13 motivi per non guardarlo

Ero scettica se guardare 13, un po’ perchè non amo le serie tv  (disillusa da LOST, tutta quell’attesa dietro la magica sequenza di numeri che…. non significava niente); un po’ perchè il tema trattato, il bullismo tra adolescenti, veniva affrontato a partire da un suicidio, e temevo di dover assistere a scene crude o raccapriccianti.

Non esiste una sola ragione per suicidarsi, figuriamoci se ne esistono 13 (si tratta eventualmente di un problema clinico chiamato depressione).

Ma dato che il bullismo è un problema concreto ed attuale ho accettato questo compromesso narrativo per seguire l’analisi che la serie ne fa.

Ho già avuto modo di raccontare la mia esperienza personale con il fenomeno, sia da adolescente che da adulta, i cretini sono ben rappresentati nel genere umano.
Hannah Baker, pur essendo morta, è la protagonista della serie; il coprotagonista maschile è Clay Jensen, nelle cui mani finiscono le audiocassette in cui Hannah ha registrato il suo messaggio di addio.
Clay è il classico bravo ragazzo.
Oltre a loro due a condurre lo svolgimento c’è Tony, che riveste il ruolo del grillo parlante di pinocchio, con le sembianze di Ricky Martin.

La trama si svolge con una fitta alternanza di flashback e attualità; per distinguere l’uno dall’altra bisogna guardare il cerotto sulla fronte di Clay, pestato nel primo episodio: se ha il cerotto si tratta di attualità, altrimenti di ricordi.

Più difficile è distinguere dalla realtà quando Clay sogna o vaneggia.
In molti momenti ho provato noia. Tutto ruota attorno alle audiocassette: chi le detiene, chi le ha già ascoltate, come occultarne l’esistenza; mi ricorda molto The ring, quel film horror che ‘quando vedi la video cassetta muori’ e ricevevi la notifica per telefono col messaggio ‘sssettteggiorniiiiii’.

Ho trovato la storia poco credibile: se si voleva stimolare la riflessione sul mancato dialogo tra genitori e figli non si doveva mettere una ficcanaso perennemente in tacco 12 come la madre di Clay, o un padre che lo rimbrotta perché a 18 anni beve il caffè.

Poco realistico il gesto estremo pianificato così minuziosamente da incidere ben 13 racconti; alla fine Hannah dimostra anche un minimo ripensamento ma no, ormai ha impiegato tutto quel tempo a raccontare al registratore e gli ultimi accadimenti non le risollevano il morale come lei si aspetterebbe.

Per esigenze logistiche ho dovuto guardare gli episodi la sera tardi, a volume basso, quando il resto della famiglia dormiva. Ho prestato poca attenzione a certi dettagli, ho colto l’effetto Werther grazie al quale i suicidi si sono moltiplicati, ma un po’ perchè i personaggi si rassomigliavano parecchio, un po’ perchè la storia si sovrapponeva tra passato e presente, non ho capito chi altri si è suicidato, o ci ha comunque provato.

Negli ultimi episodi ho avuto la conferma di quanto temevo dalle prime puntate: le scene raccapriccianti ci sono state.

Giudizio sintetico: osceno! Il suicidio viene presentato come soluzione ai problemi; Hannah si suicida ‘per colpa’ degli altri, presunti amici che l’avrebbero tradita o delusa.

MA DE CHEEEEE????

Quello di cui si parla non è bullismo, sono seghe mentali che ogni adolescente si trova ad affrontare, sono momenti di crescita oltre ai quali i cretini continueranno ad essere cretini, a volte anche piccoli delinquenti o criminali, altre semplicemente delle persone che non hanno capito il nostro stato d’animo esattamente come anche Hannah non ha capito il loro.

Risparmiate il vostro tempo: non guardatelo!

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18 Replies to “13 motivi per non guardarlo”

  1. …avevo avuto il sentore che fosse da evitare e adesso tu me lo confermi.
    Siccome a me non piace quasi più niente ( che superbia, dirai tu!) ho bisogno di capire dagli altri quello che va seguito o meno.
    Prosegui come recensore (com’è al femminile?) e te ne saremo grati in molti!

