Il gioco dell’oca della spesa (versione in prosa de ‘Al supermercato’)

1. Partenza: parcheggia la tua auto nel primo posto a disposizione, dopo aver maledetto tutti i portatori sani di Smart che ti hanno fatto credere che c’era un posto a pochi metri dall’ingresso e invece no.

2. Con la tua moneta da un euro procurati un carrello. Non hai la moneta? Salta un turno oppure ripiega su uno di quei cesti con le ruote.

5. Riponi nel tuo cestello quelle tre o quattro cose che avevi messo in lista.

7. Le cose della tua lista non trovano già più posto in quel cestino che sembrava così profondo? Appoggiale sul substrato di altri item extra che si sono aggiunti alla lista lungo il percorso. Oppure infilale sottobraccio: se ti cadono torna indietro di tre caselle a recuperarle.

9. Stai fermo un turno nella corsia dei giocattoli dove tuo figlio fa una sceneggiata per l’ultimo paw patrol che manca alla sua collezione.

12. Il banco degli affettati è molto affollato? Prendi il numerino e vai avanti di tre caselle.

18. Il contatore del banco degli affettati ha progredito in maniera repentina e il tuo bigliettino è carta straccia: torna indietro di cinque caselle.

20. Finalmente tocca a te per prendere quell’etto di prosciutto cotto, ma salta fuori la compagna delle medie della salumiera che con la scusa di salutare la sua amica si fa affettare mezzo porco: salta tre giri.

25. Alla casella numero 2 avevi l’euro (tiè) e ora spingi un carrello degno di tale nome, peccato per quel fastidioso disassamento delle ruote che lo fa andare come dietro la safety car, un po’ a destra e un po’ a sinistra. Perdi due giri.

28. Cerca il sale (o lo zucchero, o la carta igienica) che ogni volta gli cambiano di posto: torna indietro due caselle.

32. Fermati un po’ allo scaffale dei libri, a rimirare tutti i best sellers in bella mostra: perdi qualche minuto ma la cultura ti fa avanzare di tre caselle.

36. Individua una cassa per pagare: quando ormai tocca a te ti accorgi che la luce è spenta, quello davanti si ricorda che la cassiera aveva avvisato che era in chiusura. Torna indietro tre caselle.

38. Un’altra cassa libera: ma è quella rapida, max 20 articoli, tu ne hai 21. Salta un giro.

39. Prova la cassa automatica: la tua laurea in robotica applicata è desueta, salta un altro giro.

40. Annunciano l’apertura di cassa 2, ce l’hai proprio a fianco, avanza di quattro caselle.

44. Arrivi all’agognato nastro e il cliente precedente, che è stato più veloce di te a raggiungere cassa 2, piazza immediatamente il divisorio tra la sua spesa e la tua, come se la ritenesse radioattiva. Per precauzione salta un turno.

46. Arriva un cliente dietro di te e ti fa la faccina triste per impietosirti che lui ha solo due cose e vorrebbe tanto passarti davanti (una volta uno si è addirittura offeso perché non glielo ho proposto io per prima): guadagnati un pezzetto di paradiso, che non si sa mai, e torna indietro di tre caselle.

48. Hai sistemato l’olio in pole position, il nastro nero riparte di scatto e sbilancia l’equilibrio delle bottiglie: ora ti odiano tutti per quel laghetto di estratto di olive. Salta quattro giri.

50. Hai dimenticato le sporte in macchina: arrenditi alle bio borsette, paga 5€.

52. Nel tentativo di infilare tutto nelle sporte in velocità sudi anche se fuori ci sono 20• sotto zero: quando esci te ne accorgerai, avanza di 6 caselle e congelati.

57. Hai finalmente pagato e imbustato tutto.  Esci dal supermercato, finalmente! A mente sgombra ripensi che dovevi prendere il latte, essenzialmente, ma … non l’hai preso. Per stasera le bambine berranno coca cola. Casella neutra, scojonamento alle stelle.

60. Dove avrò parcheggiato? Sono sicura che era di fianco a una Smart. Gira il parcheggio con il tuo bastimento carico di spesa alla ricerca di un’auto che risponda al tuo telecomando. Rimani un giro fermo.

