Seridó

Si è svolta negli scorsi weekend di ponte l’edizione 2017 di Seridò.

Seridó è una fiera annuale del giocattolo, che si tiene a Montichiari (BS).

Non si tratta di un’esposizione di giocattoli, ma di un vero e proprio full-immersion ludico. 

Ogni padiglione ospita un tema: i gonfiabili con strutture di ogni forma e dimensione suddivise per le fasce di età a cui sono adatte; la creatività, con laboratori di pittura, disegno, modellazione; le ruote con la possibilità di provare biciclette, tricicli e altri mezzi su ruota meno convenzionali; e poi i trenini, le costruzioni… in totale ci sono più di 10 padiglioni. 

Per i bambini l’ingresso è gratuito, pagano gli adulti.

Da alcuni anni per noi è tappa fissa, le bambine si divertono un mondo e a me vedere loro che si divertono fa bene. 

Per informazioni dettagliate rimando al sito dell’evento, Seridó

Per le mie considerazioni personali e consigli invece riporto di seguito. 

  • Seguire le inclinazioni dei bambini: inutile impuntarsi a voler fare tutto, vedere tutto, non ha senso costringere un bambino a giocare ad un gioco che non gli piace. 
  • Armarsi di pazienza: i volontari aiuteranno i bambini a rispettare le file, molto lunghe ma anche molto veloci ed ordinate; inutile, forse anche controproducente, che i genitori si infilino in mezzo ai bambini in fila.
  • Le mamme sono tante. Non nel senso numerico del termine, sono una a bambino in genere. Sono tante nel senso che occupano tanto spazio: hanno seni abbondanti e natiche generose, spesso corredate da chili in esubero; inoltre si attrezzano di zaini capienti, in cui infilano ogni genere di conforto, dal cibo agli strati a cipolla secondo cui è consigliabile vestire tutta la famiglia (in questi weekend il tempo è classicamente instabile). Così ad un avvitamento su se stesse di pochi gradi corrisponde un enorme spostamento di materia. Attenzione mezzi pesanti in movimento.
  • I papà fanno da appendice, chiudono la fila, aggiungono un elemento al gruppo (e pagano un ingresso).
  • Portarsi viveri di conforto da casa perché ci sono ampie aree attrezzate per il picnic mentre i baracchini che vendono panini sono piuttosto disorganizzati.
  • Ad un certo punto i bambini, che quando arrivano e vedono il paese dei balocchi si caricano a molla, manifesteranno stanchezza. Sarà difficile farli dormire, ma si può alternare qualche attività ad alto impatto con qualcosa di più tranquillo: il teatro, le costruzioni, la pittura.
  • Vestirsi comodi perché tra camminate, attese in fila e recupero dei bambini da situazioni improbe è molto importante avere agilità nei movimenti; consideratala una giornata sportiva. Sembra ovvio eppure ho osservato donne che indossavano un abbigliamento che mi faceva pensare a qualche serata in un nightclub, mi sono chiesta come fossero abituate ad accompagnare i figli con i tacchi alti. Poi ho visto anche una suora impegnatissima col suo smartphone, sicchè mi è sorto il dubbio che ci fossero dei padiglioni segreti per donne senza figli. Mah, rimane un mistero che approfondiró il prossimo anno.
  • Si tratta di un’ottima occasione per osservare le diverse tipologie di famiglie, soprattutto i vari modelli di sclero delle mamme del nord Italia.

La nostra sequenza ha incluso parecchio tempo sui gonfiabili, finito un padiglione Sofia mi ha rimbrottata ‘Mamma! Non ti ricordi che c’è anche un altro padiglione dove c’è il triceratopo?’. (Confesso che lo avevo dimenticato).

Poi abbiamo pranzato e ci siamo diretti allo spettacolo dei burattini: un siparietto con una principessa che doveva essere salvata da una strega, che i bambini trovavano molto divertente, mentre i genitori potevano riposare un po’.

La fila per il trenino che fa il giro della fiera non era improponibile quindi abbiamo fatto il giretto ‘panoramico’.

Per il truccabimbi invece l’attesa sembrava superiore al lecito, quindi siamo andati al padiglione dello sport, dove le bambine si sono cimentate con la corsa e il salto in alto. Volendo c’erano anche pareti attrezzate per l’arrampicata e percorsi sopraelevati.

Siamo quindi passati alla pittura: un cavalletto, un foglio e una tavolozza per ogni bambino che desiderasse trasformarsi in pittore, e poi tutti i disegni appesi al muro.

Quindi ho portato Viola alla sabbiera: una spiaggia di riporto con palette e secchielli per tutti, da cui è stato difficile recuperarla.

Infine un altro po’ di gonfiabili e il ritorno a casa, stanche ma felici.

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11 Replies to “Seridó”

  1. Grazie a te adesso so meglio di cosa si tratta e come si svolge.
    Volevamo andare anche noi ma poi abbiamo rinunciato per via del piccolo di casa. Troppo piccolo, per permetterci di seguire al meglio Giulia. Sarà per il prossimo anno. 😉
    (Che ridere “le mamme sono tante”😂)

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  2. Come sclerano le mamme del Nord Italia? Ma, soprattutto, sono come quelle del Sud: Gennààààààààààààà nu correre che sudi, mannaggia a capa tua appena torniamo a casa ti faccio una mazziata di quelle che non ti scordi più (il tutto a volume altissimo ché qualsiasi Gennaro del Meridione possa sentire).

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