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      1. Le mie sono recensioni solo per il fatto che fanno riferimento a un libro o un film o una serie tv…. però mi rendo conto che non rispetto il format della recensione, mi limito a dire le mie impressioni (in genere faccio fatica anche a leggerle le recensioni, quelle vere…)

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  2. Tony, che riveste il ruolo del grillo parlante di pinocchio, con le sembianze di Ricky Martin…> ahahahaha ecco chi mi ricordava! A me la serie è piaciuta, certo noiosa e forzatissima, ma nel complesso l’ho trovata gradevole. Concordo comunque con le tue critiche. Credo che ormai sia anche difficile inventarsi qualcosa di nuovo e godibile, quindi per me non è stata una serie così terrificante, anzi.

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  3. L’hanno guardata le mie figlie, ne ho sentito parlare bene. Io temo sia un prodotto ben studiato…per proseguire appunto con la prossima serie e mi sa che verrà fuori che la ragazza non è morta…spesso i personaggi resuscitano nelle serie televisive 😉 Comunque anche io sono tra coloro che si sentono sentiti un po’ presi per il naso da Lost, l’ho digerita pensando al fatto che per anni mi sono divertita a farmi tutta una serie di ragionamenti. Ho visto una serie The Leftovers, la consiglio, ci si fa un po’ di seghe mentali, ma una fine c’è! Eheheh!

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  4. ecco il fatto che Hannah ‘resusciti’ mi terrorizza, ad ogni modo dubito che potrò guardare un eventuale sequel

    ma questo Leftovers lo posso guardare con le mie bimbe ancora sveglie o è meglio di no?

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  5. La serie è mooooooltooooo meglio del libro. La cosa delle 13 cassette non è credibile, sì. Soprattutto perché sono motivi di una banalità allucinante a parte uno. Senza raccontare (e per come è strutturato non si poteva) i retroscena che spingono a farla finita, i personaggi non sono questo granché. Abbastanza stereotipata e molto americana. Le scene crude sono l’unica cosa che danno un senso a quello che fa Hannah, perché nel libro è molto peggio. Molto peggio. Se non avessi visto la serie TV avrei dato un giudizio ancora più negativo al libro, che comunque rimane. Di una superficialità allucinante. Burattini al servizio di una trama molto strana.La trama poteva anche essere quella, ma se lavori molto sui personaggi forse, con degli attori validi quali erano quelli della serie (ma poco sfruttati visto lo stereotipo con cui devono recitare), puoi resuscitare un prodotto mediocre, ma tanto è stato tutto marketing ben organizzato.

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    1. Ma sul suicidio non c’è da scherzare!!!

      Senza fare spoiler e citare i sedicenti ‘motivi’ (ma nemmeno pretesti li chiamerei) mi limito ad osservare che è stato dato molto peso al senso di colpa che i ragazzi provavano e che per tutta la serie è stato avallato dalla regia, che li rappresentava ‘colpevoli’, sebbene qualche adulto ripetesse ‘è stata una scelta sua’.

      Di depressione in Hannah non c’era nemmeno traccia, a mio giudizio.

      Non ho capito a chi fosse destinata la serie e quale fosse l’intento: pubblico adolescente o adulto? MAH
      Forse l’audience e il marketing, però ripeto lasciamo fuori il suicidio, per decenza.

      Speravo che si trattasse di una pessima riproduzione di un libro più valido (che non ho letto), invece ora mi smentisci.

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      1. Il libro te lo sconsiglio. È più superficiale della serie. Di solito accade il contrario. In questo caso no. Infatti mi riferisco ai veri motivi per cui la protagonista proprio non ha potuto fare a meno. La depressione. È vero che non si nota. Una mia amica si è suicidata. I genitori non si sono mai accorti di nulla, lei era sempre gioiosa e allegra. Però se uno racconta certe cose in un libro o in una serie deve scendere in motivazioni, non può stare in superficie. La serie avrebbe dovuto riscrivere il libro per riuscire.

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      2. Ho l’impressione, ma infondo infondo probabilmente ho l’animo complottista, che tra Blue Whale e 13, si stia facendo uso del tema per cavalcare l’onda dei trend topic.
        C’è un limite di rispetto nelle cose, si chiama etica, e ho il sospetto che sia stato violato.

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