Sabbia nera

Scrivere un libro è un’impresa che merita rispetto, per questo mi sono ripromessa di non parlare più dei libri che non mi sono piaciuti o che mi hanno lasciata perplessa.

I primi tra l’altro generalmente nemmeno li completo; al secondo gruppo appartengono i libri scritti bene e gradevoli ma che hanno una trama che dal mio punto di vista non chiude il cerchio.

Poi ci sono quei libri che invece sono delle perle, dal punto di vista stilistico e narrativo insieme, e per quelli mi sento in dovere di spendere buone parole.

Sabbia nera è uno di questi: una storia poliziesca ambientata a Catania.

Definirlo in questi termini, però, è riduttivo.

Il vice questore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, è un personaggio completo: intanto è una donna, che dei vari Montalbano ne abbiamo a sufficienza; è una donna forte ed umana al tempo stesso.

È ineccepibile nel suo operato: sa quel che fa e lo fa al meglio. Ma quando non è in servizio è vittima delle debolezze più comuni: non sa rinunciare al cibo e respinge a fatica la corte di un uomo coinvolto nel caso.

È animata da una sete di giustizia positiva, legata a vicende familiari di quando era più giovane, che influenzano anche la sua vita sentimentale attuale.

Riesce a incanalare il suo desiderio di rivalsa senza scadere nella vendetta, e questo le conferisce un aura eroica.

Per queste ragioni è fuggita da Palermo e si è trasferita a Catania.

Ho avuto modo di visitare entrambe le città e ne sono rimasta affascinata.

Il romanzo è ambientato a Catania, e la vicenda attorno cui si snoda il racconto ha avuto luogo nella notte di Sant’Agata.

Per puro caso la mia visita a Catania è caduta esattamente a Sant’Agata, ma non nello stesso giorno. Infatti la Santa viene celebrata più volte durante l’anno: il 5 febbraio, data dell’evento del romanzo; e il 17 agosto, data della mia visita.

Nonostante l’antitesi stagionale, le due celebrazioni collimano: dietro la venerazione di Sant’Agata si cela il timore reverenziale verso l’Etna e le sue imprevedibili eruttazioni.

Sabbia nera è appunto la condizione atmosferica che proviene dall’attività del vulcano: cenere in sospensione che arriva fino alla città, e sporca ovunque.

Il romanzo si apre proprio con la riprovazione di Alfio Burrano di essere costretto a lavare nuovamente la sua Range Rover.

Alfio ritrova nella villa della zia, da cui è mantenuto, un cadavere mummificato, che si scopre risalire a cinquant’anni prima.

Da qui partono le indagini, che si dipanano nel tempo in cui non esisteva il luminol, nella borghesia catanese, nei legami tra cosche, negli amori coniugali ed extra coniugali, alcuni dei quali si sono protratti, con le naturali trasformazioni, ai tempi odierni.

Una sabbia nera in senso lato si è depositata su questo caso, risolto in maniera poco accurata.

Vanina, trasferita a Catania da poco più di un anno, vive sola, ma è riuscita a crearsi alcune amicizie; la sua vita professionale si alterna a gite al mare, feste di compleanno, ritorni a Palermo, cene intime con gli amici e passione per i film.

La padrona della casa in cui abita che le fa trovare un piatto sempre pronto; Giulia, l’amica avvocato che la trascina nella movida; l’amico medico legale gay; il commissario in pensione Biagio Patanè che riprende informalmente servizio per tornare su quel caso chiuso troppo in fretta; la gola profonda Lo Faro; la collega vegetariana Marta Bonazzoli, misteriosamente arrivata da Brescia.

Tutti personaggi ben disegnati che fanno da spalla al vice questore e consentono lo scambio di deliziosi dialoghi, ricchi di ironia e squisitamente siculi.

Le vicende poliziesche sono la portata principale ma le descrizioni ambientali, gli intrecci sentimentali, gli spazi dedicati alle specialità gastronomiche locali sono un contorno superlativo.

Leggendo Sabbia Nera non ci si pone il problema di indovinare il colpevole, si cerca piuttosto di crogiolarsi in una lettura gradevolissima che ci scaraventa in piena Catania con un arancino sul piatto mentre ci racconta della vita e degli amori di don Gaetano Burrano.

Mentre leggevo continuavo a immaginarmi una versione cinematografica dell’opera, che a quanto pare è già stata prevista.

4 Replies to “Sabbia nera”

  1. Mi hai convinta, lo leggerò durante le ferie!
    E poi la sabbia nera mi ricorda il giorno della mia laurea. Che è stata appunto a Catania e quella mattina l’Etna aveva gorgogliato un po’ e la città si era coperta di una enorme coltre nera. A me non sembrava proprio un buon presagio, immaginavo già cadute rovinose durante il tragitto in facoltà o vuoto improvvisi di memoria davanti alla commissione, invece poi è andato tutto bene!

    Piace a 1 persona

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