Nessun titolo

I recenti fatti di cronaca hanno messo in luce alcuni episodi di violenza sulle donne.

Quando un cane azzanna il padrone, e la notizia vola in prima pagina, state sicuri che nel giro di qualche giorno altri cani che azzannano il padrone emergeranno sulle prime pagine di altre testate.

Senza togliere gravità ed orrore a ciò che è accaduto, voglio pensare che ‘magari si riconducesse tutto a quei tre o quattro episodi di spicco’.

Cani che azzannano i padroni, e casi di violenza sulle donne, se ne verificano purtroppo molti di più.

Ma sugli ultimi due (Rimini e Firenze) vorrei spendere alcune considerazioni.

Sento che mi sto inerpicando su un terreno scivoloso e che il rischio di essere fraintesa è pesante, ma il mio intento non è mettere a raffronto i casi, nè esprimere giudizi basati su ciò che ci è stato raccontato.

Perché PER COME CI È STATO RIFERITO il primo caso è di una violenza e di una brutalità bestiale, il secondo appare più uno sconfinamento: era partito come un flirt al quale ad un certo punto le ragazze avrebbero voluto porre fine, o comunque concludere senza un rapporto sessuale completo.

Messa in questi termini il confine tra ciò che è normalità e ciò che è sopruso si riconduce ad una delicata questione di filosofia del diritto.

Inizialmente ho creduto alla versione ‘consenzienti’, e probabilmente entro certi limiti le ragazze lo erano.

Il bello è che credo anche alla deposizione dei due carabinieri che continuano a sostenere che lo fossero, perché secondo me loro ne sono convinti, in linea con la teoria vis grata puellae.

Ma non vedo alcun motivo per cui due ragazze dovrebbero esporsi e denunciare una violenza se questa non c’è stata.

L’episodio mi ha riportato a galla piano piano tutta una serie di accadimenti personali, di superamento del limite, che non ho mai avuto la forza di denunciare.

Nessuno di questi eventi è stato mai tanto oltraggioso come il caso a cui mi riferisco, ma sono certa che si sia trattato di illeciti perseguibili penalmente, reati contro la persona, la mia nel caso specifico.

Si tratta di fatti successi nell’arco di una vita.

Fatti che mi hanno fatto vergognare, mi hanno fatta sentire immeritevole di un’attenzione pulita, fatti che ho cercato di rimuovere e rinnegare a me stessa: se non ci penso non è mai successo, se non lo racconto non è mai accaduto.

Ad un certo punto, a forza di ricostruire, ho avuto l’illuminazione: forse non sono sola, forse anche molte altre donne, al pari mio, sono state a loro volta vittime di attenzioni sgradite, pesanti, di mani inopportune, di candid camera che risucchiano la privacy.

Possano anche loro confermare e dire che, in mancanza di prove inconfutabili, estremamente difficili da riportare, hanno preferito lasciar perdere.

Io credo che, ancora, in Italia sia la mentalità: quando il segno viene oltrepassato ma in maniera non abbastanza evidente o non troppo oltraggiosa, piuttosto che esporsi alla vergogna del dubbio, si tace.

Oppure si è talmente insicure, o immature, o semplicemente troppo giovani per sapere che quello appena subito è un reato a tutti gli effetti.

E che alcuni uomini ritengono di avere il diritto di comportarsi in modo prepotente, come i due carabinieri sono persuasi di essersi trovati di fronte a due ragazze consenzienti.

Invece non avevano nessun titolo per forzare la mano, per usare una locuzione generica.

Io ammiro queste due americane, di giovanissima età, che forse cresciute in una cultura più progredita della nostra, hanno avuto la forza di dire pubblicamente ciò che hanno esposto.

Forse si, volevano scroccare un passaggio ai due, ma questo non doveva farli sentire autorizzati a pretendere altro.

Io auspico che il resto della faccenda si concluda in modo da creare un precedente per cui sia chiaro che ogni azione che interessa la sfera intima fatta contro la volontà dell’altra, o a prescindere dalla sua volontà, costituisca un illecito; e che le donne vittime di queste azioni abbiano la forza per sporgere denuncia.

12 Replies to “Nessun titolo”

  1. Personalmente mi fido poco delle forze dell’ordine, un fatto che mi ha sorpreso è stato la netta presa di posizione del ministro Pinotti e di un alto dirigente dei carabinieri (il capo ? ora nn ricordo). Auspico anch’io nella Verità.

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  2. La penso esattamente come te.
    Premesso che un atto di violenza è un atto di violenza e tale rimane se a commetterlo è uno dalla pelle nera o uno con la divisa azzurra, nel caso delle due ragazze americane hanno addirittura tirato fuori una fantomatica polizza antistupro e il conseguente “se la sono andata a cercare” per rendere la violenza meno violenta.
    Che schifo.
    Come te ammiro il coraggio di due ragazze giovanissime, straniere, abusate da chi doveva proteggerle che sono riuscite a denunciare la violenza subita, ma visto il tritacarne in cui sono state infilate capisco anche chi ha paura a denunciare perchè potrebbe non essere creduta e quindi violentata due volte.

    Piace a 1 persona

    1. Non sappiamo in realtà come si sono svolti i fatti, sappiamo solo la versione che ci raccontano i giornalisti… però si … non essere credute equivale a subire una seconda violenza, forse peggiore di quella fisica perché perpetrata su larga scala

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