Saranda, Ksamil e… vaffanbagno

La prima meta che ci era stata suggerita come destinazione del soggiorno albanese era Saranda. Approfondendo un po' abbiamo aggiustato il tiro verso Borsh, ma ci era rimasta la curiosità.

Un giorno abbiamo deciso di investire un paio d'ore di strada per visitare comunque il luogo.
Saranda si trova a circa 30 km a sud di Borsh, che è una distanza pari a quella che copro quotidianamente per recarmi al lavoro in mezz'ora scarsa.
Qui ovviamente i tempi di percorrenza si dilatano a dismisura perché è strada di montagna, e non intendo il Brennero.

Oltre ai cavalli, le capre e le vacche di cui ho già detto, bisogna rispettare i tempi di altri elementi nel senso di marcia: l'andatura rallenta attraversando i centri abitati, fino a procedere a senso unico alternato davanti ai locali dove le auto sono parcheggiate in modo da lasciare il passaggio solo ad una (un posto in particolare mi ha colpito: un vero e proprio garage attrezzato a bar, ovvero dotato di un frigorifero, nel quale si radunavano una quindicina di uomini).

Fuori dai centri abitati ci sono i cicloturisti; c'è il nonno col nipote in motorino (il nipote alla guida, il nonno dietro); ci sono le donne sedute sul ciglio a conversare; ci sono gli automobilisti oltremodo prudenti e quelli che invece non lo sono affatto.

Insomma più di un'ora per arrivare a Saranda.

Da distante si riconosce già un grosso agglomerato di case, poi facendo ingresso nel paese si incontrano diversi tizi che ti propongono un alloggio: li riconosci perché sorreggono un cartone su cui è scritto con un pennarello HOTEL o ROOM FOR RENT.
Se il vostro lavoro vi sembra poco stimolante ricordate sempre che c'è chi per professione sostiene un'insegna.

Più ci addentriamo nel centro abitato e più ho la sensazione di trovarmi in una delle nostre località balneari a ferragosto quando questo cade di domenica.

E dire che dopo la terza domenica di agosto credevo, a giudicare dallo svuotamento di Borsh, che fossimo rimasti i soli in vacanza.

Il litorale a questo punto della costa diventa sabbioso, ma non si tratta di una sabbia finissima che intorbida l'acqua: lo specchio rimane azzurrissimo a riva, e blu qualche metro oltre.

Ci sono numerosissime spiagge e altrettanti bar, ristoranti, negozi.
L'unica cosa che manca è il parcheggio.
A guardare dal piano strada non sembra nemmeno ci siano molti posti liberi in spiaggia.

Procediamo oltre verso Ksamil, una località molto rinomata ma meno conosciuta, che si trova decina di km più avanti, speranzosi di trovare un posto al sole, o magari anche all'ombra.
Meno conosciuta forse solo da noi: ci ritroviamo in quello che può essere l'equivalente balneare di un centro commerciale al 24 dicembre alle cinque del pomeriggio, cioè un delirio di gente.

Qui il parcheggio c'è (a pagamento ma c'è); una volta in spiaggia cerchiamo di individuare un metro quadro dove stendere l'asciugamano, uno per tutti noi quattro, ma non c'è. Non c'è spazio nemmeno per un francobollo; nemmeno posti in piedi.
Si avvicina un ragazzo a chiederci cosa vogliamo; avete ombrelloni? No. Ripiego: pedalò? No.
A quel punto, non avendo intenzione di chiedere un permesso di soggiorno, abbiamo rinunciato a distenderci al sole e ci siamo accontentati di un semplice bagno.
Fondale sabbioso, acqua cristallina, discesa graduale, temperatura perfetta: evidentemente sono elementi che aggradano ai più.

Riduciamo quindi l'intera giornata a un bagno e un pranzo. La locandiera sembra felice di avere ospiti italiani, parlo bene l'italiano afferma.
Perfetto così posso sgomberare tutti i dubbi che ho ogni volta davanti a un menù.
Ecco diciamo che il suo italiano era ancora molto 'to be improved' ma per tradurre al meglio ho deciso di provare direttamente, così la gita si è conclusa con un'ottima saganaki shrimps.

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