63. Finalmente ritrovi l’auto parcheggiata: apri il portellone posteriore per riporre le bio sporte che nella ricerca del mezzo si sono decomposte sotto la pioggia, e hai le dita tutte segnate dagli unici due manici che hanno resistito interi. Dove metterai gli acquisti adesso che il bagagliaio si rivela occupato per intero dal passeggino?

(Anche in versione poetica)

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22 Replies to “Il gioco dell’oca della spesa (versione in prosa de ‘Al supermercato’)”

  1. Peggio della Gimkana o della caccia al tesoro…
    In quasi tutti i supermercati , sai quando entri ma non immaginerai mai l’ora di uscita ; per la spesa pochi minuti , ma per gli altri inghippi tutta la mattina….

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  2. Quanto mi piace fare la spesa! I supermercati esercitano su di me un’attrattiva ben più forte delle profumerie, gioiellerie, etc.
    E sì, ormai ho una suite tutta accessoriata garantita in paradiso, perché io il posto lo cedo sempre. Anche a chi ha più articoli di me (e questo è grave, lo so).
    Se, però, il tuo post descrive egregiamente la situazione tipica di una spesa in Italia, beh, qui in Brasile è un po’ diverso.
    Qui, dovunque ci sia una fila, anche chilometrica, le persone sono sempre tranquille, non esiste ansia e persino le cassiere, che sono davvero di una lentezza biblica, non si beccano mai una maledizione. All’inizio, questa cosa mi lasciava di stucco. Perché si verifica davvero ovunque (in banca, dal medico, alle poste, negli uffici federali). Nessuno prova mai a fare il furbo, nessuno ha fretta.
    E quindi l’abitudine di cedere il posto è stata archiviata, perché, quando ci ho provato, i beneficiari hanno sempre rifiutato. Soprattutto le persone più anziane, perché “tu sei giovane, vai, io possi perderlo il mio tempo”.

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    1. penso che in entrambi i casi si tratti di un circolo, vizioso o virtuoso a seconda…
      se tu sai che gli altri si comportano in un modo sei orientata a fare altrettanto, per non lasciarti prevaricare o per non fare la figura della prepotente

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      1. Non so, Elena. Non ho mai avuto problemi a lasciarmi prevaricare. A fronte della maleducazione, la buona educazione è un’arma molto potente, anche a costo di passare per idiota.
        Ho perso un sacco di autobus, quando c’era da spintonare per salirci;
        ho trascorso ore in attesa di servizi postali che, a volte, il personale preposto neppure riusciva o sapeva erogare;
        E inserirei nel computo anche quelle volte che non ho magiato nulla perché il cibo era servito a buffet e la gente si scamazzava vicendevolmente pur di arrivare a prendere per prima una tartina.
        Quanto al contrario, cioè fare la figura della prepotente, né ci riuscirei, né ne avrei bisogno.
        Qui basta chiedere e ti viene concesso.

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      2. Questione di carattere penso…. io sono un po’ (troppo) teutonica e se qualcuno mi passa davanti mi irrita, anche se magari non mi cambia nulla… d’altro canto non passerei mai davanti a nessuno e nemmeno accetto in genere che mi venga ceduta la priorità…

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      3. Credo dipenda dal fatto che siamo cresciute in posti diversi, oltre che dal carattere.
        A volte, da episodi del genere, ho visto scaturire liti furibonde e non potrei affrontare qualcosa del genere. Considerato anche che chi ha la maleducazione per scavalcare una fila, ne ha altrettanta per far valere in malo modo la sua arroganza.

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  3. Innanzitutto i miei complimenti, fantastico e davvero spiritoso.
    Purtroppo anche veritiero, proprio oggi (tra l’altro c’era il sold-out, mai viste così tante persone) un anziano senza numero quando toccava a me ha chiesto al salumiere se poteva servirlo ed ha preso affettato per tutto maggio. Poi finalmente è toccato a me.

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      1. Il fatto è che far passare non costa nulla, ma di anziani ne n’erano a decine, se bisognasse farli passare tutti….
        E poi, così facendo, non solo l’anziano non ha preso il numerino, ma è anche passato davanti ad altri anziani. Mica giusto, no?

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