha anche prurito al corpo.

Alla parola puzzolente i bambini che erano sempre rimasti attenti e in silenzio si mettono a ridere, mantenendo la concentrazione.

Ad ogni colore un nuovo promemoria si aggiunge al collo del lupo.
La domenica il lupo si mette le penne del pavone ed esclama:

“Oh guarda … finalmente…come sono bello!!!” e inizia a pavoneggiarsi.
“Questa volta si che va bene!!!”

Le due vallette, che erano rimaste sedute fino a quel momento, tranne che per la consegna delle medaglie-colore, si alzano e iniziano ad adulare il lupo, carezzandolo dalla spalla lungo la schiena, coprendolo di moine, girandogli attorno.

Questa volta siamo io e l’altra mamma che ridiamo genuinamente.
Il lupo si spazientisce e caccia le pretendenti “No no no… non va per niente bene!”.
Si toglie tutti i cartelli appesi al collo con i vari colori che ha indossato, procedendo in ordine LI-FO (last in – first out).
Quando ritorna ad essere nero esclama:

“Nero! è così che mi piace essere… Nero”.
La storia è terminata e la narratrice la riassume, mostrando le illustrazioni del libro ai bambini, senza fare alcuna considerazione sulla morale.

Poi inizia a porre loro alcune domande, su quale fosse il colore che secondo loro era più adatto al lupo, in che veste lo preferivano.
Una bambina con la voce che sembrava una posata che rintocca su un bicchiere di cristallo interviene:

“Rosa, a me piaceva il rosa”.
Allora l’animatrice le chiede:

“Ma tu… hai paura del lupo?”

“Eh si” risponde la bambina
“Ma lo hai mai visto?”

“Eh… nella foresta” risponde quella un po’ bluffando.

“Ma – aggiunge subito – questo non è un lupo…. E’ un signore!”

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