L’amore che mi resta

Dopo le prime tre pagine, lette a fatica tra una domanda e l’altra di Sofia che nel frattempo leggeva Geronimo Stilton, avevo pensato di abbandonare: non posso leggere una storia simile, non ce la faccio ad affrontarla.

Generalmente evito i drammi come argomento delle letture, ritengo sufficienti quelli che capitano nella vita reale e se vivo un periodo sereno non vedo perché dovrei andarli a cercare nei libri.

Il racconto inizia con la corsa in ospedale di Daria e Paolo, che arrivano per la constatazione del decesso della loro figlia Giada, suicida.

Bon, a questo punto avrei chiuso il romanzo di Michela Marzano, se non fosse che la scrittura era semplice ed incisiva e ad ogni termine di capitolo si aggiungeva un elemento che induceva a sbirciare oltre.

Provo a proseguire e scopro che Giada era figlia adottiva. Da qui i capitoli si alternano: uno che ripercorre le tappe dell’adozione e uno che descrive la disperazione di quelli che restano, e la profonda crisi depressiva di Daria.

Non mi ci riconosco in Daria, nè in quella che a 25 anni non riuscendo ad avere figli sceglie di adottare una bambina, nè in quella attuale che non vuole reagire e rifiuta ogni aiuto a farlo.

Daria è apprensiva, è ansiosa, è priva di ambizioni: in tre aggettivi è tutto ciò che non mi descrive affatto.

Ad un certo punto ho iniziato a pensare che Giada, con una madre simile, è stata brava ad arrivarci ai 25 anni.

Un po’ alla volta la storia sposta il punto di vista da Daria a Giada, e approfondisce il disagio del distacco e il dramma dell’abbandono.

Ho un’opinione scettica nei confronti dell’adozione, che ho sempre considerato dal punto di vista del genitore: se per un uomo può ritenersi del tutto equivalente ad una paternità, come donna non riesco a dire altrettanto.

Non sono per la maternità ad ogni costo, ci vedo dietro comunque un passaggio forzato.

Dopo aver letto il romanzo ho iniziato a considerare quanto di difficile c’è anche per il figlio, che dal momento della scoperta inizia a porsi mille interrogativi sul perché e perché proprio io, fino a farne un vero e proprio dramma in alcuni casi.

La lettura mi ha anche fatto scoprire le leggi che regolamentano il ricongiungimento tra i genitori naturali e i figli, e l’esistenza di associazioni che aiutano le persone a ritrovarsi.

2 Replies to “L’amore che mi resta”

  1. Se il libro ti dà ad ogni capitolo l’aggancio per proseguire, forse vuol dire che è stato scritto bene.
    Riguardo adozioni ed affidi conosco di persona più di un caso, e la situazione varia molto da famiglia a famiglia. Certo che la conoscenza dei genitori naturali per molti figli è importantissima, credo per dare un significato anche alla propria esistenza.

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