Ritmi latini di altri tempi

Non guardo la televisione, ma non è anticonformismo, semplice fase della vita.
Sono cresciuta a pane e BimBumBam, il simpatico contenitore pomeridiano per cartoni animati, capeggiato dal pupazzo Uan. Lo guardavo mentre ero dalla nonna, chè i miei genitori lavoravano tutto il giorno.
A casa la sera si guardava poca tv ma SuperGulp, che piaceva anche a loro, era imperdibile; per il resto non c’erano tante discussioni, non avevo facoltà di scegliere io i programmi serali.
Così quando mi sono sposata ho ripreso possesso del telecomando, fino a che non sono nate le bimbe.
Ogni sera c’era Enrico Papi con Sarabanda, il lunedì tardi facevano Zelig e l’estate veniva scandita dalle tappe del FestivalBar, che si concludeva a settembre all’Arena di Verona. Non era tanto la gara canora a coinvolgere il pubblico, quanto la possibilità di vedere esibirsi i cantanti del momento. Bei ricordi.
Al mio rientro dal lavoro ogni sera trovavo ad attendermi Gerry Scotti e le letterine, Ullalla-ullalla-ullalla-là / Passaparola / Noi siamo qua.

Mi piaceva immedesimarmi nel gioco finale, cercavo di rispondere tempestivamente ad ogni domanda di cui si sapeva la lettera iniziale della risposta, una per ogni simbolo dell’alfabeto. 

Quando il concorrente non la conosceva poteva saltare la risposta per darla al giro successivo, se avanzava del tempo. La parola magica per procedere era appunto Passaparola.

Il particolare della trasmissione che porto ancora vivo nella memoria è lo stacchetto sulle note di una canzone della mosca tze tze:

“Yo romperé tus fotos / Yo quemaré tus cartas / Para no verte más”
traducibile in 

“straccerò le tue foto / brucerò le tue lettere / per non vederti più”.

Sulla prima frase riportata la letterina di turno (o Alessia Fabiani, o Ilary Blasi, o Silvia Toffanin…) faceva una mossa come se stesse affettandosi l’avambraccio con la mano opposta, che io riconducevo al tagliare a pezzi le foto della persona da non vedere.

Non erano ancora i tempi delle canzoni spagnole monopolio dell’estate: Alvaro Soler forse andava alla scuola materna, Enrique Iglesias non soffriva al corazon, Luis Fonsi era nei pensieri della sua mamma.

La canzone mi prendeva molto e quel particolare di affettare le fotografie come una soppressa mi sembrava suggestivo come una macumba da praticare a chi non si desiderava rivedere mai più.

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Questo pezzo partecipa per gli #aedidigitali al tema della settimana #passa-la-parola.

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12 Replies to “Ritmi latini di altri tempi”

  1. Noi questa primavera guardavamo ‘Boom’ su La9 cercando di indovinare le parole, Passaparola invece non lo guardavo proprio, ma devo dire che le 6 fanciulle non erano male.
    La più carina, a mio giudizo, la prima a destra (forse è la Fabiani, non saprei).
    Ciao

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  2. Mi sono divertita a ripassare con te i nomi delle trasmissioni e dei personaggi di allora…..

    Anch’io adesso non la guardo piu, ma anni fa , i programmi visti la sera in tv , venivano citati e commentati sul Corriere la mattina seguente , con i titoli in prima pagina…

    Panta rei ….

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  3. Idem, ho smesso anch’io di guardare la televisione, non per scelta cosciente, semplicemente ha smesso di interessarmi e con le notizie online e lo streaming ho smesso di averne necessità. Ma come mi manca Papi! E ricordo anche la canzone, e gli anni del festivalbar, con poi le musicassette rosse e blu 😀

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