Comacchio

Venezia è unica al mondo, ma vanta, come la Settimana Enigmistica, numerosi tentativi di imitazione.

Uno di questi è Comacchio, situata sul delta del fiume Po, meta di recente gita.

Si tratta di un centro molto più piccolo del capoluogo veneto ma, analogamente, è attraversata da numerosi canali lacustri, sormontati da altrettanti ponti caratteristici.

I canali non sono protetti e suppongo che non sia infrequente che qualcuno ci finisca dentro.

Coloro a cui abbiamo detto che saremmo andati a Comacchio ci hanno chiesto se avremmo mangiato anguilla, specialità del posto. Un pezzettino l’abbiamo anche assaggiato ma, soprattutto, abbiamo avuto modo di rimirare un altro esemplare di serpentello: una biscia d’acqua.

Abbiamo pranzato in un ristorante che aveva un’area all’aperto, una sorta di terrazza galleggiante, a forma di barca, da cui si vedevano i muri dell’edificio; a pelo dell’acqua c’era una rientranza nel muro e…

“Guarda lì” e io mi giro: vedo una corda di quelle che si usano per attraccare le barche. 

Ma che strano, ha un diametro variabile e… a un’estremità si rastrema, all’altra si svasa.

Aaaaaahhhhh …. Inorridisco!

Il raccapriccio ha il sopravvento, mi auto-convinco, per resistere, che è finta, una scultura lignea come quelle che ornano qua e là i canali, che rappresentano molto realisticamente anatre e cigni.

La riguardo meglio: svogliatamente si snoda! Inorridisco il doppio!!! Prendo un bel respiro e cerco di pensare ad altro.

Sofia che stava pasturando i pesciolini con le briciole di pane si accorge di ciò che ho appena avvistato anche io e inizia a manifestare paura. Viola sente sua sorella affermare ‘paura’ e per non essere da meno inizia a dichiararsi impaurita anche lei. “Di cosa hai paura Viola?” Lei indica il tendone di copertura ed esclama ‘di babbo natale’.

Gli avventori dei tavoli attorno a noi iniziano ad incuriosirsi (ma non poteva più semplicemente aver paura della strega?) e piano piano si avvia una processione di donne che vengono ad osservare la biscia e poi scappano inorridite ripetendosi che comunque è finta, o morta.

(Ometto foto della biscia).

La cameriera che viene a spreparare spezzetta due cornetti interi di pane così oltre ai pesci e alle anatre arrivano anche numerosi anatroccoli. Sotto il sole a picco delle ore centrali della giornata si osservano chiaramente le gocce d’acqua che non vengono assorbite dal piumaggio ancora immaturo, e scivolano via di nuovo dentro il canale.

Il centro storico di Comacchio, nel punto più centrale, ospita alcuni autori di non meglio precisati romanzi noir; loro parlano da sopra il ponte e la platea sotto ascolta. Per l’occasione la salita sul culmine del ponte è stata arredata con oggetti a tema: un lavabo in cui sono dipinte due mani insanguinate e un televisore a tubo catodico col vetro frantumato e numerosi fumetti d’epoca (la mia epoca: erano tutti vecchi numeri di Topolino).

Sulla via del rientro verso l’auto non poteva mancare l’incontro con una personaggia caratteristica: mentre procedo lungo una delle viuzze (un analogo delle veneziane calli) spingo il passeggino con Viola a bordo che cerca di prendere sonno. 

Trattandosi di un centro che sorge sull’acqua non ci sono strade carrabili, nè circolano le automobili.

Odo un PO-PI PO-PI che non capisco da dove provenga. Viola non ha pupazzetti che emettono di questi suoni, inizio a credere di averne pestato uno, mi guardo intorno per cercarlo. Escludo a priori che si tratti di un clacson, anche se il suono è molto simile a quello emesso da certi autoarticolati.

Girandomi vedo una vecchia in bicicletta; non un’anziana donna, perché anagraficamente e sottolineo solo ANAGRAFICAMENTE, poteva essere mia madre, ovvero avrà avuto 30 anni più di me. 

Questa non era un’anziana dicevo, era proprio una vecchiaccia di quelle col gambaletto color carne sotto la gonna al ginocchio, con il mocassino a pantofola, che pedalava.

Sobbalzo un po’, non perché mi avesse spaventata, ma perché temevo potesse aver svegliato Viola, che in realtà non dormiva ancora: “Oh cosa è?”

La vecchia acida mi risponde che lei deve passare e io sono in mezzo.

Ora, io capisco che la Fornero ha creato situazioni lavorative estreme ma dubito che fosse una commessa che doveva fare l’apertura della domenica pomeriggio; e in ogni caso mi stava sorpassando a destra.

Brontolo qualcosa mentre lei si allontana ma la trovo pochi metri più avanti che si è già fermata: ah ecco dove doveva andare così di fretta! Una coppia di cicloturisti intenta a riparare la camera d’aria non attendeva altro che la sua supervisione!

 

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