Parole di VICENZA (e dintorni): Tambarare

Questo verbo ha una forza straordinaria: assomiglia all’italiano tamburare, inteso un po’ come suonare il tamburo.

Tambarare significa armeggiare, cimentarsi in qualche attività di cui chi osserva ignora l’arte, e spesso anche il protagonista del tambaramento procede un po’ alla cieca.

Il bambino che gioca in autonomia ‘è lá che el tambara’; oppure tambariamo con la programmazione dei canali televisivi fino a sintonizzarci con un’emittente locale.

Spesso il tambarare ha effetti collaterali: tambarando con il cellulare abbiamo inavvertitamente cancellato alcuni numeri dalla rubrica oppure portato tutti gli avvisi in lingua swahili.

Quando ero adolescente leggevo Cioè, un giornaletto in cui tra un cantante e l’altro qualche sessuologa rispondeva alle lettere che le lettrici scrivevano alla redazione; in ogni lettera qualcuna confessava di avere praticato ‘petting’: ecco, tambarare puó essere adoperato anche con questa accezione, inteso come attività con caratteristiche di casualità dovute ad imperizia.

Quando vediamo qualcuno tambarare in genere non sappiamo esattamente cosa sta facendo, e spesso non lo sa di preciso nemmeno lui. Per questo chi tambara lascia sempre un alone di perplessità.

Con il tamburare ha in comune un borbottio di sottofondo, una melodia un po’ ritmata un po’ no che si fa fatica a capire se segua uno spartito.

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